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Intervista di Alessia Mocci a Silvano Negretto: quando la filosofia incontra l’editoria di qualità


Il ‘so di non sapere’ socratico ‒ come premessa alla ricerca di una direzione di marcia razionale e realistica per noi sia come singoli soggetti, sia come “razza umana” ‒ si conferma come il metodo più razionale, (io direi meglio: l´unico realisticamente possibile) per la soluzione dell´eterno problema del “senso” dell´identità in rapporto alle diversità […]” Silvano Negretto

La celebre citazione del filosofo Socrate giunta sino a noi resta la via da seguire se si vuole procedere verso una possibile pace interna ed esterna dell’essere umano e come giustamente sostiene Silvano Negretto: “per la soluzione dell’eterno problema del senso dell’identità in rapporto alle diversità”.

Silvano Negretto è la mente ed il braccio della casa editrice mantovana Negretto Editore. Da anni nel mercato editoriale online e fisico propone le scienze dell’uomo intese in ambito filosofico, antropologico, sociale, naturalistico, passando per la psichiatria, la pedagogia e la didattica.

Le pubblicazioni sono indirizzate ai lettori che si pongono domande sul proprio tempo in continua ricerca di informazioni e riflessioni critiche sull’esistenza, lettori che coltivano il dubbio e che sono pronti a scardinare pregiudizi e luoghi comuni.

Silvano, dalla cattedra di filosofia di un Liceo di Mantova, prosegue questo lungo dialogo iniziato con i suoi studenti trasmutandolo in materia con la pubblicazione di testi ed autori fortemente selezionati che rispettano l’interesse per la ricerca della verità, autenticità e coerenza. Perché chi produce libri ha il dovere di consolidare e soddisfare questi bisogni impellenti della società.

A.M.: Silvano, sono lieta di poterti finalmente intervistare. Vorrei iniziare chiedendoti quando e come è nata l’esigenza di creare una casa editrice che supporta le grandi tematiche sociali e la filosofia. Quali filosofi hai continuato ad ammirare ed a studiare dalla tua giovinezza sino ad ora?
Silvano Negretto: Devo dire che è la prima volta che mi metto in gioco personalmente, descrivendo anche la mia formazione filosofica e ideologica... ma lo faccio volentieri: è ora di chiarire quali siano le idee che stanno alla base delle nostre pubblicazioni che – dico subito sono poche quantitativamente ma tutte significative dal punto di vista della qualità. Gli anni della mia formazione universitaria sono stati decisivi: accanto ai grandi filosofi classici dell´età moderna e al marxismo, ho studiato con passione i filosofi della scienza (in quegli anni in particolare Popper e Hempel), e la filosofia esistenzialistica (ho amato molto Jean Paul Sartre). Poi, via via, ho fatto i conti seriamente con Nietzsche e Heidegger, oltre che con la psicoanalisi, ed infine con “Verità e Metodo” di Gadamer. Penso che l´ermeneutica possa rappresentare un metodo di confronto “universale” tra le diverse correnti che compongono la filosofia contemporanea e so che su questo punto suscito serie obiezioni anche da parte di cari amici: ma ben vengano! Credo infatti che il dialogo fatto di argomentazioni, che arricchisca tutti i “contendenti”, sia non solo l´essenza (da Socrate in poi) della filosofia occidentale, ma rappresenti oggi, per la nostra attuale società, il concetto chiave che dovrebbe ispirare governi nazionali e internazionali nella soluzione dei grandi  problemi che ci troviamo di fonte: dagli epocali movimenti dei popoli al confronto tra culture nel mondo globalizzato, al degrado del rapporto uomo-natura, e alla necessità di una seria educazione civica e ambientale.

A.M.: Perché è importante seguire il precetto di Socrate: “So di non sapere”?
Silvano Negretto: Il “so di non sapere” socratico come premessa alla ricerca di una direzione di marcia razionale e realistica per noi sia come singoli soggetti, sia come “razza umana” si conferma come il metodo più razionale, (io direi meglio: l´unico realisticamente possibile) per la soluzione dell´eterno problema del “senso” dell´identità in rapporto alle diversità, e dei conseguenti problemi che vanno dalle relazioni interculturali e sociali, fino alla necessità di una convivenza pacifica sempre più equa e inclusiva. E già il grande Eraclito, un secolo prima di Socrate, aveva così sentenziato “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti”. 

A.M.: Si può affermare che in Italia il pensiero del filosofo francese François Zourabichvili sia pressoché sconosciuto. Perché hai deciso di scommettere su questa interessantissima voce?
Silvano Negretto: La scelta di dedicare all’opera di Zourabichvili quattro testi della nostra collana è stata sollecitata dalle valorose Direttrici (Rossella Fabbrichesi e Cristina Zaltieri) della fortunata collana “Il Corpo della Filosofia”. Infatti il pensiero di Zourabichvili è segnato fortemente dall´incontro con Gilles Deleuze. Questi ancora oggi è al centro di un dibattito sostanzialmente rivolto ad una forte reinterpretazione di grandi filosofi come Nietzsche e Spinoza, e delle classiche tematiche del rapporto tra mente e corpo, tra passioni e razionalità, tra una concezione metafisica tradizionale ed una pragmatica o empiristica della Verità. Il filosofo francese era considerato appunto l´erede di Deleuze prima della sua prematura scomparsa. A questo proposito, cito la presentazione di Cristina Zaltieri a “Il divenire della filosofia in F. Zourabichvili”: “Il suo pensiero non è liquidabile come un mero commento alla filosofia altrui, ma è il lavoro ardito e fruttuoso di un originale pensatore che ci offre una produzione concettuale ancor viva, (...) dissidente rispetto alla via maestra platonico-cartesiana, di grande tensione etica e politica”. Personalmente, sono impegnato, assieme agli autori del primo libro in lingua italiana su Zourabichvili, a divulgarne sempre più il pensiero filosofico, pedagogico e politico. E sono molto contento dei risultati che questa operazione culturale sta producendo e dei consensi che sta suscitando tra docenti studenti e anche semplicemente tra coloro che amano leggere saggi che non siano “usa e getta”.

A.M.: Ritieni che la filosofia sia legata alla psichiatria? Si deve analizzare il “Pensiero” amalgamando le due discipline oppure siamo agli antipodi?    
Silvano Negretto: Già negli anni ‘70 erano diffuse le posizioni di Franco Basaglia in Italia, che esprimeva quel nuovo modo di intendere la psichiatria inaugurato dalla filosofia fenomenologica-esistenziale di Husserl Heidegger Binswanger. Alla fine degli anni ‘70 il movimento per la chiusura dei manicomi era diventato inarrestabile, da Trieste a Bologna e a Mantova... Opponendosi all´impostazione positivistica, per la quale i sintomi della malattia mentale sono classificabili come dati “oggettivi”, la scuola fenomenologica scopriva che la psiche umana è quanto mai complessa e che il senso dei comportamenti non può essere disgiunto dai contesti famigliari e sociali nel quale il soggetto – sempre unico e non riducibile a nessuna rigida classificazione si trova a vivere. È importante ricordare qualche nome tra gli psichiatri raccolti nella Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica e collaboratori della rivista “Comprendere”: Enzo Agresti, Andrea Carlo Ballerini, Arnaldo Ballerini, Eugenio BorgnaBruno Callieri, e soprattutto, per quanto ci riguarda, Ferruccio Giacanelli. Questi guidò la chiusura laboriosa e sofferta, che coinvolse l´opinione pubblica bolognese ed anche quella nazionale, dell´Ospedale psichiatrico Roncati. E qui sto prendendo in causa l´ultima opera di Cinzia Migani, che ho cercato a lungo e di cui ho conservato, per mia fortuna, l´attiva collaborazione con quattro opere di cui è curatrice e/o autrice e che rientrano nel catalogo di Negretto editore. Già l´intervista che la rivista Oubliette Magazine ha fatto a Cinzia – e alla quale rimando a fine intervista chiarisce molto bene il valore di “Memorie di trasformazione. Storie da manicomio” che ricostruisce le vicende dell´ex manicomio bolognese a partire dalla sua fondazione, fino alla chiusura (1980). Il libro, a detta di tutti molto serio e approfondito, soprattutto nella prima sezione presenta gli studi e le ricerche dell’autrice coadiuvata dal citato professor Ferruccio Giacanelli. Nei mesi scorsi qualche gruppo ideologico-politico annunciava di voler mettere in discussione la Legge 180 del 1978 (Legge Basaglia), ma io mi schiero, assieme a Cinzia ed assieme a centinaia di Amministrazioni e Associazioni e a migliaia di gruppi di volontariato e di intellettuali, per un rafforzamento delle iniziative che hanno dato in passato e dovranno ancora dare forza e spessore alle strutture alternative post-manicomiali.

A.M.: In Italia c’è una letterale invasione di poeti e di libri di poesia ma c’è anche un’invasione di lettori di poesia? Come possiamo interpretare questa “esigenza” dell’essere umano dello scrivere?
Silvano Negretto: Quanto all´abbondanza di poeti, voglio citare l´opinione di Angelo Lamberti, quando dice “Quello della poesia è un mondo frequentato da soggetti che formano, loro malgrado, un circolo chiuso...”  Anche se (umoristicamente quanto giustamente) Gesualdo Bufalino dice che: “Tutti al mondo sono poeti, persino i poeti.” La poesia è il luogo in cui i diversi livelli di esperienze culturali, pensieri e idee, razionali e consapevoli, diventano un tutt’uno con l’emozione e con l’aspirazione al Senso innato in ogni soggetto che sia aperto al Vero. Detto questo, credo che ogni singolo poeta oggi non possa essere facilmente collocabile in una determinata corrente poetica o letteraria: del resto ognuno, giustamente, rivendica un proprio percorso e uno stile originale.
Di Martina Manara, che spero continui a dedicarsi all´espressione poetica, ho ammirato (fu uno dei miei primi Autori) la colta (e matura per la sua giovane età) espressione autobiografica dei problemi (relazionali, emozionali, sentimentali) tipici di una adolescente che si avvale di colto e coraggioso sforzo di autoanalisi.
Di Claudio Borghi stimo ed evidenzio l´originalissima capacità di mettere in stretta relazione linguaggi e discipline comunemente considerati inaccostabili (dalla fisica alla filosofia alla poesia).
Di Nadia Alberici, della quale seguo il percorso umano e letterario da alcuni anni, ho rilevato ed incoraggiato l´equilibrata ricerca linguistica nell’esprimere emozioni intense quanto credibili ed autentiche.
Di Angelo Lamberti (una persona umanamente speciale, oltre che autore colto di teatro a partire dagli anni ‘70, da alcuni anni anche poeta) parlano già abbastanza i suoi trascorsi con Umberto Bellintani, Giampiero Neri, Mario Artiolli, Giorgio Bernardi Perini e soprattutto con Giorgio Berberi Squarotti. Questi, nella prefazione alla raccolta “Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze” chiarisce con splendido acume critico la coerenza e lo stile del percorso letterario di Angelo.
Aggiungo che il numero dei lettori di poesia può essere ampliato da iniziative di associazioni di poeti noti o meno noti, critici o docenti di letteratura in collaborazione anche con le scuole o con Amministrazioni municipali che abbiano a cuore la diffusione della cultura. Voglio citare (a titolo solo esemplificativo) l´operato della Casa della Poesia (Salerno), del Salotto Caracci (Milano) o del Gruppo dei Poeti di Mantova che ha raggiunto traguardi notevoli nella divulgazione di qualità del genere poetico, anche attraverso il Festival di Poesia Terra di Virgilio o la nuova rivista “Versante Ripido” Fanzine online per la diffusione della Poesia.

A.M.: Come editore quali sono le caratteristiche che ricerchi in un libro?
Silvano Negretto: Prima di tutto desidero conoscere l´Autore, la sua personalità, la sua cultura, il suo percorso di studio e le sue idee: mi interessano sia le competenze sia la passione o le motivazioni che lo spingono a proporre un’opera che pretenda di essere originale e unica. A seconda delle collane che da alcuni anni caratterizzano il mio catalogo, selettivo e perciò abbastanza snello, il testo può essere definito “accademico” (termine che per me ha un’accezione positiva) oppure accessibile a un pubblico più vasto, pur nel significato propriamente etnologico evidenziato da Giancorrado Barozzi, membro dell´Accademia Virgiliana per i suoi meriti di studioso della storia e della cultura popolare padana. In ogni caso, il testo deve avere un valore scientifico, o comunque utile al progresso della ricerca che ogni ambito o settore culturale deve esigere. In tal senso, sia le “Fiabe” raccontate da Berta Bassi sia lo studio dei concetti di altruismo e cooperazione definiti un secolo fa da uno studioso come Petr A. Kropotkin, costituiscono temi che alimentano la nostra memoria storica e per questo consolidano la nostra identità. Questa è tanto più autentica quanto più cerca e progressivamente riesce a ritrovare le radici storiche della propria comunità o della cultura di appartenenza.

A.M.: Da lettore valuti ci siano case editrici che negli ultimi dieci anni siano state attive nella pubblicazione di libri di interesse sociale?
Silvano Negretto: Dal 2008 in poi ho conosciuto direttamente o indirettamente varie piccole o grandi case editrici, anche per merito dei miei Direttori di Collana, in particolare Lidia Beduschi e Cinzia Migani che mi hanno aperto una finestra, prima per me poco conosciuta, sul grande e variegato mondo del volontariato Sociale, delle Amministrazioni della Sanità ed Associazioni che spesso producono pubblicazioni di interesse sociale. Tra i privati, è per me esemplare l´operato dell´editrice Eleuthera, nata nel 1986, che così dichiara nel sito non si è mai considerata una casa editrice «normale», né tanto meno ha considerato il libro un prodotto il cui scopo è «incidere sul fatturato» (...) si è sempre considerata un progetto culturale libertario la cui ragion d'essere è stata quella di dare un contesto originale e coerente alle tante riflessioni che, in modo non univoco, si propongono di cambiare la realtà a partire da una critica del principio d'autorità”. Ho conosciuto direttamente molti originali piccoli editori, come Chersi Libri (Brescia) oltre ad editori indipendenti che producono moltissimo per il forte attivismo dei titolari, come Gilgamesh di Dario Bellini (di Asola). Hanno altresì una funzione positiva gli editori che si dedicano alla storia e cultura locale, e per Mantova vedo in questa fase molto attive le edizioni Tre Lune di Luciano Parenti, Il Cartiglio Mantovano di Monica Bianchi, Nicola Sometti, Universitas Studiorum di Edorado Scarpanti, il Rio (e mi scuso se ora dimentico qualcuno). Sul ruolo delle piccole case editrici nel mercato librario globale, rimando a fine intervista a due miei interventi pubblicati sulla Rivista “Socialnews” (cartacea e online), che esce mensilmente con interessanti numeri monografici tematici. Il confine tra piccola e media editoria è labile, ed anche le piccole case editrici sono molto diversificate. Nel mio caso, gli obiettivi basilari sono la creazione di una nicchia culturalmente originale e comunque riconoscibile, la selezione oculata di qualità in coerenza con i concetti chiave che animano le nostre Collane, e la compatibilità tra costi e benefici.

A.M.: Quali sono le novità editoriali del 2019? Puoi anticiparci qualcosa?
Silvano Negretto: A partire dal gennaio 2019, le uniche pubblicazioni sicure saranno il testo collettivo “Spinoza e la storia” e la nuova traduzione del romanzo “Utopia selvaggia” del brasiliano Darcy Ribeiro (risale al 1982 ma noi lo riteniamo molto vivo e attuale). Della prima, che si inserisce perfettamente nella collana “Il corpo della filosofia”, la curatrice Cristina Zaltieri scrive: “Così fino a tempi recenti e in parte ancor oggi la letteratura su Spinoza ha espunto dal suo pensiero qualsiasi possibilità di pensare tempo, durata e storia in una guisa che, alla lettura attenta dei testi, pare ora non rendere giustizia alla complessità della sua filosofia...”. Della seconda, Giancorrado Barozzi nella sua bellissima introduzione, parla di “romanzo utopico”: “Terzo dei quattro romanzi pubblicati in vita da Darcy Ribeiro, un poliedrico autore (per un 30% antropologo evoluzionista, per un altro 30% politico riformatore, per un 20% intellettuale cosmopolita e per il restante 20% boccaccesco affabulatore), Utopia selvagem fonde assieme, come in una tropicale sarabanda di Carnevale, elementi tra loro eterogenei, in apparenza inconciliabili...” – Per me, si tratta di un romanzo fantasioso, irridente, ed umoristicamente surreale. In questa fase in cui pubblicare diventa un’impresa delicata e problematica, confido anche nella citata Cinzia Migani, in Fabrizio Bertolino (docente di Pedagogia presso l’Università di Aosta) e in Alberto Scandola (docente di Storia e Critica del cinema all’Università di Verona): potrebbero – come prevedo suggerirmi progetti o proposte interessanti e di qualità. Aggiungo che tra i nostri programmi rientra il progetto di un potenziamento della nostra offerta in formato digitale. Ricordo anche che il kit Odori Suoni Colori (libro di 22 schede cartonate e profumate con simboli tattili, un alfabeto plurisensoriale dei colori, che è accompagnato da uno speciale sito internet una proposta didattica rivolta ad Istituti, Cooperative, Associazioni, Scuole e singoli privati che hanno a cuore e praticano l´inclusione dei disabili visivi e sensoriali) è ancora in vendita al prezzo di 16 euro. Il kit, ideato da Lidia Beduschi e realizzato con sito accessibile da Mario Varini con suoni di Isabella Tondi e testi letterariamente stimolanti della stessa Autrice, è un “ausilio” veramente originale: si fonda sulle ultime ricerche scientifiche di scuola americana e si avvale dei risultati credibili e sempre interessanti di molteplici sperimentazioni.
In chiusura colgo l´occasione per augurare Buon Natale e Buon Anno nuovo ai lettori e agli amici che mi seguono sui social o che rispondono positivamente alle mie proposte nelle newsletter o sui social.

A.M.: Salutaci con una citazione…
Silvano Negretto: Invece di riferirmi a grandi classici, stavolta voglio citare ancora uno dei miei Autori, che prende amichevolmente in giro il sottoscritto, con parole che comunque approvo (amo definirmi come “privato no profit”) e che possiamo ritenere conclusive di questa intervista:
Consiglio a trecentosessanta gradi la Casa Editrice Negretto, precisando però, (onde evitare malintesi), che il titolare (Silvano Negrettonon ha mai pubblicato (non ne sarebbe capace) da Imprenditore sensibile alle esigenze di un successo economico, ma soprattutto (sarebbe forse meglio dire unicamente) da Editore sensibile alle ragioni intellettuali ed ideologiche che può rintracciare e cogliere tra le parole scritte.”  Angelo Lamberti

A.M.: Silvano ti ringrazio per questa proficua chiacchierata, mi unisco a te nell’augurare Buon Natale e ti saluto con la certezza che continueremo il lungo dialogo che da più di un anno ci unisce. Chiudo questa puntata con le parole di un autore della Negretto, Claudio Borghi, tratte da “L’anima sinfonica”: “[…] L’essere è un eterno pulsare tra movimento e quiete, principio e fine, nascita e morte./ Il centro emana luce nell’essere./ L’uomo se ne stupisce, illudendosi di trovare il senso nell’io./ L’io è alienato in una dimensione spaziale, abita il cerchio, è consapevole dell’una totalità del cosmo, coglie la fonte dell’armonia – in un volo smarrito.// La mente è ancorata alle immagini, alla materia, al mondo, nella visione immediata della coscienza./ Il mondo è un presente crearsi che si rinnova./ La vita è lo sviluppo della creazione, la sinfonia che risolve un’azione incompiuta.// […]”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Intervista Cinzia Migani – Memorie di Trasformazione
http://oubliettemagazine.com/2018/10/16/intervista-di-alessia-mocci-a-cinzia-migani-autrice-del-saggio-memorie-di-trasformazione-storie-da-manicomio/
Fiabe Berta Bassi
https://www.ibs.it/fiabe-da-leggere-da-ascoltare-libro-berta-bassi/e/9788895967202 
Intervista Giancorrado Barozzi
http://oubliettemagazine.com/2018/04/16/intervista-di-alessia-mocci-a-giancorrado-barozzi-vi-presentiamo-altruismo-e-cooperazione-in-petr-a-kropotkin/
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/
Social News Tra qualità e difficoltà finanziarie
http://www.socialnews.it/blog/2010/02/01/tra-qualita-e-difficolta-finanziarie/
Social News Terzo settore ed editoria di qualità
http://www.socialnews.it/blog/2013/01/28/terzo-settore-ed-editoria-di-qualita-quando-il-rapporto-funziona/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/12/21/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-negretto-quando-la-filosofia-incontra-leditoria-di-qualita/

Intervista di Alessia Mocci ad Ennio Cavalli e Bonifacio Vincenzi per l’uscita di Secolo Donna 2018


“[…] In sogno un giorno l’ho ricordata. Mi mostrava confini./ “È la nostra antichità”, diceva mia madre, “l’arma che manca./ La bellezza del mondo, la bellezza di altri”./ Voce del primo giorno:/ “Vedi, là, da parte a parte il mare raduna le terre./ Non temere questa discesa dalla potenza alle mie braccia”./ Era dietro di me? E non le chiesi come mi chiamavo?/ Niente dubbi sul mio nome, non ancora./ Ero ciò che sarei stata, un futuro che manca all’eternità.// […]” ‒ “Libro I” ‒ Paola Malavasi

La bellezza del mondo narrata in versi, la bellezza dell’antichità giunta in sogno, il non chiedere il proprio nome tanto era lo stupore per la visione del creato. Paola Malavasi aveva appena quarant’anni quando è scomparsa improvvisamente il 18 settembre 2005 a Venezia.

Lo scrittore Bonifacio Vincenzi e la casa editrice Macabor Editore hanno voluto dedicare alla sua memoria l’edizione del 2018 de “Secolo Donna – Almanacco di poesia italiana al femminile” recentemente divulgato nelle librerie fisiche ed online. La monografia su Paola Malavasi prende avvio con l’introduzione del poeta, giornalista e compagno della vita Ennio Cavalli, seguono gli interventi di Maria Cristina Mannocchi, Maria Grazia Calandrone, Emilia Sirangelo, Valentina Calista, Antonella Anedda, Derek Walcott, Gabriella Sica, Adam Zagajewski e prosegue con una selezione di poesie dell’autrice.

L’almanacco dedica uno spazio a Nadia Campana, scomparsa nel 1985, con la pubblicazione di due inediti conservati nell’archivio personale di Milo De Angelis; presente il ricordo della poetessa calabrese scomparsa nel 2003 Ermelinda Oliva.

Nella Piccola Antologia poetica conosciamo più da vicino poetesse di valore come Maddalena Bergamin, Paola Loreto, Alessandra Paganardi (Nord Italia); Laura Corraducci, Lella De Marchi, Giorgia Spurio (Centro Italia); Elena Bartone, Marisa Papa Ruggiero, Ornella Spagnulo (Sud Italia); Daìta Martinez, Marina Minet, Teresa Zuccaro (Italia insulare). E delle giovanissime nate a partire dagli anni 90 Mariapia L. Crisafulli, Damiana De Gennaro, Chiara Alessandra Piscitelli.

Per la poesia al femminile del resto del mondo si presentano ai lettori italiani poesie di Ana María del Re (Venezuela), Sylvie Fabre G. (Francia), Alla Gorbunova (Russia) con le traduzioni di Marcela Filippi Plaza, Gabriella Serrone e Paolo Galvagni.

Presentare in poche righe una pubblicazione così variegata è pressoché impossibile, “Secolo Donna 2018” è una selezione raffinata di poetesse che sono riuscite e riescono ad ascoltare il canto interiore, voce narrante e coro si amalgamano armoniosamente nella tessitura per donarci ciò che hanno visto: un frammento della luce. 

A.M.: Salve Bonifacio mi congratulo per la nuova pubblicazione “Secolo Donna 2018”, un almanacco della poesia italiana al femminile. Come nasce l’idea di questo almanacco?
Bonifacio Vincenzi: Era da qualche anno che ci pensavo e come succede spesso ho dovuto affrontare e risolvere alcune perplessità che, in qualche modo, mi frenavano. C’era proprio bisogno di un Almanacco di poesia al femminile in Italia? Era una domanda a cui non sapevo rispondere. O meglio, quello che più temevo, è che mi si accusasse di voler fare della poesia al femminile una sorta di genere, e non era assolutamente il mio intento. Secolo Donna nasce dalla consapevolezza che questo secolo dimostrerà ampiamente il valore delle donne non solo nella poesia ma in tutti i campi. È il loro secolo. La loro grande occasione per ripagarsi di tutti i torti subiti nei secoli passati.

A.M.: L’edizione del 2018 è dedicata alla poetessa, insegnante e giornalista Paola Malavasi ma ritroviamo all’interno anche altre poetesse italiane e straniere. La selezione percorre la via della conclusione della trattativa con l’ombra?
Bonifacio Vincenzi: Trattativa con l’ombra è in realtà è il titolo di una raccolta di poesie di Ennio Cavalli. Un canzoniere d’amore dedicato a Paola, una ribellione costante alla sua assenza. Passano gli anni e questa lunga trattativa non riesce a risolversi. E questo ci fa pensare alla straordinaria persona che è stata Paola. Ma Paola Malavasi è anche una grande poeta. E come scrivo nell’introduzione al volume è giunto il momento di chiudere questa lunga trattativa con l’ombra, iniziare un nuovo rapporto, vivo, intenso, importante e trovarlo nella magica dimensione della sua poesia. L’unica vita possibile per Paola ora è lì nel lieve brivido che danno i suoi versi ad ogni carezza dello sguardo.

A.M.: Ennio la ringrazio per il tempo che ha voluto dedicare all’intervista soprattutto in questi giorni frenetici successivi alla pubblicazione de “Secolo Donna 2018”. L’introduzione, “La perfetta sconosciuta”, è dedicata all’assenza vista ora come Euridice ora come pagine mai scritte o semplicemente come ciò che resta. Ma se ciò che non c’è è ciò che resta, in quale spazio potremo collocare la presenza? E dunque quale spazio dare alla vita ed alla necessità del presente?
Ennio Cavalli: Il mito di Orfeo e Euridice mi ha colpito al punto da rielabolarlo, in pieno attrito con l'oggi, nel poema dal titolo "Orfeo e il Signor Tod" (La Vita Felice 2018). Queste pagine sono il seguito delle poesie per Paola riunite in "Trattativa con l'ombra" (Aragno 2013) e rappresentano un tentativo di uscire dal vortice e oggettivare il tema della perdita, sottraendo dal costrutto, in modo elementare, la fantasia dell'impossibile. Mi chiedo, tra l'altro, cosa sarebbe successo se Euridice fosse tornata in vita, accanto a Orfeo. Sarebbero stati indenni oppure no da litigi, incomprensioni, gelosie, tipiche di un rapporto di coppia borghese? Comunque l'alibi di Orfeo sta nella sua capacità di sognare. Poesia o non poesia, Orfeo si spinge fino alla superficie calpestabile dell'Ade e avvia un patteggiamento seduttivo per la restituzione dell'ostaggio. Tutto questo può avvenire solo in sogno o nel teatro della propria anima. Ma a riportarci coi piedi per terra, ecco il Signor Tod in persona, l'impresario di tutta la baracca. “Der Tod”, in tedesco, significa “Morte”, parola di genere maschile. Per assurdo, il fallimento di Orfeo, la perdita definitiva di Euridice, comporta il ritorno alla vita dello stesso Orfeo, costretto a ridimensionare l'impossibile e a fare i conti con ciò che resta. Orfeo e Euridice, clamorosi amanti, potrebbero ora incarnare due anziani con l'Alzheimer, un bambino col suo cane, una coppia gay, Achille riflesso in Patroclo, Gilgameš sopraffatto da se stesso, una migrante col figlio in braccio, un idraulico finito fuori strada col furgone, un drogato in crisi di astinenza, il muro contro muro di fanatismi religiosi. Quei due potrebbero essere diventati o avere accolto in sé qualcosa di diverso, di lontano (ma non di estraneo), coprendosi le spalle per continuare a indovinarsi. Ogni creatura è un riassunto di metamorfosi. Da lì veniamo: gocce di sudore e di rugiada che l'Eterno si scrolla di dosso. Non a caso la testa mozzata di Orfeo solcherà il fiume continuando a cantare. Niente inceppa il corso delle cose. Mito o non mito, il passato taciturno spennella l'universo con il suo fulgore. E il futuro mostra quanti denti ha ancora in bocca, quanti grilli inesausti per la testa.

A.M.:Stanotte ho sognato un’altra Isola./ Una catena di canali a specchio con case,/ capanne sotto le capanne e stalle e buchi sotto le colline./ […]” Paola era solita sognare isole? Qual era il vostro rapporto con l’onirico?
Ennio Cavalli: Chi non sogna isole? L'universo è imprendibile anche con le tenaglie dell'inconscio. Ricordo lunghe passeggiate fatte assieme a Paola, per meta il nostro stesso dialogo. Nel fare jogging, parlavamo di Dio e di cosa ci sarebbe andato di mangiare la sera.

A.M.:Da quando il vento ha smesso di fischiare/ In una stanza sulla strada, lavoro a case di parole./ Non so se le parole hanno già un’ombra./ Ma salgono dal colle battuto dal vento/ che non ha ancora un nome/ e che da oggi vorrei chiamare “colle del canto”.” Essere poeti è possedere innata la sensibilità di ascoltare il canto?
Ennio Cavalli: Essere poeti significa "avere orecchio" per un sacco di cose: umanità, storia, natura, coscienza del proprio tempo e poi i grandi interrogativi che ci fanno uomini (impastati, cioè, di humus). Il poeta non ha formule nascoste o segrete per interpretare tutto ciò. Ha bisogno di esperienza, paragoni, compassione, allegria, infine capacità e perizia per cucire bordi e asimmetrie con l'ago e il filo di una visione originale.

A.M.: “[…] Ferma sulla spiaggia ho visto un giorno le ossa duplicarsi/ e i denti, i muscoli, la carne gonfiata di inconsapevole sapienza./ Le mie braccia erano prati di frumento e subito dopo solitudine./ Ero nella storia comune e sono stata terra, volto, petali/ sparsi in conteggi futili.// […]” Che cos’è l’inconsapevole sapienza?
Ennio Cavalli: Forse è il brivido che ti prende quando hai l'impressione di riconoscere in te una goccia di universo e nel tuo pensiero il respiro del divenire. Perfino la fisicità ha barlumi di assoluto, penso che Paola volesse dire questo.

A.M.: Fra tutte le poetesse citate nell’almanacco ha notato qualche verso che le ha destato interesse?
Ennio Cavalli: Ho appena ricevuto il libro e mi fermo alla prima delle poetesse presenti nell'antologia, Nadia Campana. Mi colpisce la "nudità" felliniana di questi versi: "I mangiatori di fuoco ballano verdi/ sulle colline e si incarnano dalla bocca/ che getta scintille staccano capogiri/ e ricordi come stelle". Ecco, la vera poesia dovrebbe riuscire a "staccare capogiri" dalla testa di chi la legge.

A.M.: Sono in programma presentazioni de “Secolo Donna 2018” per la chiusura dell’anno oppure saranno rinviate al 2019?
Bonifacio Vincenzi: La serie di presentazioni, come consuetudine, partirà all’inizio del 2019. Mi piacerebbe iniziare da Bracciano, in provincia di Roma con una prima presentazione al Liceo Ignazio Vian, dove Paola ha insegnato. Subito dopo le feste contatterò la dirigente e spero di ottenere delle risposte positive. Poi cercheremo di andare in più posti possibili. L’anno scorso le richieste sono state tante ed era, obiettivamente, impossibile rispondere a tutte. Il criterio di scelta che usiamo è quello dell’entusiasmo. Se notiamo grande entusiasmo e grande amore verso la poesia da parte di chi organizza noi faremo di tutto per fissare una data ed esserci.

A.M.: Mi piacerebbe chiudere con una citazione...
Bonifacio Vincenzi: L’azione è la più ampia porta del riscatto. Essa soltanto può dare risposta alle domande del cuore. Nikos Kazantzakis
Ennio Cavalli: Per tornare all'"inconsapevole sapienza" dei versi di Paola Malavasi, mi piacerebbe citare, a conclusione, la magnifica matrice di Walt Whitman: "Mi accorgo di incorporare gneiss, carbone, muschio dalla lunga fibra, frutti, grano, radici commestibili. E sono tutto stuccato con quadrupedi e uccelli". Un grande panegirico sulla Natura in poche righe. Qui si saldano mondo minerale, vegetale, animale e quinta dimensione. Qui c'è lo zampino di quel gran provolone del dio Pan. Occhio a Foglie d'erba. A volte sono cavi d'acciaio.

A.M.: Bonifacio ed Ennio vi ringrazio nuovamente per la disponibilità e vi saluto con le parole del poeta, pittore ed aforista libanese Khalil Gibran: “Il maestro se egli davvero è saggio non vi invita ad entrare nella casa della sua sapienza, ma vi guida sulla soglia della vostra mente.”


Written by Alessia Mocci


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Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/12/18/intervista-di-alessia-mocci-ad-ennio-cavalli-e-bonifacio-vincenzi-per-luscita-di-secolo-donna-2018/

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