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Io, l’Amante: il corto prodotto da Rupe Mutevole e tratto dal libro di Roberta Savelli, finalista al Lamezia International Film Festival 2020


Ero poco più di una bambina, ma avevo le idee chiare. Il mio atteggiamento deve avervi incuriosito, intrigato: ma chi era questa ragazzina, dal corpo voluttuoso di donna, che osava rifiutare i vostri fiori, i vostri inviti – quasi ordini – portati da un cortigiano? La mia famiglia in quel periodo fingeva di non sapere, di non vedere, con l’acquiescenza tipica verso i potenti, che forse mio padre se fosse vissuto non avrebbe avuto.” – tratto da “Io, l’Amante”

“Io, l’Amante – Pensieri segreti della puta che amò un principe, posò per un genio. E divenne immortale” di Roberta Savelli è stato pubblicato nel 2018 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale Le relazioni.

Sin da subito, per la sua originalità, ha avuto importanti riconoscimenti quali unico libro di narrativa incluso nell’ambito delle celebrazioni del 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci.

Il cortometraggio ispirato al libro è stato diretto da Mauro Salvi con le musiche originali di Mark Drusco, prodotto dalla stessa casa editrice Rupe Mutevole ha avuto il riconoscimento ufficiale di finalista per la sezione Colpo d’occhio del Lamezia International Film Festival 2020 a cui sarà possibile partecipare come spettatori, previa registrazione per e-mail, dall’11 al 19 dicembre 2020 direttamente sul sito del Festival.

Il cortometraggio “Io, l’Amante” vede come protagonista l’attrice Eva Immediato (Cecilia Gallerani) e con Ugo Nasi (Ludovico il Moro), Mario Lucarelli (Leonardo da Vinci) e Veronica Sarperi (Dorina).

Il Lamezia International Film Festival (LIFF) nasce nel 2007 e sin dalla prima edizione ha avuto come scopo principale quello di mettere al centro del suo interesse gli esordi eccellenti del cinema italiano: opere prime dei registi, degli attori, dei musicisti.

Negli anni si è allargato sino ad avere sette differenti sezioni di partecipazione: Esordi d’autore, Colpo d’occhio, Visioni notturne, Monoscopio, L’ora del cinema, Premio Paolo Villaggio ed il Premio Carl Theodor Dreyer.

La sezione Colpo d’occhio è nata nel 2016 ed è curata dal regista Mario Vitale, mette in evidenza il talento delle generazioni di cenasti selezionando cortometraggi di registi esordienti od emergenti.

L’autrice racconta, in un’intervista, di Cecilia Gallerani (Milano, 1473 – San Giovanni in Croce, 1533) la protagonista del suo libro:

Cecilia affascinò Ludovico non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua cultura, assolutamente non comune all’epoca, neppure fra le dame di alto lignaggio.

La Gallerani ebbe un posto particolare nel cuore del Moro anche quando il loro rapporto finì e l’amore si trasformò in stima e rispetto reciproco.

Non sappiamo con precisione quando Ludovico conobbe la Gallerani. Sappiamo però che ella, giovanissima, firmò nel 1489 insieme ad alcuni dei fratelli una petizione a quello che sarebbe diventato il signore di Milano dopo la morte del nipote, ma che lo era già di fatto, volta ad ottenere la restituzione di alcuni terreni confiscati dallo stato quand’era ancora vivo il padre Fazio.

All’epoca Cecilia non risultava più abitante con la famiglia e quindi si può supporre che avesse già iniziato la relazione con il Moro. Inutile dire che quelle proprietà furono restituite...

Roberta Savelli è nata a Volterra (PI), città a cui è legatissima, anche se attualmente risiede in Abruzzo. Laureata a Firenze in Lettere e Storia dell’Arte, ha ottenuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali in campo letterario, tra cui prestigioso il 1° Premio assoluto nel concorso “Voci” Roma 2018.

Ha pubblicato varie raccolte di liriche tra cui “L’Anima allo specchio” (1983 Zappacosta, Chieti), “L’Ombra della Sera” (1986, Seledizioni, Bologna), “Alla ricerca di Atlantide” (1996, Agostino Pensa Editore, Terni), “Il respiro degli dèi” (2009, Agostino Pensa Editore Terni). Due sono i libri di narrativa dati alle stampe: “Il matto – Storia della bambina che non sapeva volare” (2017, Agostino Pensa Editore, Terni), “Io, l’amante – Pensieri segreti della puta che amò un principe, posò per un genio. E divenne immortale” (2018, Rupe Mutevole Edizioni).

Mauro Salvi nasce a Chiavari (Ge) nel 1953. È regista di film, sceneggiatore e scrittore. Con lo pseudonimo di Mark Drusco è compositore di musiche per film dal 1995 e fondatore nel 2010 della corrente musicale “Harmony Haiku”.

Esordisce come regista nel 2000, col film “The Doors of the Unknown”. Dal 2002 al 2004 dirige i film “The Way of Beauty”, “Downight”, “Women in Magic”. Nel 2019 e 2020 dirige i cortometraggi “Io, l’Amante” e “Il Viaggio di un’Anima”.

Rupe Mutevole Edizioni, fondata nel 2004 dall’editrice Cristina Del Torchio, scelse un villaggio sui monti dell’Appennino ligure-emiliano come sede e luogo dell’attività editoriale. Fu una scelta controcorrente e innovativa, caratterizzata dalla necessità di sbarazzarsi dell’abusato luogo comune che impone la città come unico centro produttivo di una casa editrice. Il motto è di cercare nuovi ritmi, nuove propulsioni, nuovi entusiasmi e Rupe Mutevole li trova fra gli spazi aperti, fra i boschi di castagni, sulle rupi e montagne che circondano il villaggio.

 

Info

Acquista il libro “Io, l’Amante”

https://www.reteimprese.it/pro_A40124B368553   

Segui il LIFF

https://lameziainternationalfilmfest.wordpress.com/

Leggi l'intervista a Roberta Savelli 

https://oubliettemagazine.com/2020/03/06/intervista-di-alessia-mocci-a-roberta-savelli-vi-presentiamo-io-lamante/

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2020/12/12/io-lamante-il-corto-prodotto-da-rupe-mutevole-e-tratto-dal-libro-di-roberta-savelli-finalista-al-lamezia-international-film-festival-2020/

Vincitori e Finalisti del Concorso nazionale Sei autori in cerca di editore 2020


Si è conclusa il 31 ottobre 2020
a mezzanotte la possibilità di partecipare alla prima edizione del Concorso nazionale di poesia e prosa “Sei autori in cerca di editore” promossa dalla casa editrice siciliana Tomarchio Editore, in collaborazione con il portale web Oubliette Magazine e da Sicilia Spedizioni di Franco Maria Rita. Il concorso è stato patrocinato dal Comune di Piedimonte Etneo.

Suddiviso in due categorie (poesia e racconti), il concorso prevedeva la partecipazione gratuita per autori ed autrici, ed in palio come premio la pubblicazione per dodici vincitori (sei per ogni antologia).

Le due antologie “Sei” saranno inviate ai vincitori nel mese di dicembre 2020 e, per i lettori, sarà presente nel sito della casa editrice il link per acquistarle.

I ventiquattro finalisti sono stati avvertiti precedentemente via e-mail nel mese di novembre.

Di seguito sono presentati i nomi di tutti i finalisti, si coglie l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti. Il Concorso nazionale di poesia e prosa “Sei autori in cerca di editore” vi dà appuntamento all’anno prossimo con la seconda edizione, e la casa editrice Tomarchio Editore vi dà appuntamento al mese di gennaio con una novità letteraria.

FINALISTI SEZIONE POESIA

Antonella Riccardi

Arianna Di Presa

Bogdana Trivak

Pablo Giovanni Bonsignori

Dispositivo Sensibile

Gabriella Mantovani

Maria Rosaria Teni

Roberto Chimenti

Sergio Borghi

Teresa Stringa

Vincenzo Princi

Alberto Zingales

FINALISTI SEZIONE RACCONTI

Aldo Cavallo

Antonio Di Bianco

Luigi Belviso

Pina Rinaldi

Roberta Sgrò

Riccardo Garbetta

Silverio Scognamiglio

Stefano Pioli

Tiziana Iannantuoni

Tiziana Topa

Valentina Casadei

Vincenzo Patierno

 

Ed ecco i vincitori delle due categorie del Concorso nazionale di poesia e prosa “Sei autori in cerca di editore”.

VINCITORI SEZIONE POESIA

Squarci di lucida trasparenza/ fluida e sfuggente/ come la luce del giorno

dalla lirica “Omaggio al genio della luce: Caravaggio” di Arianna Di Presa

 

Specchio sciolto,/ Luce tremula/ Tintinnante di/ Parole velate/ Sarà l'ombra/ Svelatoria o/ Sole nella Luna

dalla lirica “Sole nella Luna” di Bogdana Trivak

 

Padre senti la mia voce,/ non ti sei mai arreso./ Alcune persone ti dicevano/ di lasciarmi perdere gli studi./ Non li hai ascoltati./ Hai ascoltato il tuo cuore.

dalla lirica “A mio padre” di Pablo Giovanni Bonsignori

 

Lieve carezza,/ uno sguardo pieno di dolcezza/ intenerisce il cuore,/ alimenta il sorriso,/ intiepidisce e leviga

dalla lirica “Tenerezza” di Gabriella Mantovani

 

Ho visto l’onda cancellare l’orma/ nel ritorno senza fine dell’eterno./ Ho visto l’umile lacrima lambire occhi

dalla lirica “Ho visto” di Maria Rosaria Teni

 

La bellezza scorre nelle vene del creato,/ la bellezza come dolce piuma/ blandisce,

dalla lirica “La bellezza” di Alberto Zingales

VINCITORI SEZIONE RACCONTI

Quaranta anni portati piuttosto bene a dispetto di una vita non avara di tristezze e sogni infranti. Di corporatura media, non altissimo, aveva occhi chiari e profondi, una bocca ben delineata con labbra sottili e il portamento fiero di chi ne ha passate tante e ora quasi sfida la vita a farsi sotto un’altra volta.”

“L’uomo che sfidò un paese” di Aldo Cavallo

 

L’uomo capì immediatamente, corse in aiuto, chiamò i soccorsi che arrivarono velocemente, solo Antonella uscì dall’auto illesa, solo un po’ stordita, si buttò su Fido, sbaciucchiandolo, senza minimamente immaginare quanto era stato grande. I genitori di Antonella portati in Ospedale per dei controlli, furono informati del grande gesto di Fido, che come se nulla fosse accaduto stava giocando con la figlia fuori dall’Ospedale in attesa del loro ritorno.”

“Un amico speciale” di Lugi Belviso

 

Appena seppi della sua impresa, corsi ad appostarmi e lo aspettai (ti aspettai) con gli occhi fissi sulla porta dell’Ade. Per tre giorni e tre notti trascurai le mie api e i miei armenti, rimasi immobile col fiato sospeso pregando l’Olimpo che il suo canto riuscisse a riportarti in vita. Conoscevo la sua forza, sapevo che era capace di tanto, che avrebbe potuto sedurre o ingannare perfino gli dèi.

“Il lamento di Aristeo” di Riccardo Garbetta

 

A differenza di quelle immagini che, in realtà non sono fisse, ma ne parleremo dopo… Dicevo, a differenza di quelle immagini, l’esistenza di una persona muta completamente ogni giorno, con lo svegliarsi al mattino, o, più correttamente, con il sorgere del sole. Idee, modi di fare, abitudini e non solo, nel corso degli anni, assumono ritmi differenti, traballando tra passato e presente.”

“Istantanee” di Roberta Sgrò

 

Jorge, tanto tu insisti, nelle tue ultime pagine, sull’archetipo, su cosa pensano i cinesi che ci sia in cielo, o chissà dove, forse un magazzino infinitamente esteso, una collezione divina di archetipi in attesa di apparire come reali. La spada, la clessidra, l’ode pindarica, l’orologio, la carta geografica, i lunghi elenchi, quelli frettolosi, il telescopio, i poeti, la bilancia, il tuo libro che ho appena riposto…”

“Ipotesi” di Stefano Pioli

 

Dai suoi occhi vide colare dell’acqua, si leccò le labbra e sapeva di sale. Poi vide una zattera dispersa dentro sé, con due marinai disperati. Uno di loro dormiva, russando a bocca aperta. Qualche bottiglia di birra finita giaceva vicino a lui. L’altro marinaio guardava lontano, con uno skateboard sottobraccio, cercava una barca, una riva.”

“L’ombra del buio” di Valentina Casadei

 

In copertina: “17:42 (primo giorno di coprifuoco)”

                         fotografia di Sabrina Meloni Dedola

 

Info

Acquista “Sei” – Poesia

https://www.tomarchioeditore.it/2020/12/05/sei-poesie-aa-vv/

Acquista “Sei” – Racconti  

https://www.tomarchioeditore.it/2020/12/05/sei-racconti-aa-vv/

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2020/12/05/vincitori-e-finalisti-del-concorso-nazionale-sei-autori-in-cerca-di-editore-2020/

Doccia calda e profumo di caffè di Luca Negherbon: prevendita promozionale del libro

 


Ho fatto il vagabondo per settimane, rimediando una doccia da mia figlia, mangiando al bancone di un bar. Ho vestito quei 4 vestiti che avevo, sempre quelli. Poi ho comprato una forchetta, poi un coltello, poi un cucchiaio. Un pezzo alla volta sono tornato alla civiltà.– dal brano “6 mesi che sono andato”

Non è mai troppo tardi. Già, è così. Ci si può sempre rialzare dopo una caduta se si ha la volontà di cercare dentro la forza. Perché è di questo che stiamo parlando: volontà di potenza, il tanto celebre concetto di Friedrich Nietzsche.

“Doccia calda e profumo di caffè” è una raccolta di brani di Luca Negherbon, sarà pubblicata nel mese di gennaio 2021 dalla casa editrice Rupe Mutevole nella collana editoriale Trasfigurazioni, ed, in accordo con l’editrice Cristina Del Torchio, si è deciso di dare la possibilità ai lettori di prenotare la propria copia con la prevendita del libro.

I brani sono corredati dall’indicazione temporale per un arco di tre anni, dal 2017 al 2020. Lo stesso autore racconta: “Come meteore cadono determinati, con il loro carico. Li catturo e deposito sul foglio, per essere letti. Non c'è regola e filo conduttore tra loro se non quelli di palesarsi nella stessa vita, la mia. Sono presentati in ordine cronologico di nascita, è specificata la data poiché la collocazione nel tempo ha un valore storico, ne determina il momento del pensiero, lo scenario di fondo, l'atmosfera di riferimento.”

Il libro è impreziosito dall’interpretazione di Stefano Falbo di una selezione di testi, segnalati in formato QR ed inseriti nelle pagine così che il lettore potrà, con operazioni semplici ed immediate tramite il proprio cellulare, visionare direttamente il video del brano.

Ero solo dentro di me. Ancora non avevo capito come sarebbe stato il processo di liberazione. Non avevo idea di quello che mi aspettava, ma sapevo che sarebbe stato doloroso. Stavo la, come quando si vuole darsi una martellata sul dito e si rimane immobili incerti con il martello per aria in attesa del momento giusto. Non stai soffrendo, ma sai che accadrà presto. Aspetti il momento del "Sì!", procediamo!– dal brano “Vera solitudine”

La raccolta si presenta in modo fluido legata interamente alla vicenda personale dell’autore, la separazione con la moglie. Un fatto sociale che da anni è diventato la prassi, così come esiste il matrimonio ora esiste anche la separazione in quasi egual misura, ma è come se nella società ci fosse un velo di “nascondimento”, ed è lodevole il coraggio dimostrato dall’autore nel voler affrontare questa tematica, questo accadimento contemporaneo dei rapporti umani.

“Doccia calda e profumo di caffè” nasce da frammenti di pensieri, momenti in cui l’autore ha sentito una pulsione che non poteva silenziare, e così come lui stesso ci palesa:

“Brani inediti di italiano, moderno e asciutto linguaggio, attento a essere chiaro e diretto, senza artifici letterari o effetti speciali. D'uso sia scritto che parlato. Sobrio, pulito, senza coloranti aggiunti.

Pensieri, frammenti di giornata, a ore disparate. Non c'è un momento particolare determinato, dove nascono i testi, sono improvvisi nel tempo della loro creazione. Arrivano, ogni attimo è buono, in qualunque luogo è occasione.”

Per coloro che volessero, dunque, scommettere su questo autore e sulla sua eterogenea raccolta è ora disponibile la prevendita nel sito indicato nelle info. La spedizione del libro avverrà tra il mese di gennaio e febbraio 2021.

Dopo la devastazione delle fiamme che hanno apparentemente distrutto tutto, la mia testa si è rigenerata. Nuovi e inediti percorsi neuronali generano pensieri nuovi, fluisce nuova visione, fantasia, filosofia. C'è più posto allo sviluppo dei concetti. Spazzato via il ciarpame accumulato in decenni d'immobilismo.” – dal brano “Dopo l’incendio”

 

 

Info

Acquista in prevendita “Doccia calda e profumo di caffè”

https://www.reteimprese.it/pro_A40124B396797

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2020/11/30/doccia-calda-e-profumo-di-caffe-di-luca-negherbon-prevendita-promozionale-del-libro/

Intervista di Alessia Mocci ad Uccia Paone: vi presentiamo Fu al suono di un’arpa eolica

 


Da quel giorno aveva ammirato la preghiera di Hayat fatta di silenzioso rapporto con la natura e la vita. Aveva capito solo in quel giorno la presenza di Dio in ogni cosa, Dio che si rivela sotto occhi attenti e nel silenzio. Dio non vuole voci e preghiere, Dio si incontra nell’intimità del cuore, si palesa nell’anima dell’uomo e nella contemplazione di ogni cosa, sì!

“Fu al suono di un’arpa eolica” di Uccia Paone è stato pubblicato a luglio 2020 dalla casa editrice Rupe Mutevole nella collana “Letteratura di Confine”. La grafica di copertina è stata curata da Gianluca Serratore.

"Come ti tratto l'alfabeto", “Cocci e brillanti”, “Gocce di schiuma”, “Memorie di una conchiglia”, Questa quella e quell'altra" sono i titoli dei libri precedentemente pubblicati dalla nostra autrice che come ella stessa dichiara: “scrivendo dialoga con persone immaginate davanti a un panorama sempre mutevole”.

E non poteva che essere Rupe Mutevole la casa editrice adatta ad Uccia Paone, quel mutevole che come il colore su una rupe risveglia nell’essere umano fantasie arcaiche e, perciò, degne di essere raccontate.

L’editrice Cristina Del Torchio scrive nella sua nota: “Una storia ammaliante. I margini di ogni pagina saranno mistero, come fragranze magiche. L’autrice rimescola le regole e la narrazione diventa un gioco di verità silenziose. Sono mito e storia, fiaba e dramma, oscurità e bagliore. E sul palcoscenico di questa esistenza, nelle notti più buie e silenziose, si alza forte il verso di un uccello che interpreta, sempre uguale, l’annuncio di sventure. Gli elementi si dispongono sulla scacchiera della vita e ogni pedina recita bene i suoi passi. Una solitudine muta non dimentica inganni e le chiusure antiche non sanno illuminarsi, mentre occhi nascosti tramano imbrogli.”

 

A.M.: “Fu al suono di un’arpa eolica” è stato pubblicato qualche mese fa e più precisamente a luglio, le vorrei chiedere di far un ulteriore salto indietro nel tempo per raccontare ai nostri lettori la genesi di questo romanzo.

Uccia Paone: Il persistente ricordo del giardino della mia infanzia mi spinse un giorno a riviverlo scrivendone. Un ricordo dietro l’altro, pensiero dopo pensiero, mi accorsi che in una ventina di pagine avevo iniziato un racconto, nebbioso e vago, nel quale un personaggio singolare, un orientale dell’India, passeggiava pensoso. Pagina dopo pagina accadeva qualcosa sempre più distintamente ma mancava lo scenario nel quale inquadrare le vicende iniziali. Amo la storia e feci un volo tra secoli e luoghi per scegliere la scenografia adeguata, convincendomi infine a considerare quella dell’Impero Ottomano. Il racconto cominciò a consolidarsi in una trama romanzesca e dopo un centinaio di pagine mi sentivo coinvolta alle vicende narrate. MI appassionai e quando fui alle ultime pagine cominciai a smaniare per trovare un editore che credesse in me. Fui fortunata: spedii il classico file, gli piacque e ora eccomi qui!

 

 

A.M.: Il titolo rievoca uno strumento musicale abbastanza particolare ed inusuale, l’arpa eolica infatti è un tipo particolare di arpa le cui corde sono fatte vibrare dal vento, così che le melodie siano sempre casuali e diverse. Che cosa rappresenta per lei questo strumento?

Uccia Paone: La mia attrazione per l’arpa eolica nacque quando alla scuola media incontrai Omero, gli aedi e i citaredi e da alcune illustrazioni mi sedussero Apollo e altri dèi con la cetra tra le braccia. Conosco e ammiro l’arpa moderna che primeggia per eleganza nelle orchestre, ma nessuno strumento musicale supera l’arpa eolica col suo fascino misterioso. L’arpa eolica ha un suono confidenziale, romantico, toccante, che può dirsi anche canto. Per suonare l’arpa eolica rifugge dal pentagramma e dal rigore matematico di un rigo musicale: è lo strumento libero per eccellenza, che suona col vento di cui esprime la provvisorietà e gli improvvisi eccessi. D’impulso l’ho voluta nel titolo del mio libro, lei sola a raccontarci tutto, tra soffi, folate e raffiche.

 

A.M.: Nubicucula è descritto come “un paese sonnolento, dove non erano stati mai eretti monumenti, né statue, e nemmeno steli commemorative; sì, rispecchiava proprio il paese dell’«Io non mi impiccio». […] il paese era stato colpito da una stregoneria legata a strani uccelli che volavano invisibili sotto il suo cielo e nidificavano in dirupati anfratti di burroni bui e inaccessibili.” e, sin da subito, ho ricollegato il nome ad una nota commedia di Aristofane “Gli uccelli” nella quale due uomini e gli uccelli fondano una città denominata Nubicuculìa. In che modo il suo paese sonnolento è collegato alla città fondata nel cielo a metà strada tra gli uomini e gli dèi?

Uccia Paone: Oh! Io sono ladra di Aristofane, e rea confessa: gli ho letteralmente rubato il nome di Nubicucula, città che già nel nome si palesa sospesa tra terra e regno di nuvole e di dèi. Ma tanto Nubicucula è in Aristofane città ideale, quanto in me è paese materiale abitato da gente ignorante e tamarra. Entrata in casa di Aristofane, gli ho sottratto anche un uccello dal becco singolare, ma lo raffiguro nel romanzo come uccello preso dall’ornitologia conosciuta, il tarabuso, che imbruttisco chiamandolo turubuzzu e che ha del vero uccello la capacità mimetica e il verso lugubre e tanto alto da non trovarne di uguale tra gli uccelli reali.

 

A.M.: Ne “Fu al suono di un’arpa eolica” troviamo un personaggio particolare, don Chicco che “Consapevole della paura che coinvolgeva i cristiani del suo gregge, abbattuto dalla caduta di fede causa di quella paura, egli volle dir messa anche il giorno dopo, divulgando la voce, casa per casa, che la paura non era degna dei Cristiani, che aver fede in Dio rende il cristiano sicuro contro ogni violenza esercitata da Allah, che è il diavolo che insidia i cuori pompandoli di paura, e dunque tornassero alla messa senza alcun timore!”. Fede e paura sono spesso collegati, ad esempio nel Cattolicesimo si ha paura della morte e della pena che l’anima dovrà subire per ciò che si è fatto in vita, così da trasmettere paura per qualsiasi azione si compia, o perlomeno questo accadeva.

Uccia Paone: Non è semplice cercare quale sia la scaturigine che nella vita degli uomini lega spesso insieme paura e fede. Forse dovremmo cercarla nei primi assembramenti tribali dei diversi popoli del mondo, senza dimenticare qualche traccia dell’antropologia. Presi insieme, paura-fede sono un binomio dissociativo e squilibrante, tuttavia presente nei secoli e ancora ai giorni di don Chicco, prete e predicatore legato alla pedanteria dottrinale nella quale è stato formato. Il binomio sconcerta quando pensiamo alla morte, all’enigma dell’evento definitivo e spesso improvviso che la morte è, e che porta con sé la paura del “dopo”. Allora cerchiamo di esorcizzare la paura abbracciando la fede cui spinge don Chicco, dicendoci che Dio promette la salvezza del paradiso a chi vince quella paura entrando in chiesa con fede (e con la frequenza che la fede esige). Ma la paura atavica cova sempre silenziosa nel cuore degli uomini. Malgrado l’apertura di papa Francesco che invita a sostituire col sorriso la paura (della morte e del Covid 19), l’enigma della morte fa vacillare gli uomini; penso che quella spinta alla fede che anima il credo di don Chicco possa essere in quel caso una valvola di sicurezza che frena gli uomini da un’esplosione emotiva che potrebbe risolversi anche tragicamente.  Allora, in questo caso e solo in questo senso, nel binomio squilibrante di paura-fede l’esortazione di don Chicco, positiva, rende vittoriosa la fede, giungendo ad equilibrare il binomio.

 

A.M.:Nell’alba che sopraggiunse, come nel risveglio in un eden segretamente cercato, cominciarono a conoscersi, a cercarsi. Nel perdersi e conoscersi, Adele sentì che fino a quel giorno era vissuta come un essere a metà, come un frutto dimezzato: ora sapeva che senza Hayat sarebbe tornata a essere la metà di sempre, e sarebbe morta in una notte, nel tempo sufficiente a un fiore di gelsomino di perdere il profumo e avvizzire senza più vita.” Chi sono Adele ed Hayat?

Uccia Paone: Adele e Hayat sono i protagonisti del romanzo. Si amano di un amore che al lettore appare forse inconcepibile, sono un corpo e un’anima sola ed è Adele che ne avverte subito la magica realtà. Dei personaggi accenno solo con un particolare, essi emergono in quel che dicono e fanno. Lascio sempre immaginare ogni mio personaggio al lettore: deve essere solo suo, un unicum solo suo.

 

A.M.: L’immobilismo ottomano è contrapposto ai capovolgimenti dell’Europa. Perché è importante continuare a riportare in luce gli eventi del passato?

Uccia Paone: Historia magistra vitae”: non l’aveva già detto Cicerone? La storia dovrebbe quindi ammaestrare chi vive il presente e guarda al futuro. Ogni nazione ha la sua storia, detta e ridetta, ma spesso isolata in grandi libri pieni di date e nomi che vengono studiati in maniera asettica, senza soffermarsi sui “perché” che la Storia (quella con la s maiuscola) esigerebbe invece per essere compresa. La Storia si forma a piccoli passi attraverso i secoli, ma non per tutti è stato così. L’Impero Ottomano è ricordato per il suo immobilismo, l’Europa per la sua dinamicità. Il primo si è formato in sei sette secoli, dal 1300 circa, con la discendenza, spesso combattuta, di sultanati. Il sultano amministrava in tutto e per tutto con diritto di vita e di morte sui sudditi. Nei secoli il sultano governò di volta in volta appoggiando una comunità o l’altra, aiutato da ministri fantocci assolutamente soggetti alla sua volontà. A questa staticità politica corrispose un forte immobilismo sociale per cui tra queste comunità, fortemente gelose della propria individualità, non sorse mai quel confronto politico che invece colmava di esperienza l’Europa. Organismo di politica e di forte bellicosità, l’Impero non poteva competere con le potenze europee, avide per tradizione dei beni oltre i propri confini. L’Europa aveva vissuto millenni di confronti socio-culturali e di espansionismo: nei secoli dell’immobilità ottomana aveva respirato il Medio Evo con le sue accademie competitive anche oltre i propri confini, era passata da Martin Lutero, dalla Riforma e dalla Controriforma, dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese e in tutto questo e in altro generando scienza, lettere, arte, filosofia, patriottismo e sangue di eroi. L’Italia contribuì e arricchì l’Europa con la sua arte e la sua cultura, ma anch’essa ebbe interesse ad abbattere l’Impero Ottomano; lo fece alleandosi con la Spagna, la Francia e anche con lo Stato Pontificio… L’Impero ottomano dovette accettare una umiliante agonia, perdendo un pezzo dopo l’altro: si sfaldò, si dissolse e perì per le ragioni, sempre uguali, scritte nei libri di storia.

Dell’Unità d’Italia ho detto nel romanzo.

 

A.M.: Causa pandemia le presentazioni letterarie non sono praticabili ma ho notato che in tanti hanno ben pensato di utilizzare i social network ed il video come alternativa.

Uccia Paone: Con i libri precedenti ho sempre avuto presentazioni fatte fisicamente. Con questo mio romanzo sono in grande difficoltà per la pandemia e per la mia totale ignoranza a qualsiasi livello di digitazione e social network.

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Uccia Paone: “… ci sono storie irreali che non sono false.” – Bruno Bettelheim

 

A.M.: A risposta dello psicoanalista austriaco che lei ha citato lascio la parola a Luigi Pirandello, lo scrittore di Girgenti, l’attuale Agrigento: “La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.”

 

 

Written by Alessia Mocci

 

Info

Acquista “Fu al suono di un’arpa eolica”

https://www.reteimprese.it/pro_A40124B393845

 

Fonte

https://oubliettemagazine.com/2020/11/06/intervista-di-alessia-mocci-ad-uccia-paone-vi-presentiamo-fu-al-suono-di-unarpa-eolica/

 

In libreria: Il sale e gli alberi di Ernesto Venturini edito da Negretto Editore


“[…] la legge 180 è stata una parte strutturale di una serie di riforme dell’Italia negli anni ‘70, come risultato di una forte mobilizzazione pubblica: la legge sanitaria, per l’appunto, la legge sul divorzio, sull’aborto, sulla libertà alla contraccezione, l’accesso all’Università anche per gli istituti Tecnici, promuovendo un’Università di massa, lo Statuto dei lavoratori.
– Ernesto Venturini in un’intervista

In tutte le librerie virtuali e fisiche dal 1° settembre 2020 è disponibile “Il sale e gli alberi. La linea curva della deistituzionalizzazione” un saggio dello psichiatra Ernesto Venturini edito nella collana Cause e affetti per la casa editrice mantovana Negretto Editore.

“Il sale e gli alberi” consta di sette capitoli (“La pratica”, “La dialettica del potere”, “Il protagonismo della soggettività”, “Gli spazi della de-istituzionalizzazione”, “I tempi della de-istituzionalizzazione”, “Riabilitare la città”, “Il sale e gli alberi”) preceduti da una presentazione ed introduzione curate dallo stesso autore Ernesto Venturini.

È presente una postfazione curata dalla studiosa, storica, scrittrice e coordinatrice del Centro di servizi per il volontariato bolognese Cinzia Migani, dallo psicologo del Dipartimento di salute mentale di Imola Ennio Sergio; dal giornalista Valerio Zanotti; e dall’attuale rappresentante della Unione Regionale Associazioni per la Salute Mentale Emilia-Romagna Valter Galavotti. Chiude un allegato intitolato “Il condimento brasiliano della deistituzionalizzazione” curato da Maria Stella Brandão Goulart, Ernesto Venturini ed Adelaide Lucimar Fonseca Chaves.

“Ci sono due strade che, fin dal loro inizio, non si sono mai incrociate: il pensiero della follia e le pratiche della malattia mentale. Basaglia, per primo, ha guardato ad entrambe. Foucault ha preso la parola per fronteggiare il monologo della ragione e ha scritto una storia della follia, Basaglia prende la parola per dare voce al balbettio della follia e per imporre il silenzio alla scienza. La malattia mentale è messa tra parentesi per poter dare voce a chi che non ha voce, per far parlare la follia: il suo silenzio, la sua invisibilità costituiscono i prolegomeni di un nuovo sapere.” – Ernesto Venturini

L’importante saggio porta in luce il processo di liberazione promosso nel campo della salute mentale in Italia, con particolare attenzione agli eventi che portarono alla chiusura dell’ospedale psichiatrico di Imola, nonché della lotta al manicomio nel mondo e la sua deistituzionalizzazione.

Nel saggio si potrà osservare una intensa commistione con il mondo della letteratura e dell’arte. Infatti, il lettore potrà incontrare riflessioni sul poeta Costantino Kavafis, William Shakespeare, Italo Calvino, Jean Paul Sartre, Antoine de Saint-Exupery, Giorgio Gaber, Ridley Scott ed altri.

Questi continui riferimenti letterari sono una scelta precisa di Ernesto Venturini per svolgere la prima funzione: la comunicazione. Usando il linguaggio della poesia, della letteratura e dell’arte l’autore, con forte impatto emozionale, rifugge la fredda terminologia della psichiatria così da rendere il saggio di facile fruizione anche per i non addetti ai lavori.

“Lo sguardo altrui dà al mio tempo una nuova dimensione. Nell’essere guardato sono spinto in una nuova condizione della esistenza, dove ho la percezione unitaria di tre dimensioni: quella dell’io, del me e degli altri. […]

Lo sguardo della deistituzionalizzazione diventa realtà quando i volti degli utenti, dimessi e rivolti verso il basso, si trasformano in volti curiosi, attenti; quando gli sguardi dei bimbi, che entrano in contatto con i pazienti in occasione di alcuni spettacoli teatrali, o quando lo sguardo dei cittadini, che volontariamente lavorano nelle comunità protette, incrociano gli sguardi degli internati e vi riconoscono gli stessi desideri e le stesse speranze, che quotidianamente li animano.”

 

Ernesto Venturini ha conseguito la laurea in psichiatria a Roma. A Gorizia e a Trieste collaborò con Franco Basaglia. Nel 1979 per Einaudi ha curato una lunga intervista-riflessione con Basaglia sull’allora recente Legge 180 pubblicata in “Il giardino dei gelsi”. Ha concorso alla chiusura dell’ospedale psichiatrico di Imola e ha condotto una significativa esperienza sulla salute mentale in vita comunitaria.

Nel 2010, per Franco Angeli Edizioni pubblica “Il folle reato. Il rapporto tra la responsabilità dello psichiatra e la imputabilità del paziente”, un saggio redatto con Domenico Casagrande e Lorenzo Toresini, un volume che prende spunto da uno scritto di Franco Basaglia e la moglie, la psichiatra Franca Ongaro, “Il problema dell’incidente”, che mette a confronto le sentenze e le perizie di alcuni casi delittuosi nei quali il medico è stato imputato di omicidio colposo per il crimine commesso dal proprio paziente.

Inoltre, l’autore in qualità di esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha accompagnato il processo di riforma psichiatrica in Brasile dal 1991 al 2006, riportando i processi ed i risultati dell’esperienza italiana.

 

Le librerie, per eventuali richieste dei lettori, sono tenute a rivolgersi ai distributori regionali che sono indicate nel sito Negretto Editore.

 

Written by Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

 

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Acquista libro “Il sale e gli alberi”

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Citazioni tratte da “Il sale e gli alberi”

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Intervista ad Ernesto Venturini

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In libreria: Aforismi di luce di Claudio Borghi edito da Negretto Editore


La storia coincide con lo sviluppo immobile dell’eternità pensante, simultaneamente linea e circolo, forma indescrivibile entro la dimensione finita del tempo. La mente si fa storia se riesce a ristorare con l’acqua della visione ultima, ad alleviare il dolore di chi non riesce a elevarsi in volo a percepirla.” – Claudio Borghi

In tutte le librerie virtuali e fisiche dal 1° settembre 2020 sarà disponibile il nuovo libro di Claudio Borghi, “Aforismi di luce – Frammenti filosofici e teologici 1976-78” edito nella collana “Versi di versi” della casa editrice mantovana Negretto Editore.

È lo stesso autore che, sin dal principio nella premessa, presenta le fonti che hanno permesso le riflessioni presenti in “Aforismi di luce”:

Le fonti, seppur molteplici, sono chiare: il libro della Genesi, il Vangelo di Giovanni, l’Apocalisse, i presocratici, Platone, Aristotele, Plotino, Dionigi Aeropagita, Agostino, Meister Eckhart, Cusano, Pascal, Spinoza, Schelling, Novalis, Rimbaud, Nietzsche, Kierkegaard, Schopenhauer, i mistici cristiani, qualche teologo del Novecento, Bergson. L’ispirazione più forte mi venne dalle Enneadi di Plotino, da L’evoluzione creatrice di Bergson e dai Frammenti di Novalis, autentici timoni nella turbinosa navigazione metafisica.”

Claudio Borghi procede con l’avvertenza al lettore riguardo l’importanza dell’atteggiamento contemplativo (propriamente con l’accezione di “Insistenza prolungata dello sguardo o del pensiero su una fonte di meraviglia o di ammirazione”, dal lat. contemplatio -onis: cum templum, con lo spazio del cielo) per le parole che si andranno ad incontrare nei frammenti filosofici e teologi:

La speculazione nasce da parole come sorgenti molteplici di senso, progressivamente svelate: luce, tenebra, io, Dio, Unico, movimento unico, Opera, Disegno sono nuclei linguistici che riverberano potenza e generano le onde guida del pensiero. Lo stile è vertiginoso. Dalle sequenze come dai singoli frammenti emana una luce di scavo profondissimo, all’insegna di una ricerca assoluta, senza interlocutori, in cui avevo attinto una dimensione spirituale unica, una sorta di fascio bruciante di energia interiore. Parole e idee sembrano tratte da un flusso magmatico. Si intravede e intrasente un contatto, la vicinanza di un fondo – o di un apice – sempre imminente.”

Segue una nota critica, avente come titolo “Una metafisica della Figura”, firmata dal cultore di filosofia Davide Inchierchia, ed indirizzata all’esplicazione non solo dell’importante tema affrontato (l’Origine assoluta) ma, come si leggerà in questo estratto, l’accento cade anche sulla forma letteraria utilizzata: il frammento.

Per quanto il frammento, con la sua caratteristica a-sistematicità, costituisca senz’altro la cifra formale dell’opera, non si tratta di un testo ‘frammentario’. Nonostante il carattere visionario, a tratti rapsodico, di un flusso interiore a prima vista di difficile decifrazione, è possibile coglierne – quasi musicalmente, ad una lettura lenta – la pulsante trama unitaria. Come accade negli illustri esempi letterari o filosofici di pensiero aforistico cui l’Autore si volge più o meno direttamente (Pascal, Kierkegaard, Schopenhauer, ma soprattutto Novalis) negli Aforismi ricerca conoscitiva, riflessione speculativa e meditazione spirituale si fondono con sapienza cercando di attingere l’unico Centro: la Cosa ultima, l’Origine assoluta nella quale materia e coscienza, immanenza e trascendenza – anziché ipostasi separabili – entrano in risonanza quali emanazioni sostanziali di una viva Essenza che di sé permea ogni creatura ed ogni natura.” – Davide Inchierchia

“Aforismi di luce” è suddiviso in nove capitoli: “Trasformazioni”, “Il pensiero come visione”, “l’Universo”, “Il movimento unico”, “L’azione creatrice”, “Pensieri della sera (undici movimenti)”, “Nuove trame di luce”, “L’oasi nel profondo”, “Bianche schiume del molo”. Segue una postilla dell’autore e chiude la postfazione dell’editore Silvano Negretto dal titolo: “Dire l’indicibile”.

Ogni giocatore non soltanto gioca, ma è anche giocato. Come il gioco, l’opera poetico-artistica come la speculazione scientifico-filosofica sono esperienze in cui il fruitore – come l’autore – è coinvolto: eventi a cui l’uomo partecipa nel divenire suo proprio e della storia culturale del suo tempo. In sintonia con Sini e Gadamer, gli Aforismi di Borghi viaggiano sulla lunghezza d’onda di una “immaginazione creatrice” che, come annotavamo nella conclusione degli appunti di lettura a L’anima sinfonica (Negretto, 2017), ci pare protesa “ad una cultura del futuro, in direzione di una ricerca sempre in divenire, fonte di ulteriori stimoli per la poesia e la letteratura contemporanea”.” – Silvano Negretto

 

Le librerie, per eventuali richieste dei lettori, sono tenute a rivolgersi ai distributori regionali che sono indicate nel sito Negretto Editore.

 

Written by Alessia Mocci

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Presentazione dell’antologia poetica Poetry Collection 2020: il 5 agosto a Piedimonte Etneo


 

“[…] la sabbia/ cammina senza sforzo/ volentieri ogni suo chicco/ rinasce estraneo// […]” – Christos Sakellaridis

“Ora che tutto è chiaro/ anima ambulante/ naufraga nel mare inquieto,/ sospesa nel tempo e nello spazio/ con la voglia di fermarsi/ e dire basta,/ […]” – Antonella Vara

Mercoledì 5 agosto alle ore 17:30 presso il Museo della Vite, in via Mazzini 5, a Piedimonte Etneo ci sarà la presentazione delle due antologie “Poetry Collection 2020” pubblicate dalla casa editrice Tomarchio Editore. L’evento è patrocinato dal Comune di Piedimonte Etneo e che vedrà la partecipazione, oltre all’editore Rosario Tomarchio, del vicesindaco Enrichetta Pollicina, dei consiglieri comunali Ivana Pollicina e Salvo Russo.

“[…] Il tempo divora già le nostre grida/ e noi stranieri, dietro perse rotte,/ crocifissi in un silenzio di sale,/ precipitiamo sulla terra inconsistente./ […]” – Claudia Ruscitti

“Poetry Collection” nasce come concorso nazionale di poesia indetto il 23 marzo e suddiviso in due sezioni: adulti e giovani. La partecipazione è stata gratuita e ha visto ben 186 raccolte concorrenti nella sezione A (adulti), fra queste sono state selezionate dieci sillogi che hanno dato vita all’antologia “Poetry Collection 2020”.

“[…] Demiurgo di uomini in uno di santi e predatori;/ viaggio di carta, templi, castelli diruti e perduti tesori;/ grembo di canti e illusione d’inchiostro;/ sasso del deserto, d’eternità Gran Maestro,/ […]” – Francesco Ferro

“Poetry Collection” è, dunque, composta da cinque autori e cinque autrici Claudia Ruscitti, Lorenzo Spurio, Antonella Vara, Massimo Scotti, Filomena Gagliardi, Francesco Ferro, Marika Addolorata Carolla, Christos Sakellaridis, Maria Greco, Guido Burgio.

“Riconduci alla quiete questa anima errante/ nell’inferno del mondo,/ che trova riparo solo nella morte./ […]” – Marika Addolorata Carolla

“[…] Zaffiri fusi che navigo dall'alto/ di questo ponte di luce a rombi/ - prova pure così - nel balzo sicuro/ del ritmo acceso, tra voci e richiami// […]” – Lorenzo Spurio

La sezione B (giovani) ha visto un numero ristretto di partecipanti per la difficoltà di raggiungere le scuole visto il particolare periodo pandemico che abbiamo attraversato, la casa editrice ha comunque deciso di premiare quattro valorose giovani autrici: Emanuela Ferrara, Marika Nistea, Ginevra Puccetti, Melissa Bove.

“Siamo il respiro/ affannoso/ difficile/ delle fibre del Mondo.// Attraversiamo l'Universo/ conservando la nostra cifra.// […]” – Filomena Gagliardi

Oltre alla presentazione delle due antologie, saranno lette alcune poesie selezionate dagli autori ed autrici presenti alla serata, e dai consiglieri Ivana Pollicina e Salvo Russo.

“È tempo/ di riprendere/ il cammino./ Un pensiero/ pervade/ le vie,/ mentre/ suoni/ echeggiano/ come armonia.// […]” – Massimo Scotti

L’editore Rosario Tomarchio, prima della decisione di aprire una casa editrice, ha pubblicato “La musica del silenzio” (Statale 11, 2010), “Storia d’amore” (Aletti editore, 2012), “Ricordi di poesie” (Rupe Mutevole Edizioni, 2013), “Cielo” (Rupe Mutevole Edizioni, 2014), “Al tuo cuore con la poesia”, l’antologia poetica “Memorie”, gli e-book "Dialogo silenzioso dentro l'anima" e "Sicily Culinary Tradition" e brevi saggi come “Il mito della semplicità”, “In cammino”, “Dalla grotta al tempio”, “In viaggio per incontrare Gesù”.

“[…] La mia matassa di pensieri / Si avvolge insieme ad una vecchia audiocassetta./ Un gabbiano sorvola sugli anni fanciulleschi/ dentro la mia mente./ […]” – Maria Greco

L’ingresso è libero ed all’aria aperta con un mirabile panorama sull’Etna, si ricorda che saranno mantenute le distanze minime di sicurezza tra gli ospiti.

Vi aspettiamo il 5 agosto alle 17:30 presso l’accogliente Museo della Vite di Piedimonte Etneo.

“[…] ascoltami,/ ti parlerò di un’epoca lontana/ nella mia patria siciliana/ quando gli amori eran raggi di luna/ e le case giardini// […]” – Guido Burgio

 

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Intervista di Alessia Mocci ad Ernesto Venturini: vi presentiamo Il sale e gli alberi


“Detestava i luoghi comuni, il pensiero fatto di stereotipe, d’ideologie, di falso cameratismo. Lui amava la dialettica, gli piaceva il confronto, persino il conflitto; ricercava le idee come risultato di uno scambio, non pretendeva l’originalità a tutti i costi, richiedeva, però, l’autenticità. “Sartraniamente” parlando, cercava l'essenzialità come derivato dall’esperienza.” – Ernesto Venturini

Un ritratto inedito dello psichiatra, neurologo e docente italiano Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924 – Venezia, 29 agosto 1980) conosciuto, soprattutto, per la Legge 180 del 1978, da cui per l’appunto prende il nome. A raccontarci di questo grande innovatore nel campo della salute mentale un altro altrettanto grande: il medico psichiatra Ernesto Venturini.

L’occasione è la prossima uscita del nuovo libro di Venturini, “Il sale e gli alberi – La linea curva della deistituzionalizzazione”, disponibile in libreria da settembre 2020 e pubblicato dalla casa editrice mantovana Negretto Editore.

“Il sale e gli alberi” è un saggio sul processo di liberazione promosso nel campo della salute mentale in Italia e nel mondo con particolare attenzione per la lotta al manicomio e la deistituzionalizzazione; con postfazione della studiosa, storica, scrittrice e coordinatrice del Centro di servizi per il volontariato bolognese Cinzia Migani, dello psicologo del Dipartimento di salute mentale di Imola Ennio Sergio; del giornalista Valerio Zanotti; e dall’attuale rappresentante della Unione Regionale Associazioni per la Salute Mentale Emilia-Romagna Valter Galavotti.

Ernesto Venturini, dopo aver conseguito la laurea in psichiatria a Roma, conobbe Franco Basaglia ed iniziò una durevole collaborazione ed amicizia. Nel 1979 per Einaudi ha curato una lunga intervista-riflessione con Basaglia sull’allora recente Legge 180 pubblicata in “Il giardino dei gelsi”. Ha concorso alla chiusura dell’ospedale psichiatrico di Imola e ha condotto una significativa esperienza sulla salute mentale in vita comunitaria.

Nel 2010, per Franco Angeli Edizioni pubblica “Il folle reato. Il rapporto tra la responsabilità dello psichiatra e la imputabilità del paziente”, un saggio redatto con Domenico Casagrande e Lorenzo Toresini, un volume che prende spunto da uno scritto di Franco Basaglia e la moglie, la psichiatra Franca Ongaro, “Il problema dell’incidente”, che mette a confronto le sentenze e le perizie di alcuni casi delittuosi nei quali il medico è stato imputato di omicidio colposo per il crimine commesso dal proprio paziente.

Inoltre, l’autore in qualità di esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha accompagnato il processo di riforma psichiatrica in Brasile dal 1991 al 2006, riportando i processi ed i risultati dell’esperienza italiana.

A.M.: Ernesto, sono lusingata di poter dialogare con lei quale esponente di una grande riforma sociale che ha portato la società a comportarsi in modo più “civile” e al contempo più “sociale”. Il suo curriculum presenta una vita di importanti amicizie e collaborazioni. Potendo permettermi un salto nel passato, la mia prima domanda riguarda l’incontro che portò al sodalizio con lo psichiatra Franco Basaglia.
Ernesto Venturini: Incontrai personalmente Franco in casa di Michele Risso, a Roma. Eravamo, mi pare, alla fine del 1967 o all’inizio del 1968. Mi ero da poco laureato in medicina all’Università Cattolica ed ero il responsabile anziano di un gruppo di medici e studenti che frequentavano il reparto psichiatrico dell’università. Michele era uno psicanalista junghiano, che, lavorando in Svizzera, aveva realizzato degli studi pionieri in etnopsichiatria. Periodicamente ci invitava nella sua casa per incontrare i suoi amici – personaggi famosi della cultura e della scienza. Quel giorno avremmo incontrato il suo amico Franco Basaglia. E Basaglia era già un mito. In quegli anni noi volevamo conoscere tutto quanto stava accadendo nel mondo in campo psichiatrico: ci raccontavamo quanto stava accadendo in Francia, in Canada, in Inghilterra. Eravamo stati a Perugia e a Città di Castello per incontrare Carlo Manuali, che promuoveva un interessante coinvolgimento comunitario sulla salute mentale, ma le notizie che venivano da Gorizia erano quelle che più ci affascinavano: lì si stava realizzando una rivoluzione, un vero cambio di paradigma scientifico.
L’incontro, in casa di Michele, aveva un tono del tutto informale, quasi amichevole. Ero rimasto subito colpito dalla quantità di tic con cui Basaglia accompagnava il suo parlare: muoveva lateralmente il capo, inarcava le sopracciglia, aggrottava le labbra. Ma, dopo un po’, non ci facevi più caso, perché eri conquistato dai suoi occhi chiari, dal suo sorriso, dall’eleganza del suo portamento (era alto), dal suo parlare torrenziale. Era estroverso, comunicativo, fumava molto. L’esatto contrario di Michele, che sembrava un gentleman inglese, tutto misurato e silenzioso. A un certo punto ho capito che Franco ci stava valutando. Come avrei capito più tardi, quello era il suo modo abituale di essere: voleva capire con chi aveva a che fare. Detestava i luoghi comuni, il pensiero fatto di stereotipe, d’ideologie, di falso cameratismo. Lui amava la dialettica, gli piaceva il confronto, persino il conflitto; ricercava le idee come risultato di uno scambio, non pretendeva l’originalità a tutti i costi, richiedeva, però, l’autenticità. “Sartraniamente” parlando, cercava l'essenzialità come derivato dall’esperienza. E così, più o meno consapevolmente, ti metteva alla prova: ti rimandava la domanda che tu gli avevi posto, chiedendoti di riformularla, quasi facendoti capire che, in realtà, tu avevi già la risposta dentro di te (era fenomenologo e socratico, contemporaneamente). Senza dubbio “il filosofo” Basaglia” (come sprezzantemente lo aveva definito Belloni, il suo direttore universitario) amava leggere, e molto anche, ma era nell’incontro con l’altro che provava il piacere intellettuale della conoscenza. E d’altra parte non erano forse le assemblee generali di Gorizia il luogo dell’ascolto, della costruzione collettiva del sapere, del raggiungimento di un potere attraverso il dialogo, il confronto? Se, poi alla fine, Franco restava deluso dall’incontro, allora il suo sguardo si faceva annoiato. Rimaneva sempre gentile, formalmente gentile ma distratto, disattento.
A distanza di tanti anni ricordo vagamente i contenuti del nostro colloquio quel giorno. Ero tutto preso dalla forte emozione di quell’incontro. E, solo quando ci stavamo salutando, ho capito che avevo superato la prova. Franco si era rivolto a me, e, guardandomi con complicità, aveva concluso: “Fai una cosa: vieni a Gorizia. Tu stesso potrai renderti conto di quello che sta succedendo”.
In quei fatidici giorni del ‘68, avevo cominciato a portare con me il libro “L’istituzione Negata”. Nel corso delle assemblee, durante le occupazioni nel Pronto Soccorso psichiatrico del Policlinico, tiravo fuori quel libretto (accompagnato da quell’altro – il libretto rosso di Mao) e leggevo, a voce alta, brani di quella nostra bibbia. Poi, per alcuni anni, avevo deciso di fare le mie vacanze estive andando a fare il volontario a Gorizia. Un mondo nuovo, seducente, si apriva dinanzi a me, così profondamente diverso dai rituali, dalla pomposa retorica dell’università. E finalmente era venuto il momento della scelta. Il direttore del reparto universitario – una brava persona – mi aveva prospettato la sicurezza di una carriera universitaria, se fossi rimasto: essendo uno tra i primi laureati di quella facoltà, ero, automaticamente, uno dei designati… Ma un giorno mi sono messo sulla mia ‘500, insieme alla moglie e alla mia piccola, di poco più di un anno, e ho lasciato quella città meravigliosa. Mi sono messo in cammino verso una piccola città di confine, in un momento critico per l’esperienza basagliana messa in crisi dall’uxoricidio di un paziente.
Sapevo quello che stavo perdendo, non sapevo quello che sarebbe accaduto… ma – alea iacta est – io, ormai, ero un “goriziano”.  

A.M.: La citazione iniziale de “Il sale e gli alberi” è dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer ed è associata all’emozione che prova ogni volta che pensa al “processo di liberazione promosso nel campo della salute mentale in Italia e nel mondo”. Qual è, invece, il significato del titolo del libro?
Ernesto Venturini: Il libro ha un titolo “Il Sale e gli alberi” e un sottotitolo “La linea curva della deistituzionalizzazione”. Parlerò, per prima cosa del sottotitolo che utilizza un’affascinante citazione di Oscar Niemeyer, il famoso architetto costruttore di Brasilia.
Ho costruito, per l’appunto, una metafora – la linea curva della deistituzionalizzazione – per spiegare che cosa significhi per me questa parola, che sembra una specie di scioglilingua. Deistituzionalizzazione non indica la semplice umanizzazione di un luogo violento – il manicomio –, non rappresenta la deospedalizzazione con il trasferimento dei ricoverati in strutture più idonee, non è la modernizzazione delle cure psichiatriche e non è nemmeno – attenzione! – la promulgazione di una legge di riforma. Senza dubbio “la riforma 180” è (è stata) un passaggio importante per migliorare le politiche di sanità mentale. Avere sancito la fine degli ospedali psichiatrici e anche di quelli giudiziari è stato un evento storico: ha riconosciuto ai folli quei diritti civili, affermati con la Rivoluzione francese e con la Carta dei diritti dell’uomo, ma negati ai folli, per duecento anni, attraverso leggi speciali – le leggi di garanzia per gli incapaci. In questo senso la riforma, come giustamente ha fatto osservare Norberto Bobbio, è una delle poche, vere riforme avvenuta in Italia e nel mondo negli ultimi decenni, perché ha riconosciuto la pienezza dei diritti anche a chi sembrava non potesse esercitarli – la persona folle.
Ma per noi basagliani la deistituzionalizzazione significa qualcosa di più: è un complesso processo scientifico, politico, filosofico, in un perenne “divenire”, che dà senso della vita, quella individuale e quella collettiva, attraverso la libertà e la responsabilità.
Niemeyer, riprendendo ed elaborando una frase di Cézanne, dice di amare nel suo lavoro di architetto le linee curve, che gli ricordano le montagne del suo paese, le sinuosità delle donne brasiliane. In modo analogo io penso che la libertà delle persone dalla malattia sia un percorso non facile, che significhi, per il paziente e per il terapeuta, affrontare l’incertezza di un orizzonte nascosto da linee curve. È però anche un cammino morbido, dolce, che si apre all’inatteso. Direi (senza alcuna piaggeria) che è un processo al femminile, perché si oppone alla rigidità, fallica e autoritaria dello sguardo dello psichiatra tradizionale; eccepisce il suo potere-sapere, che oggettiva e, di fatto, finisce per reprimere e per racchiudere in uno stigma il disagio psichico della persona. Nel libro cerco di sviluppare questo tema, e lo faccio ricorrendo, però, alla descrizione di un’esperienza, concreta ed esaltante, che ha testimoniato in modo emblematico questo processo: l’attivo coinvolgimento di una comunità – quello della città di Imola – nel definitivo superamento dei suoi due ospedali, tra i più antichi e grandi d’Italia.
… Quanto, poi, alla spiegazione del titolo – Il Sale e gli Alberi –, secondo un’abituale linea di editing, non dirò nulla, per incentivare un minimo di suspense e per lasciare alla lettura del libro la risposta a questo interrogativo.

A.M.: Nel 1967 lo psichiatra sudafricano David Cooper utilizzò per primo il termine “antipsichiatria” che divenne presto un movimento eterogeneo che avversava la psichiatria vigente. Lo psichiatra scozzese Ronald Laing, celebre per alcuni suoi studi sulla psicosi che andavano contro l’ortodossia della psichiatria del tempo, rifiutò l’etichetta di antipsichiatrico; ma lo psichiatra ungherese Thomas Szasz fu vicino alle convinzioni dell’antipsichiatria e sostenne la lotta all’istituto del manicomio e all’ospedalizzazione. Nell’introduzione lei scrive: “La deistituzionalizzazione finisce, erroneamente, per essere spesso equiparata all’antipsichiatria e diventa sinonimo del desiderio di abolire ogni istituzione di controllo sociale.” Che cos’è dunque il movimento dell’antipsichiatria?
Ernesto Venturini: Premetto che negli anni ‘60-‘70 la lettura dei libri di Michel Foucault (“Storia della follia nell’età classica”), di David Cooper (“La morte della famiglia”, “Psichiatria e antipsichiatria”), di Thomas Szasz (“Il mito della malattia mentale”) e, soprattutto, di Ronald Laing (“L’io diviso”, “La politica della famiglia”) costituivano per me un autentico godimento. Avevano il potere della rivelazione, mi aiutavano a penetrare nel mondo affascinante della psicosi, a capirne non solo le ragioni, ma anche a interrogarmi sulla nostra presunta “normalità”. In qualche modo, in quegli anni, ci sentivamo tutti degli anti-psichiatri, anche se era chiaro quello che rifiutavamo – la brutalità del manicomio (ma anche l’abuso degli psicofarmaci, l’oggettivazione dei pazienti), ma non altrettanto quella che avrebbe dovuto essere la risposta concreta ai bisogni di una situazione che avevamo difficoltà a definire “malattia mentale”. Laing, in ogni caso, si allontanò dal suo amico Cooper perché non condivideva le sue conclusioni più estreme e continuò a definirsi uno psichiatra. Cooper, dopo l’exploit teorico pratico della sua giovinezza, rimase imprigionato nel suo ruolo d’icona, andando incontro a un rapido declino intellettuale ed esistenziale. Michel Foucault rese, senza dubbio, più complesse e dialettiche le sue iniziali riflessioni contro la disciplina psichiatrica. Szasz, divenuto ormai cittadino americano, continuò a parlare contro i manicomi pubblici, ma meno verso quelli privati; diventò un convinto fautore del liberismo, anche in campo sanitario, entrò nel mondo paludato dell’Accademia, fu sostenitore di Scientology, una discutibile setta mistica-religiosa.
In ogni caso, non è stata tanto la storia personale di questi protagonisti dell’antipsichiatria, ciò che ha aiutato me (e naturalmente tanti altri) a prendere le distanze da questo importante movimento di denuncia, quanto la verifica della sua pratica velleitaria e di quella sorta di desiderio di una perenne rottura, piuttosto che di una difficile ricerca di consenso. Questo è avvenuto quando, basaglianamente parlando, siamo andati a verificare le pratiche e i loro effetti. Le esperienze antipsichiatriche – anche quella famosa di Kingsley Hall (1965) a Londra – avvenivano in ambienti privati, dove la popolazione era selezionata dal censo, dall’età (giovani), dalla cultura. Erano esperienze di nicchia, esemplari, ma con il respiro corto, senza una visione politica delle contraddizioni sociali.
Altro è stato, invece, lo spessore etico e scientifico di Franco Basaglia che ha lasciato l’università, con i suoi privilegi e rituali, per scegliere di lavorare nel buco nero del manicomio, dove erano “gestite” la povertà, le disuguaglianze di classe, le differenze sociali e quelle di genere.
Per cogliere meglio la distanza tra i due movimenti, basterà affidarci, una volta tanto, alla terminologia. Basaglia e noi con lui non ci siamo mai dichiarati anti-psichiatri. Basaglia ha sempre parlato della negazione dell’istituzione. Il nostro è, infatti, un movimento teorico-pratico contro l’istituzionalizzazione (non contro le istituzioni), contro, cioè, quell’uso delle istituzioni che sancisce la disuguaglianza, l’uso di un potere-sapere per assoggettare l’uomo. L’istituzionalizzazione è un meccanismo generalizzato che accade nelle diverse istituzioni della società: in quelle dell’educazione scolastica, nella famiglia, nei partiti, nei gruppi sociali, nelle discipline scientifiche. Il manicomio rappresenta dunque solo una delle tante istituzionalizzazioni.  Il suo opposto – la deistituzionalizzazione – è, pertanto, una lotta per libertà: “la libertà è terapeutica!” È lotta contro disciplina (nell’ottica di Foucault), è decostruzione (nell’ottica strutturalista di Jacques Derrida) di tutti quegli apparati di sapere-potere, che sostengono l’esclusione, l’emarginazione.
L’organizzazione del movimento teorico-pratico di Basaglia (una nuova istituzione!) non si chiama Antipsichiatria ma “Psichiatria Democratica”: è l’affermazione del valore della democrazia, intesa come diritto di protagonismo e di cittadinanza del soggetto, dentro lo specifico ambito della salute mentale. Siamo di fronte a un processo, che vuole svelare le manipolazioni e le mistificazioni degli apparati tecnico scientifico per negare e controllare, attraverso le istituzioni della violenza e della tolleranza, le contraddizioni sociali produttrici di sofferenza psichica.
Basaglia è sempre rimasto, per sua scelta, un funzionario pubblico, affermando il valore di una medicina pubblica, non esercitando la professione privata. Nei suoi incontri-dibattito svolti in Brasile e raccolti poi nel libro postumo “Le conferenze brasiliane”, dichiara, a fronte di chi afferma il valore preminente di una militanza politico-ideologica, che la vera rivoluzione consiste nello svolgere, fino in fondo, la propria professione. Non è forse stata proprio quella la istanza che lo ha portato a promuovere l’esperienza goriziana, provocando il cambiamento del paradigma psichiatrico? Quando Basaglia entra la prima volta nel manicomio di Gorizia, ha voglia di fuggire, di ritornare ai privilegi dell’Accademia, dove si può fare teoria. Si domanda: ma questo mondo di sopraffazione e violenza che cosa a che vedere con la mia professione di medico? Poi capisce che il suo dovere di medico è proprio quello di lottare contro questa realtà e contro la ideologia, contro la pseudo scienza che la sostiene. In questa scelta lo aiuta la sua esperienza personale di impegno politico. Franco è stato incarcerato da giovane per attività antifascista. Riconosce nel manicomio la stessa logica della prigione che ha sperimentato sulla sua pelle. Decide, così, di condividere la sua vita fino in fondo con chi deve curare, fino alla sua libertà. Rimane nel puzzo di urina dei reparti, nella miseria, tra la povertà dei proletari, decostruendo giorno per giorno, la violenza del manicomio. Fino alla fine, fino alla possibilità per tutti di lasciarsi alle spalle quell’orrenda e inutile istituzione.
Basaglia è profondamente gramsciano nel rifiutare le velleità della antipsichiatria (condivide un progetto politico sociale e sa che il cammino per l’egemonia è lungo e difficile). Basaglia è veramente un seguace di Marx: non si tratta più, ormai, di parlare, di interpretare la realtà, è tempo, ormai, di cambiare il mondo.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Ernesto Venturini: Considerando il piacere offertomi da questa circostanza, sarò generoso e le proporrò ben due citazioni, che sono, però, di uno stesso autore – Antoine de Saint-Exupéry – e recuperano, in qualche modo, il tema del viaggio.
La prima riprende una delle citazioni che sono presenti nel libro; chiarisce il valore della motivazione in un’impresa di alto significato politico, etico, scientifico, quale la deistituzionalizzazione. Dice Saint-Exupéry: 
Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma, invece prima, risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.
La seconda rimanda alla ricerca di senso per quel viaggio, che è la nostra vita:
Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.

A.M.: Ernesto, la nostra lunga chiacchierata è stata di sicuro illuminante avendomi permesso di accedere ad un periodo storico che, seppur recente, non è propriamente argomento di discussione per la mia generazione. Ha profondamente ragione quando scrive – un poco, in modo malinconico– che non si conosce la figura di Franco Basaglia, la si cita per la Legge 180 come se fosse una sorta di leggenda. È vero! Non ci è stato presentato l’uomo né la lotta ideologica che è stata affrontata, noi (e qui oso parlare per la mia generazione) abbiamo dato per scontati “i diritti civili ai folli”. Il mio augurio ai lettori è di riuscire a viaggiare nel tempo tramite le sue parole tanto da provar a tratteggiare il passo ed il suono del celebre psichiatra, nonché il lavoro che lei ha svolto e che svolge quotidianamente. La ringrazio vivamente per la lectio che mi ha concesso e la saluto con le parole dello stimato Carl Gustav Jung: “Quanto più sei intelligente, tanto più folle è la tua ingenuità. Le persone ultraintelligenti sono matte complete nella loro ingenuità. Non possiamo salvarci dall’intelligenza dello spirito di questo tempo cercando di essere più intelligenti ancora ma accettando ciò che è più contrario alla nostra intelligenza, ossia l’ingenuità. Non vogliamo però neppure diventare apposta degli stolti rendendoci schiavi dell’ingenuità, ma saremo piuttosto degli stolti intelligenti. Questo ci conduce al senso superiore. L’intelligenza si unisce all’intenzione. L’ingenuità non conosce intenzioni. L’intelligenza conquista il mondo, mentre l’ingenuità conquista l’anima. Fate dunque il vostro voto di povertà di spirito per poter essere partecipi dell’anima.”

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Pagina Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Citazioni inedite tratte da “Il sale e gli alberi”
https://oubliettemagazine.com/2020/06/08/il-sale-e-gli-alberi-citazioni-tratte-dal-saggio-sulla-salute-mentale-curato-da-ernesto-venturini/

Intervista integrale su: https://oubliettemagazine.com/2020/07/07/intervista-di-alessia-mocci-ad-ernesto-venturini-vi-presentiamo-il-sale-e-gli-alberi/

Vincitori e Finalisti del Concorso nazionale Poetry Collection 2020



Si è conclusa il 31 maggio 2020 a mezzanotte la possibilità di partecipare al primo Concorso nazionale di poesia della casa editrice Tomarchio Editore “Poetry Collection 2020”, in collaborazione con il portale web Oubliette Magazine e patrocinato dal Comune di Piedimonte Etneo.
Una competizione a suon di versi che ha visto 186 raccolte di poesie partecipanti per la sezioni A (adulti).

La casa editrice Tomarchio Editore, dopo attenta lettura, ha decretato diciannove finalisti dai quali sono stati tratti i dieci vincitori.

La sezione B (giovani) ha visto un numero ristretto di partecipanti per la difficoltà di raggiungere le scuole visto il particolare periodo pandemico che abbiamo attraversato, la casa editrice ha comunque deciso di premiare quattro valorose giovani autrici: Emanuela Ferrara, Marika Nistea, Ginevra Puccetti, Melissa Bove.

Il premio per entrambe le sezioni è la pubblicazione della raccolta partecipante in una prestigiosa antologia.

Il Concorso nazionale Poetry Collection vi dà appuntamento all’anno prossimo con la seconda edizione.

Sottostante vi presentiamo nominalmente i diciannove finalisti del Concorso, e successivamente i vincitori con una breve citazione ripresa dall’antologia che sarà pubblicata a fine luglio.
I vincitori e finalisti sono invitati alla presentazione ufficiale delle due antologie nel mese di agosto presso Piedimonte Etneo, ai piedi dell’Etna.
FINALISTI SEZIONE ADULTI
Alessandra Ferrari
Guido Burgio
Claudia Ruscitti
Carlo Zanutto
Lorenzo Spurio
Martino Dulio
Marika Addolorata Carolla
Antonella Vara
Filomena Gagliardi
Maria Fedele
Anna Maria Ferrari
Massimo Scotti
Christos Sakellaridis
Nunzio Orto
Sergio Borghi
Graziella Genovese
Francesco Ferro
Maria Greco
Antonio Pelliccia
VINCITORI SEZIONE ADULTI
Claudia Ruscitti con la raccolta “Fragmenta”
Come uccelli di passo,
ali inquiete su fuggenti acque,
inseguiamo evanescenti arcobaleni
miraggi di un celeste approdo,
dove ancorare le nostre speranze.
Dov’è la vela che naviga sicura?

Lorenzo Spurio con la raccolta “Ritornello con le fate”
“La sera che ritorna, flessuosa
e seria, come lucido stendardo,
-compunta- dopo il viaggio
avanza sulla scala delle onde.”

Antonella Vara con la raccolta “Estro… versi”
“Sei ancora nel mio tempo
oggi
come allora
passi vaganti nei riflessi
di cieli distanti
sospesi tra il buio e la luce…”

Massimo Scotti con la raccolta “L’alba dei giorni perduti”
“Forse verrà.
Forse è già stata.
Anche il sole
sembra diverso.
Solo l’uomo,
preso e
racchiuso
dentro il suo ego”

Filomena Gagliardi con la raccolta “Una strana primavera”
“Un gesto iniziatico
apparentemente semplice:
segna il nostro andare
la nostra conquista
dello spazio.”

Francesco Ferro con la raccolta “Ossuti tralci”
“Il sorriso di una stella
risuona per l’argilla cotta di Urbino
rimbalza, imprevedibile, per l’acciottolato
risale rapido le ardite salite di Raffaello
accarezza le dolci colline a pan di zucchero”

Marika Addolorata Carolla con la raccolta “Salvezza”
“Ti ho persa senza rendermene conto
so che un giorno tornerai…
Unico mio sollazzo è saperti al sicuro
Non così lontana da casa.”

Christos Sakellaridis con la raccolta “Breccia”
“la corona del mare
gioca con le flotte
di inutili cose
alghe come striscioni
rifiuti feriti
sfilacciate conchiglie
corde molate”

Maria Greco con la raccolta “Versi in libertà”
“Un bacio rubato
 Per la via degli Artisti,
 sotto il cielo di Roma.
Carezze e poi giocare all’amore.”

Guido Burgio con la raccolta “Ti darò un raggio di sogno”
“son la mia carriera...
un mucchietto di sogni che brillano
in una notte oscura
tra il non saper che fare
e la mente di tuo padre che muore”

VINCITRICI SEZIONE GIOVANI
Emanuela Ferrara con la raccolta “Ritratto d'amore e forza di un'adolescente”
“Le ore son state ideate
Per essere vissute,
Non per essere contate,
E con te io mi perdo
In ogni singolo secondo”

Marika Nistea con la raccolta “Paradiso oscuro”
“Mi hai mandato in confusione;
illusione del canto delle sirene:
le fiamme graffiavano e io incantata strillavo,
danzavo martire e mi hai lasciata ai fucili.”

Ginevra Puccetti con la raccolta “Piccolo florilegio”
“Noi siamo i pazzi
nell’angolo della piazza,
noi siamo i pazzi che si lasciano andare
perché han paura d’amare.”

Melissa Bove con la raccolta “Piccoli pensieri”
“-Cos’è un diamante bianco-?
Vedo Qualcosa splende nel cielo.
Frutta di notte tra un manto di stelle.
Fa pensare…”

I vincitori saranno contattati via e-mail.
Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti!
I nuovi Contest sono online nella Categoria Attualità/Concorsi del Magazine.

Info
Sito Tomarchio Editore
https://www.tomarchioeditore.it/
Facebook Tomarchio Editore
https://www.facebook.com/Tomarchio-Editore-103044724670916/
Bando Poetry Collection 2020
https://oubliettemagazine.com/2020/03/23/poetry-collection-bando-di-partecipazione-al-primo-concorso-nazionale-della-casa-editrice-tomarchio-editore/

Fonte
https://oubliettemagazine.com/2020/07/01/vincitori-e-finalisti-del-concorso-nazionale-poetry-collection-2020/