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La sistemazione giusta tra gli hotel a Rimini Marina Centro? Hotel Soleblu

Stai cercando un hotel a Rimini Marina Centro ma non riesci a trovare la sistemazione giusta? Scegliere un albergo moderno ed elegante ti consentirà di trascorrere momenti di piacere e relax in una delle zone più esclusive della città romagnola. Famosa per essere stata una della prime località a dotarsi di stabilimenti balneari, la marina di Rimini è collegata con il centro storico del borgo attraverso Viale Tripoli.

 Se vuoi optare per un hotel 3 stelle a Rimini Marina Centro, puoi fare riferimento a Hotel Soleblu: l'albergo si trova in Via Regina Elena 69, una parallela del famoso lungomare Giuseppe di Vittorio. Situato a pochi passi dalla spiaggia, questo hotel rappresenta un ottimo punto di partenza per godersi interne giornate in riva al mare, pomeriggi di svago tra shopping e passeggiate in centro, serate nei locali più frizzanti della città. L'hotel, raffinato e arredato con cura, si caratterizza per la funzionalità e l'attenzione a ogni minimo dettaglio; fiore all'occhiello di questa struttura alberghiera è senza dubbio la piscina panoramica che si affaccia sul mare e sull'entroterra.

Visita il sito ufficiale dell'hotel e scopri tutti i servizi offerti da questo hotel di Rimini con piscina: il design ricercato degli ambienti, l'atmosfera piacevole della zona relax e la cortesia del personale ti faranno sentire subito a casa. Regalati il meglio per il tuo soggiorno riminese: non rinunciare a una vacanza entusiasmante e al miglior rapporto rapporto qualità prezzo.

Intervista di Alessia Mocci a Paolo Maria Rocco: I Canti e Virginia, o: Que puis-je faire?

Sul senso di una vita, e sulla natura/ scanzonata degli dei, venivi inconsapevolmente/ occupata da interroganti pensieri, e di viventi/ da una moltitudine, dal mondo/ fuggitivi. Per cui anche tu poi sei partita/ dalla strada diversamente assorta/ e come rinsavita. La tua resipiscenza// [...]” - "I Canti"
Paolo Maria Rocco è nato a Napoli, e risiede a Fano. Laureato in Lettere moderne esercita ben presto la professione del giornalista (“Il Giorno di Milano”, “L’Eco di Bergamo”, “Il Resto del Carlino”, ecc.). Nella sua carriera si citano collaborazioni con Università, pubblicazioni di libri di poesie e saggi di critica italiana, curatore di mostre con nota critica in catalogo, insegnate di Letteratura italiana.
Nel dettaglio, oggi prenderò in considerazione due pubblicazioni edite da Bastogi Libri “Virginia, o: Que puis-je faire?” (2014) e “I Canti” (2015). Sperando che l’incipit abbia instradato il lettore nella curiosità di conoscere le complessità poetiche di Paolo Maria Rocco, vi lascio alle sue parole.


A.M.: Ciao Paolo, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista e non ti nascondo che ho sbirciato sul tuo curriculum scoprendo che sei nativo di Napoli, ma che hai frequentato l’Università di Lettere ad Urbino con successivo perfezionamento a Firenze. Ora sei insegnante di Letteratura e Storia nelle scuole superiori e, alle spalle, hai una carriera da giornalista e scrittore. Come mai il giornalismo?
Paolo Maria Rocco: Anch’io ringrazio te, Alessia, e Oubliette, per questa opportunità. In verità le due attività di cui parli le ho cominciate abbastanza presto e le ho continuate. ‘Alle spalle’, quindi, ho un po’ di esperienza, diciamo. Attualmente, riguardo al giornalismo, collaboro con il quotidiano online Altrogiornalemarche diretto da Elpidio Stortini. Il giornalismo è, ed è stato, per me, uno strumento importante che ho sviluppato insieme alla scrittura letteraria: ho cominciato come cronista da quando facevo l’Università, a Urbino, attraverso una emittente radiofonica, Controradio93, che ho fondato insieme a mio fratello Claudio e ad un gruppo di cari amici urbinati e non. Controradio mi ha condotto al giornalismo ‘parlato’ e alle inchieste: il giornalismo è mettere in grado il lettore di conoscere attraverso l’informazione non compiacente e non alterata, è incidere sulla realtà quotidiana porgendo notizie e informazioni utili a discernere sui fatti della vita per decidere, deliberare. Per un certo periodo è diventata la mia occupazione lavorativa principale, mentre contemporaneamente percorrevo le tappe obbligate per lasciare aperta la strada dell’insegnamento, qualche supplenza, concorsi, poi l’insegnamento come docente a contratto per l’Università, partecipazioni da relatore a qualche convegno… e nel frattempo scrivevo e pubblicavo su rivista e libri, poesie, traduzioni… Successivamente il giornalismo scritto -per La Gazzetta di Pesaro e di Ancona, inizialmente, e poi per Il Giorno di Milano, L’Eco di Bergamo, Il Resto del Carlino e altri organi di stampa- mi ha concesso di diventare giornalista professionista nell’Ordine delle Marche… E poi sono entrato stabilmente nella Scuola superiore. Comunque, l’essere diventato professionista avendo superato un difficile Esame di Stato mi dà qualche opportunità.


A.M.: Un anno e mezzo fa hai pubblicato "Virginia, o: Que puis-je faire?" edito da Bastogi Libri. Ho notato che viene definito spesso un romanzo musicale, ci puoi spiegare il perché?
Paolo Maria Rocco: Prima del romanzo“Virginia: o: Que puis-je faire?” vorrei dire che ho pubblicato poesie in alcune riviste specialistiche, tra le quali “Hortus” diretta dal poeta Eugenio De Signoribus, e “Marka” diretta dallo scrittore Clio Pizzingrilli. “Virginia...” è il mio primo romanzo e la definizione di romanzo musicale lo devo ad Anna De Concilio, critica letteraria che ha fatto risaltare, nell’intreccio tra struttura della narrazione e concetti trattati, una costruzione da spartito, appunto. La Musica è uno dei temi centrali del romanzo, il pattern, a partire dalla protagonista Virginia e da alcuni episodi che ritengo esemplari della vita straordinaria di Guido d’Arezzo (l’inventore, come si sa, della notazione musicale) la cui esperienza, nel romanzo ambientato nella nostra epoca, gioca un ruolo fondamentale.


A.M.: Come mai questo interesse verso la Musica?
Paolo Maria Rocco: Perché è un leitmotiv nella mia vita: mio nonno Gaetano era pianista e compositore, apprezzato anche da Toscanini che gli aveva chiesto di far parte della sua Orchestra, negli Usa, ma lui ha rinunciato per stare vicino alla famiglia; a Urbino è stato Direttore della Cappella Musicale del S.S. Sacramento e della sua Orchestra, e ha lasciato molte belle composizioni, sinfonie, musica da camera che sono conservate ancora lì. Altri parenti suonavano, le zie Giovanna (violino) e Lea (pianoforte), lo zio Italo, detto Bebé (pianoforte) che con il suo gruppo di musicisti ha girato il mondo con successo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, e poi altri miei famigliari hanno preso questa strada, come mia sorella Alberta, flautista e pianista, diplomata al Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro. Io, ho preso e continuerò a prendere lezioni di pianoforte, anche se è molto difficile conciliare tutto… Questo per dire che non è casuale il mio interesse verso la musica. Credo che una delle chiavi di lettura per capire la storia di Virginia, giovane musicista e compositrice del Nord America (luogo in cui è ambientata parte del romanzo), si rilevi nelle parole di Elisabeth, musicologa, personaggio importante nella narrazione, proprio quando parla del rapporto nuovo di Virginia con il suo pubblico: “Virginia ha rinunciato a esercitare il suo potere seduttivo, anzi, gliene ha rivelato un altro ma… se privi qualcuno dell’incantamento al quale vuole asservirsi, essendosi preparato esattamente per questo e, per di più, avendo pagato anche il costo di un biglietto d’ingresso…”. In questo modo Elisabeth rimarca il gesto di verità di Virginia nel quale sta una parte del significato della storia: una giovane donna che ribalta un ordine precostituito nella consapevolezza che opporsi ai conformismi, alle convenzioni sociali (privare qualcuno dell’incantamento) significa anche attirarsi mugugni -nel migliore dei casi, altrimenti proteste e contestazioni, come accade alla protagonista-, squarciare un velo di ipocrisia, mettersi di fronte a se stessi senza alibi, e conquistarsi, attraverso un percorso non semplice, uno spazio di libertà come ha ben compreso Flavia Liotti nella Postfazione. È una allegoria, insomma, della Vita, di un certo tipo di Vita (ma questo sarà il lettore a scoprirlo), la storia di una scelta dettata da un certo sentimento dell’esistenza che impone un discrimine. E anche in ciò vi è un rapporto non solo con Guido d’Arezzo -che, monaco nell’anno Mille, ha sconvolto un ordine pagandone per molto tempo le conseguenze- ma anche con altre personalità della Cultura di ogni tempo (alle quali ho dedicato spazio e ruolo significativi nel romanzo) che hanno condotto una esistenza sopra le righe e, ognuno di essi, lasciando l’impronta, indelebile, del proprio genio nonostante tante e anche gravi avversità. Il romanzo è costruito come una storia nella storia, in una struttura ad incastro e dall’andamento circolare nella quale sono presenti flash-back, accelerazioni, pause di riflessione, ritmato dagli episodi della ricerca della parte mancante di un antico breviarium musicale (un impegno condotto da Virginia nella consapevolezza che ciò la disporrà ad un percorso di conoscenza interiore, ma che non costituisce la vera impresa che lei affronterà e della quale lascio la scoperta al lettore), e dai luoghi in cui si svolge la narrazione, tra i quali il Monastero marchigiano di Fonte Avellana (nel quale ha soggiornato Guido d’Arezzo) e il Maine. Anche la ‘storia’ del breviarium è una storia di conflitti e armonie… ma non voglio dire di più su questo Codice così conteso perché credo nel piacere della lettura che porta anche a scoprire episodi dei quali si è perduta del tutto la memoria purtroppo… E poi ho curato –anche attraverso il rilievo che ho voluto dare alla funzione dialogica- che fossero ben rilevate le corrispondenze tra gli stessi luoghi e gli stati d’animo dei personaggi… non meno importante la storia d’amore di Virginia e lo scarto narrativo che interviene alla conclusione della narrazione, che si può definire anche ‘colpo di scena’… per questo anche Salvatore Ritrovato, poeta, critico letterario e docente universitario, ha parlato di “Virginia” come di una narrazione tra le più interessanti nel panorama della narrativa contemporanea, e gliene sono grato.


A.M.: Confermando Bastogi Libri, qualche mese fa vede la luce un’opera intitolata “I Canti”. Quando nasce la tua passione per la poesia e a quale tipologia di scrittore pensi di appartenere? Sei maggiormente poeta o scrittore?
Paolo Maria Rocco: Scrivo poesie da quando ero al Liceo. E non ho mai smesso di farlo. Non dico nulla di nuovo se affermo che scrivere poesie dispone ad un lavoro intenso, disciplinato e severo, ma non potrebbe essere altrimenti. Deve essere così. E questo suggerisce a quale ‘tipologia di scrittore’ –come mi chiedi- io appartenga insieme a non pochi altri che concepiscono la scrittura in versi non come una vocazione, una missione, ma come un’arte che ha delle regole, come tutte le arti che, se si vuole coltivare, si deve innanzitutto rispettare dotandosi, preliminarmente, degli strumenti idonei a capirla, a cominciare dal dato, per esempio, costituito dal valore polisemico della parola poetica, del suo potere evocativo, del simbolismo... In questo senso, ma non solo, la cosiddetta ‘semplicità’ (concetto che, mi sembra oggi mal compreso guadagni molti adepti) non è il metro di giudizio di una buona o di una cattiva poesia: la ‘semplicità’ in Poesia non vuol dire, come spesso accade, faciloneria, sciatteria della lingua e dello stile con inevitabile depressione e mortificazione del significato. Al contrario, la poesia è complessità, tant’è che la comprensione di una poesia non può mai fermarsi ad una lettura di superficie (che può far piacere perché magari si orecchia una certa cadenza o si è colpiti da una particolare immagine), si deve cercare di capire perché l’autore abbia messo una parola proprio in quel punto del verso e non in un altro, perché proprio quella parola e non un’altra, quali rapporti quella parola intrattiene con la parola che la segue o con quella che la precede, e un verso con l’altro, e con l’insieme del componimento, e le figure retoriche, e il ritmo e la musicalità del verso, e tante altre cose che si imparano, col tempo e con la dedizione e lo studio… sto parlando dello stile, anche, e della ricerca dello stile, importantissimo in poesia come in prosa. Quella cosa, lo stile, che faceva dire a Luois-Ferdinande Celine: “Quel che conta è lo stile, e allo stile nessuno vuole piegarvisi. Richiede un enorme lavoro, e alla gente non piace il lavoro (…) Senza del lavoro non puoi fare molto… c’è l’eloquenza naturale, beh è davvero nociva, l’eloquenza naturale, veramente nociva. Bisogna che la cosa tenga sulla pagina. Per tenere su una pagina serve uno sforzo grandissimo. (…) Questo stile è un certo modo di forzare le frasi, a farle uscire leggermente dal loro significato abituale e poi di scardinarle, per così dire, di spostarle e forzare così il lettore stesso a spostare il suo senso (…) Questo richiede enormemente del distacco, della sensibilità; difficilissimo da farsi perché bisogna girarci attorno… Attorno a cosa? Attorno all’emozione (…)”.


A.M.: Lo stile come organizzazione formale dell’emozione?
Paolo Maria Rocco: In un certo senso, come sua elaborazione nella scrittura letteraria. Questo dovrebbe convincere anche dell’importanza, non sempre riconosciuta, dello strumento linguistico che utilizziamo. Quando Georges Bataille dice che la poesia non serve a fare rivoluzioni poiché può solo ribaltare l’ordine delle parole, non dice una battuta ma qualcosa che riguarda lo statuto stesso della poesia, la rivoluzione non è quella comunemente intesa dai ‘rivoluzionari di professione’ ma, per esempio, la consapevolezza dell’autonomia del linguaggio utilizzato a fini estetici, della baudelariana magia evocatrice della lingua poetica, della compresenza di più livelli di significato, della assunzione di una realtà altra che ci porta poi al rilievo del ‘non-detto’, dell’implicito, del presupposto che impone, da parte del lettore, la capacità di integrazione del senso… ciò che troviamo anche, variamente trattato, nelle teorie dei formalisti russi, degli strutturalisti, di Jakobson, di Umberto Eco, o di Agamben che sostiene “Non c'è poesia senza pensiero, così come non c'è pensiero senza un momento poetico” poiché “filosofia e poesia non sono due sostanze separate, ma due intensità che tendono l'unico campo del linguaggio in due direzioni opposte: il puro senso e il puro suono”, o ancora Agosti, Saussure e tanti altri non meno importanti… Per chi scrive con la consapevolezza di ciò che si sta facendo, quindi, non credo possa avere asilo la distinzione tra scrittore di poesie e scrittore di narrazioni (quando non ci si riferisca esclusivamente alla struttura della forma), o, men che meno, l’avere la cognizione di sè come poeta o come narratore. Si può essere l’uno o l’altro, o entrambi nello stesso tempo, per molti validi motivi (quando di essi si accerta la presenza).


A.M.: È pratica di taluni dedicare il proprio libro a qualcuno per svariati motivi, quali per esempio una forte emozione che lega i due, od un aiuto importante, o solamente una citazione. “I Canti” è dedicato ad Alfredo e Vera, ci racconti chi sono?
Paolo Maria Rocco: Io lo considero un omaggio. Alfredo e Vera sono i miei genitori. Ai quali devo l’amore per le cose belle, vere, quindi, grazie alla cura che hanno avuto nel crescere ed educare noi figli in un ambiente sano e nel metterci a disposizione, fin da piccoli, insieme ai giocattoli e ai tanti momenti di divertimento puro, anche molti libri la cui lettura abbiamo vissuto come un divertimento e un piacere… diverso. Siamo stati fortunati come credo lo siano molti per ragioni analoghe. E, in seguito, la biblioteca si è arricchita sempre di più. Ti sono grato per questa domanda perché mi dà l’opportunità di dire qualcosa dei miei genitori, e di ringraziarli. Mio padre, che ha sempre coltivato un interesse costante e anche specialistico per la Cultura, negli ultimi tre anni della sua vita ha occupato il suo tempo dedicandosi, da autodidatta, alla traduzione dallo spagnolo di quattro romanzi di Benito Pérez Galdόs (La de Bringas, Tristana, Tormento, Fortunata e Jacinta): poi Carlo Bo, con l’acume di studioso e l’intelligenza che gli erano propri, ne ha scritto molto lusinghevolmente, dedicandogli una pagina intera nel settimanale Gente sul quale teneva una rubrica sulla Letteratura. Prima ancora scrisse un bel saggio sulla medicina omeopatica (uno dei suoi interessi) in “Agorà – Trimestrale su Natura e Società, Linguaggio e Cultura”. Mia madre è stata una valente e apprezzata ceramista d’arte, a Urbino, una delle capitali della ceramica d’arte e poi a Napoli, per un certo periodo. Oggi, è un’accanita lettrice di romanzi, di biografie e una instancabile compilatrice di cruciverba! Insomma, un ambiente propizio per favorire certi piaceri, corroborati dai racconti dell’infanzia dei miei genitori: di quando mio padre visse in Eritrea (mio nonno paterno, Alberto, era un ufficiale dell’Esercito italiano durante la Seconda Guerra) in un ambiente per molti versi ostile, selvaggio ma anche esotico, affascinante nei suoi ricordi, o quando mia madre e la sua famiglia nascosero un ufficiale inglese in casa, a Gallese (cittadina laziale ove abitarono per diversi anni), mentre c’erano i tedeschi che si erano impossessati di tutti i locali del pianoterra per insediarvi una postazione radio che manteneva i collegamenti con le truppe comandate da Kesserling e acquartierate sul vicino monte Soratte… o ancora quando, sempre tra il 1943/44, furono ‘visitati’ nella loro abitazione da alcuni soldati Polacchi in ritirata perché stavano arrivando gli Alleati; ci racconta di come chiedessero, nonostante fino a poco prima occupanti, che mio nonno suonasse per loro musica classica insieme alle mie zie, e che mentre ascoltavano piangevano e applaudivano e si asciugavano le lacrime chiedendo di suonare ancora… E di tanti altri episodi vissuti nell’immediato Dopoguerra… E poi devo sottolineare la presenza dei carissimi nipoti, dalla più piccola al più grande d’età: Aurora, Caterina, Ettore, Guglielmo.


A.M.: Cinque Tempi, un intermezzo ed i sonetti. Come nasce la struttura de “I Canti”?
Paolo Maria Rocco: In realtà credo che la cosa più difficile per chi scrive poesie sia parlare delle proprie, così come leggerle in pubblico. Per questo anche rimando alla lettura della Prefazione ai “Canti” curata dallo studioso Al J. Moran che ha evidenziato con una bella lettura critica gli aspetti più significativi della mia raccolta di poesie. “I Canti” sono una selezione di poesie scritte in un sensibile arco di tempo, fino ad oggi. Non ho assegnato, però, un ordine esattamente cronologico alle poesie perché il ‘discorso’ si alimenta di rimandi, di connessioni, di approfondimenti di temi, e di sperimentazioni formali come accade quando è in gioco una visione del mondo per le quali l’autore ingaggia un vero ‘corpo a corpo’ con la lingua, innanzitutto, e con il significante e il significato quindi, con il dispiegarsi dell’esistenza ‘qui e ora’, con quanto di universale essa può testimoniare anche nel patrimonio acquisito di storia, sentimenti, informazioni, pensieri, concetti... Da qui anche la decisione di distribuirle in sezioni che costituiscono i Tempi, appunto, dell’elaborazione più che dello sviluppo diacronico, quindi, dei temi che affronto.


A.M.: La poesia ne “I Canti” diventa l’atroce verità dell’Io. Il mondo immaginario si interfaccia così con i desideri o pulsioni più celate. Cosa nasconde questa tua opera?
Paolo Maria Rocco: Perché ‘atroce’? A ben vedere credo non sia atroce alcuna verità… Mi permetti una citazione? William Blake diceva che “la verità risiede nel cuore umano, perché nel cuore dell’uomo sono bene e male, innocenza ed esperienza, purezza e corruzione, cielo e inferno”. Tutti siamo fatti di tutte queste cose. È certo che ci colpiscono i fatti della vita quotidiana o del ‘vissuto’, fatti atroci anche, ma non è di questo che stiamo parlando, vero? L’Io, poi, non mi sembra possa essere accompagnato da sostantivi (o aggettivi) che lo qualifichino: non può esserci una verità dell’Io come non può esserci una falsità dell’Io. E poi la Poesia non è portatrice di verità, la Poesia interroga, pone questioni e si interroga, e può farsi anche assertiva, e se ambisce alla verità lo fa dal luogo di un dialogo ininterrotto dell’uomo con se stesso, con gli altri, con la natura, con la storia, con il mito, con la creatività. Riguardo alle pulsioni e ai desideri, la questione è davvero importante, ed è filosofica, bisognerebbe interpellare Platone, per esempio… Il professor Gianni Scalia (tra i fondatori di Officina con Roversi e Pasolini), che voglio citare perché è uno studioso tra i più importanti sulla scena contemporanea –e che ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente- ci ricorda che il demone platonico del Simposio è mancante e desideroso del bello e del bene, “Desiderio, insomma, di ciò di cui manca e a cui aspira; la tensione e l’ascesa lo guidano a un compimento, se nel Fedro la reminiscenza come conoscenza di una “vita anteriore” prima di una caduta e di un oblio, una memoria originaria accende l’anima, ad essa mette le ali”. Ecco, io ‘pulsioni’ e ‘desideri’ li intendo in questo senso e sono proprio di questo… nodo… e di questa ascesa che dicono le mie poesie. Per questo Al J. Moran nell’Introduzione esordisce sottolineando che «Non eravamo in pochi a essere convinti che non ci fosse più un tempo per il pensiero poetante –forma poetica del pensiero forte- certi quanto meno dell’eterogenesi dei fini poetici. Ora una poesia nuova induce a ricrederci e ad ammettere che invece c’è un tempo ancora per la poesia della opposizione aperta e dichiarata al mondo». Quando si parla di ‘verità’, quindi, è nell’accezione di ricomposizione mitica tra finito e infinito, riconciliazione degli opposti che contempli il cuore degli uomini, perché è nella contraddizione costituita da quella tensione che acquistano senso libertà e creatività: «Alla verità la poesia resta invece fedele –continua Al J. Moran nell’Introduzione- alla possibilità di attingerla nell’intermondo di cui scriveva Hölderlin, tra le dimensioni del divino e dell’umanità, dove si trova il poeta. La chiama in causa la verità, depositata nelle informazioni e nella storia che l’anima raccoglie in forma inconscia restando in attesa di restituirla. Soltanto la reminiscenza dei fatti che l’esperienza vissuta trasforma in esistenza psichica, può cogliere in quelli la verità formatasi al contatto tra ciò che percepiamo in noi durevole oltre noi stessi, e la sostanza individuale, per ridestarla e portarla in superficie. Avviene nei momenti della reminiscenza che le idee eterne che esistono in ogni uomo si disvelino tornando a vivere in forma intuitiva, per immagini rivelate, le sole in grado di aprire lo spazio del significato dentro la realtà presente immemore di sé. È questione di fede. Nei Canti le cose accadono su un piano verticale, tra cielo e terra. Il poeta non prova l’ipocrita vergogna di riconoscere che il patrimonio di verità dormienti in ciascuno è quel che rende all’uomo la sua sacralità». Una tensione verso l’ “uno”, verso l’armonia, che non può essere allora se non azione della bellezza e dell’amore. Da tutto ciò l’orfismo dei miei componimenti sottolineato da Moran (nel suo rilevare anche la mia operazione sul linguaggio e i luoghi della mia ricerca), e che –in estrema sintesi- non è soltanto il riconoscere noi stessi nati dalla cenere dei Titani, di una materia che imprime in noi il bene e il male, ma nella tensione, che è ideale etico, a ridestare e a far vivere quella parte di divinità, di sacro, che è in ciascuno.


A.M.: Che tipo di letture ti affascinano?
Paolo Maria Rocco: Tutte, Alessia, a cominciare da tutte le letterature ‘classiche’ (italiana, russa, inglese, spagnola, dell’Est…), e poi, riguardo alla letteratura contemporanea, dando per scontata la selezione che si deve fare tra un Autore e l’altro, leggendo quelli, e sono tanti, che ritengo di valore. Poesia, narrativa, saggistica, filosofia, teatro. Insomma, leggo molto, mi piace. In questo periodo sto leggendo due libri di tutta evasione, diciamo: racconti dei Narratori meridionali dell’Ottocento e poi Il venditore di storie di Jostein Gaarder, norvegese, un libro datato ma che non avevo ancora letto. Ma poi mi fermo e prendo Rilke o Leopardi, oppure Campana, Saba, Sereni, D’Annunzio, Pascoli, Hölderlin, Heine, Baudelaire … e poi continuo… e includerò Gozzano che voglio leggere con più attenzione…


A.M.: Questa estate sarà ricca di presentazioni ed eventi oppure di relax e riposo, magari un po’ distanti dal pc? E poi: ci sono novità editoriali che ti riguardano?
Paolo Maria Rocco: Farò una presentazione dei “Canti”, qui nelle Marche (sarà la seconda) e poi a Settembre a Firenze, per “I Canti” e per “Virginia”. Ma soprattutto scrittura. E poi sto preparando, con altri due amici professori, un Convegno che si terrà a Settembre o Ottobre per la scuola nella quale insegno. Riguardo alle novità editoriali, non posso parlarne per il momento.


A.M.: Non ti chiedo ora di salutarci con una citazione, come faccio, a volte… ma… se, invece, tu ci regalassi una tua poesia?
Paolo Maria Rocco: Lo faccio con piacere! Per ringraziare te e quanti leggeranno vi saluto con una poesia tratteada “I Canti”, a presto…!
Tu lo percepisci il repentino mutamento/ dello sguardo che acquista una garanzia/ sulla realtà evocata. Qualcosa di noi/ in fondo rimane isolata nella stanza (una misura/ dislocata, una discordanza tra noi/ già investigata, impervia, di quota/ non elevata). Dove non passa ti dico/ inosservata la dilatazione nel buio/ della pupilla e una deambulazione/ soffocata rimette in allarme/ i sensi. Ti sei ancora una volta impegnata// A ricostruire connotati nel solaio (si comprenda/ la condizione del cuore inviolato, e il profilo/ plausibile del tempo, com’è al tatto/ angusto) com’è sempre sottoposto, al soldo/ dell’ignoranza dei giorni. Sopravanza lo stupore/ di un sentimento ammaestrato un riflettore/che abbaglia: ci sorprende/stagliati dall’alto come vorremmo essere/ritratti, in ansia sull’impiantito/e sopraffatti destinati a fare/di queste masserizie un solo fuoco


A.M.: Paolo grazie per questi tuoi profondi versi! Ti saluto e consiglio ai nostri lettori di acquistare “Virginia, o: Que puis-je faire?” e “I Canti” direttamente dalla Bastogi Libri, in alternativa è possibile acquistarli in libreria oppure online su Amazon, Ibs, Mondadoristore (etc). Riporto la parte conclusiva dell’incipit del Primo Tempo “I Canti”:
Era già stata umana, del mondo che rimase/ noncurante di te l’intuizione - prevalse nelle sue mani/ operose un’inquietudine premonitrice, un particolare/ esorbitante, e certo al cielo irrilevante. Del resto/ come dalla postazione cieca tu elevata al mondo divinassi,/ oh anelanti parole l’immensa azzurrità/ per le dolenti figure il magistero tuo mi viene in mente.


Written by Alessia Mocci


Info


e.mail: paolomariarocco@yahoo.it


Fonte
http://oubliettemagazine.com/2016/07/15/intervista-di-alessia-mocci-a-paolo-maria-rocco-i-canti-e-virginia-o-que-puis-je-faire/



Come Smettere di Fumare: consigli utili

Nel 2016 ci sono ancora tante persone che non riescono ad abbandonare il vizio del fumo.

La nicotina è una sostanza che crea dipendenza, ci vuole forza di volontà e costanza per poter smettere definitivamente, spegnere l'ultima sigaretta, migliorare la propria salute e quelle delle persone vicine.

Come Smettere di Fumare: consigli utili

Nel 2016 ci sono ancora tante persone che non riescono ad abbandonare il vizio del fumo.

La nicotina è una sostanza che crea dipendenza, ci vuole forza di volontà e costanza per poter smettere definitivamente, spegnere l'ultima sigaretta, migliorare la propria salute e quelle delle persone vicine.

Il sito SmetterediFumare.net è una guida pratica e ricca di consigli utili da consultare quotidianamente per poter imparare i metodi giusti per allontanare la dipendenza da fumo.

Liguria, vacanza alternativa tra mare e monti

La Liguria è una stretta striscia di terra, contesa e abbracciata dal mare e dai monti, che sa
attratrre ogni tipo di viaggiatore, concedendo una parte di sé a chi saprà andare alla ricerca dei suoi aspetti più nascosti, offrendo una vacanza al di sopra di ogni aspettativa. 
Agriturismo in Liguria raccoglie molte strutture sparse sul variegato territorio ligure, che saranno capaci di soddisfare tutte le esigenze, mettendo il visitatore in contatto con l'essenza più vera di questa regione.

Per chi ama il mare sopra ogni cosa, si tratterà di scegliere tra il litorale sabbioso del ponente, lambito da un mare limpido e premiato ogni anno dalle Bandiere Blu di Legambiente, ideale per una vacanza in famiglia e con bambini e il litorale più vario e scoglioso del versante levantino.In particolare, a ponente, la spiaggia della Baia dei Saraceni, a Varigotti, con il suo manto di sabbia fine e ghiaietta offrirà la possibilità di fare bagni rilassanti in un'acqua cristallina o di passeggiare, all'alba ed al tramonto, ammirando il paesaggio.

Sul versante di levante, per chi ama alternare al mare delle semplici passeggiate o dei più impegnativi trekking, non si può assolutamente mancare la visita a San Fruttuoso di Camogli dove, a far da sfondo ad una splendida spiaggia di ciottoli, si potrà ammirare l'Abbazia dell'VIII secolo. San Fruttuoso è raggiungibile, via terra, solo a piedi, attraverso uno dei due sentieri che partono da Portofino Vetta o da Portofino Mare (90 minuti entrambi) oppure via mare con un'ampia possibilità di scelta, con uno dei battelli in partenza da Recco, Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Sestri Levante, Lavagna, Chiavari e Genova. Se invece ci si vuole rinfrescare, salendo rapidamente di quota, in Liguria è possibile: sarà sufficiente spostarsi verso l'interno di qualche decina di chilometri per trovarsi improvvisamente immersi in un paesaggio assolutamente montano.
Alle spalle di Arenzano, ad esempio, tornando sul versante di ponente, con un trekking di circa 4 ore, si potrà raggiungere la vetta del Monte Argentea, la cui vetta situata a 1083 metri di altitudine permetterà di
godere di un panorama senza eguali sul mare e sulle montagne circostanti.

Venite a trovarci su www.agriturismoinliguria.com per conoscere le nostre strutture sparse per la regione e trovare il vostro punto di partenza ideale per un vacanza indimenticabile in Liguria.

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Lasciati conquistare da un all inclusive in hotel a Cervia, scegli gli Union Hotels

Per una vacanza perfetta conviene cercare un hotel a Cervia all inclusive. La possibilità di soggiornare con il servizio tutto compreso è ideale per chi vuole una vacanza tranquilla, soprattutto per chi è al mare con i bambini. Con le proposte all inclusive dei migliori alberghi di Cervia le vacanze sono più rilassanti, e non si vorrebbe più tornare a casa. Cervia è una bellissima località, lontana dal clamore dei paesi più affollati, perfetta per il soggiorno con la famiglia.

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Intervista di Alessia Mocci a Tania Scavolini: la donna, la poesia e Riflessi in volo

Riflessi in volo” è un viaggio dell'Io seguendo il flusso di riflessioni inconsce e consce, tramite riflessi di sogni e ricordi. È un viaggio della Vita per approdare a isole di saggezza e speranza, attraversando sofferenza e dolore. È un viaggio dell'Amore come connessione di individui, come propulsione di passione e sentimento. È, infine, un viaggio dell'Anima per rintracciare scintille di energia in ogni piccola parte dell'Universo.”

L'incipit della nuova silloge di Tania Scavolini, “Riflessi in volo”, è di forte impatto, ci trasporta per alcuni istanti nell'ipotetico viaggio dell'Io alla costante ricerca di espansione. L'Io si immedesima, in ogni verso, con il suo passato trascendendo tempo e, sopratutto, spazio.

Un viaggio nei ricordi, non sempre piacevoli, ma necessari come rotte in mare alto in un mondo di evocazioni. Lei, l'autrice, raccoglie la semina e serenamente osserva la “mappa della sua esistenza come progetto di riappropriazione di sé e della sua autenticità” (dalla prefazione di Anna Maria Vanalesti).

Una breve premessa, per una lunga ed interessante intervista. Buona lettura e se avete qualche altra domanda, l'autrice è disponibile per soddisfare ogni vostra curiosità. Lasciate un commento!


A.M.: Ciao Tania, ti ringrazio fortemente per l’intervista, ci conosciamo da tanti anni ma ancora non avevo ancora avuto il piacere di presentarti ai nostri lettori. Benvenuta su Oubliette Magazine ed iniziamo pure. Qual è stato il momento in cui hai capito di dedicarti così profondamente alla scrittura?

Tania Scavolini: Ciao Alessia, sono io che ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di far conoscere ai lettori non solo le mie poesie che in tanti già hanno modo di leggere, ma anche di svelare un pochino chi si nasconde dietro di esse. Inizio perciò col rispondere alla tua prima domanda, dicendo che, pur avendo scritto poesie fin dai tempi della mia adolescenza, c'è stato un grande lasso temporale di assenza da ogni forma di scrittura, probabilmente colmato da un'altra grande passione nata anch'essa da bambina e cioè la pittura. Solo in età matura ho risentito la spinta interiore di esternare le mie emozioni tramite la poesia, un ritorno quindi alla mia vecchia passione, ma tanti anni dopo. Non credo in ogni caso che se si ha più maturità si scrivono poesie migliori, credo piuttosto che le esperienze fatte durante il proprio vissuto, gli stati d'animo provati durante le variegate vicende della vita costituiscano sicuramente uno stimolo ideale ad ispirazioni poetiche più intense. Quindi circa nel 2008 ho rispreso a scrivere, ma solo nel 2009 ho avuto modo di far conoscere le mie poesie anche su Facebook. Ricordo ancora quale è stata la poesia, dal titolo "Mare mio", con la quale nuovi amici poeti mi hanno conosciuto. Uno in particolare, il poeta e scrittore Gabriele Prignano, a cui sono legata ancora adesso per affetto e stima, mi ha spinto a continuare, esortandomi a liberarmi della timidezza ed io un po' a fatica ho superato questa paura, accettando di esporre quello che fino a poco prima era destinato solo a me. Contemporaneamente l'amministratrice di un sito letterario, leggendo una mia poesia su Facebook, mi ha invitato a farne parte e dopo poco mi ha offerto la possibilità di entrare in redazione. È stata un'esperienza importante che mi ha fatto crescere anche nello stile. Leggendo molto, creando temi ispiratori, commentando altre poesie e scrivendo recensioni mi sono sicuramente creata una base formativa che non guasta di certo. Tutto questo, insieme con l'attitudine alla poesia, probabilmente già in mio possesso, è stato determinante per capire che nella mia vita ormai non poteva più mancare la scrittura.



A.M.: La tua ultima pubblicazione “Riflessi in volo” nasce dopo un lungo peregrinare nei versi che si muovono nella mente. Tutto sta nel catturare il momento e metterlo su carta, o tastiera. La mia curiosità sulla tua produzione inizia proprio con questo quesito: intramontabile carta o moderna tastiera?

Tania Scavolini: Pur essendo nata nel 1959, quindi cresciuta per la maggior parte della vita senza pc, uso la tastiera e non potrei farne a meno. Trovo che sia comodissimo sia per scrivere e rapidamente correggere, sia per creare una sorta di archivio diviso in cartelle anno per anno. Cosa alquanto utile! La penna mi è utile a volte per fissare un concetto che mi viene in mente al volo, magari stando in macchina ferma a un semaforo o in sala d'attesa dal dottore o in altre situazioni di questo tipo. Ci sarebbe anche l'utilizzo del cellulare, in cui ho word ma ci ricorro solamente d'estate quando sono in vacanza.


A.M.: E sul fattore tempo invece? Quante ore di lavoro instancabile ci son volute per concepire “Riflessi in volo”? Quanto materiale hai scartato, vagliato per poi successivamente autorizzare la pubblicazione?

Tania Scavoloni: Il libro “Riflessi in volo” parla di riflessi: dell'anima, dei ricordi del passato, delle immagini rubate ai sogni, delle voci colte dalla strada, dell'amore, della bellezza della natura, delle presenze e delle mancanze. Prima che nascesse il titolo, avevo un' idea già nella testa di riunire tutti i testi che si ricongiungessero ad un certo tipo di tematiche e contenuti, e li ho vagliati in funzione di questa scelta. Anche la ricerca del titolo non è stata semplice. Riflessi in volo è nato quando ancora non avevo compreso che le mie poesie erano in realtà dei riflessi delle varie emozioni e stati d'animo. Quando ho trovato il titolo, ho capito ciò di cui stavo parlando nella mia raccolta. Il libro era pronto già verso la fine del 2014, tanto che sono presenti anche poesie scritte nel 2012 e anni successivi. Il tempo è stato necessario, ma in realtà è stato in stand by in attesa di capire se pubblicarlo come gli altri tre che lo avevano preceduto che mi permetto di citare in ordine di pubblicazione: 2010 Squarci di cielo, 2011 Mare e Terra, 2012 Diario di un'assenza, oppure tentare di cercare una casa editrice compatibile alle mie esigenze e alle mie tasche. Durante questo periodo in ogni caso ho curato al meglio il libro: la cover che è un acquerello personalmente dipinto da me, raffigurante una donna sognante e avvolta da un volo di farfalle; la prefazione-recensione è a cura della critica letteraria Anna Maria Vanalesti, che ho l'occasione anche qui di ringraziare per la competenza e il cuore con i quali ha preso in mano il mio libro, accarezzandolo con le sue parole di grande spessore professionale. E infine l'editing che ho fatto curare dalla persona che mi sta ora intervistando. Quindi, dopo le mie prime tre pubblicazioni con self-publishing sentivo la necessità questa volta di arrivare a una pubblicazione "vera" ma, viste le varie difficoltà in cui si trovano gli autori esordienti specie di poesia, stavo per rinunciare anche stavolta, finché, dopo vari preventivi e proposte editoriali, ho optato per CTL, Centro Tipografico Livornese Editore, che ringrazio per la serietà e professionalità con cui si sono dedicati e si dedicano al mio libro. Il libro è stato pubblicato nel marzo 2016.



A.M.: Quando ho letto per la prima volta la tua raccolta ho sentito un Io in perenne viaggio tra i ricordi del passato e l'attesa del futuro. Una prigione temporale in cui danzano riflessioni sulla vita e sul grande motore che muove il Mondo: l'amore. Qual è la chiave di lettura per potersi avvicinare alla tua poetica?

Tania Scavolini: La prof Vanalesti in chiusura della prefazione scrive: "Che dire ancora di queste poesie se non che arrivano dirette al lettore e lo coinvolgono con raffiche di luce, intenerimenti, palpiti, perché in ogni verso c’è il cuore del poeta che solo così placa il suo dolore e la sua inquietudine. In bilico tra la notte e il giorno, tra la realtà e la poesia l’autrice difende il suo pensiero, il suo progetto di vivere e il suo disperato bisogno di amore." Il consiglio che do ai lettori per avvicinarsi alla mia poetica è quindi di lasciarsi andare completamente al fluire delle sensazioni che i miei versi trasmettono. Il coinvolgimento apparirà naturale ed immediato. Chi ha letto il mio libro, se ne è trovato rapito, emotivamente irretito fino anche alla commozione. Ha lasciato che il dolore, l'amore, la malinconia e la nostalgia espressi nei versi arrivassero anche nel suo cuore e lo pervadessero. La chiave di lettura è: aprire il flusso e interagire emotivamente coi miei versi!



A.M.: “Riflessi di volo” presenta una dedica importante, vuoi raccontarci il tuo rapporto con la poetessa Liliana Toscano?

Tania Scavolini: Certamente, ho dedicato la raccolta alla cara Liliana, poetessa di Palermo scomparsa due anni fa, conosciuta su Facebook in occasione di un mini concorso indetto da me qualche anno fa sulla mia pagina Squarci di cielo, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia. Come Premio finale avevo messo uno dei miei libri. Scrissero in parecchi... ma alla fine per me la poesia vincitrice fu quella di Liliana che ancora non conoscevo. Così entrammo in contatto rapidamente e anche subito in sintonia. Era una persona solare e positiva ed aveva tanto entusiasmo, nonostante la sua malattia. Ci accomunavano tante passioni, tra cui l'amore per la cultura e per la sua diffusione anche tra i bambini, l'amore per i meno fortunati di noi, avevamo adottato entrambe bambini a distanza in Africa e l'amore per la poesia ovviamente. Ogni tanto ci sentivamo al telefono per scambiarci idee, opinioni, consigli. Mi colpì molto che l'ultima telefonata intercorsa tra noi, sentendo la mia voce un po' afflitta perché stavo molto male, fu lei a darmi coraggio e consigli su come intervenire. Questo non lo posso dimenticare. All'interno del libro, è presente la poesia che ho scritto il giorno dopo la sua morte, piaciuta anche alla sua famiglia. Di Liliana mi rimane il ricordo della sua voce, e le sue poesie... un grande tesoro!


A.M.: In un’intervista di aprile rilasciala ad Izabella Teresa Kostka racconti il tuo personale significato di “scrittura” identificandola come “salvifica”, “evasione”, “libertà”, “bisogno”. Se ti chiedessi di scegliere uno dei quattro, così a brucia pelo, cosa mi risponderesti?

Tania Scavolini: Di queste quattro parole a bruciapelo, scelgo "bisogno". Sia chi mi conosce personalmente sia virtualmente sa che amo poco parlare di me, di ciò che mi succede ora o che mi è successo durante gli ultimi anni della mia vita, quasi mai rilascio dichiarazioni esplicite sul mio stato fisico o mentale. Preferisco lasciar parlare la poesia e attraverso di essa mi esprimo, mi sfogo, muoio e rinasco, sprofondo o riemergo. Oltre al bisogno personale, uso la poesia come bisogno per condannare le tante brutture del nostro vivere sociale.
Sento molto le tragedie del mondo, la disperazione umana delle emarginazioni, la precarietà negli sguardi dei nostri giovani, la preoccupazione in quelli della mia età, le piaghe della violenza contro i minori e le donne. Inoltre mi piace la parola "bi-sogno" forse perché contiene un'altra parola che è "sogno", sembra come se nel bisogno fosse contenuto un doppio sogno di vivere meglio, e questo lo auspico sia personalmente per me e i miei cari, ma anche per l'umanità intera. Approfitto, visto che l'hai citata, per ringraziare anche qui la bravissima Izabella in merito all'ottima intervista-recensione scritta apposta per me. Le sue parole entusiastiche nei confronti del mio stile e della tematica della mia poesia, mi hanno fatto veramente piacere e detto da una bravissima poetessa quale è Izabella la cosa è ancora più lusinghiera.



A.M.: Nel 2015 sei stata selezionata come poetessa nell’antologia poetica “Melancholy Collection”, che ha permesso alle tue poesie di volare alla prestigiosa Fiera del Libro di Francoforte in ottobre. Quali altri trofei letterari nascondi?

Tania Scavolini: L'Antologia della "Melancholy Collection" edita da Rupe Mutevole mi ha fatto volare al di là dell'Italia in quel di Francoforte, addirittura alla prestigiosa Fiera del Libro di Ottobre 2015. Anche se non ero presente fisicamente, lo sono stata con la mia silloge "Ali di lieve battito" e con tutta l'emozione del caso. Vorrei raccontare brevemente ai lettori come è andata. Ho partecipato alla selezione per questa prestigiosa Antologia inviando la silloge tramite mail e il giorno dopo averla inviata ero già stata "catturata" in questo progetto. Il mio entusiasmo è andato alle stelle! Non mi era mai capitato fino a quel momento una risposta positiva così immediata, quindi conservo di questa esperienza un ottimo ricordo.
Ci sono state tante altre antologie a cui ho partecipato ovviamente, anche prestigiose, a seguito specialmente della partecipazione ai concorsi. Infatti dal 2009 ho iniziato a partecipare a premi di poesia, forse per soddisfare il mio spirito di mettermi in gioco e il desiderio di confrontarmi con altri. Credo che serva anche questo, o almeno a me è servito per creare occasioni di continuo miglioramento. Ora partecipo con meno intensità, selezionando molto i bandi e le finalità, preferendo quelli con giurie dichiarate già in anticipo, meglio se gratuiti o se con contributo, scelgo quelli che lo devolvono in beneficenza. L'esperienza anche in questo campo mi aiuta a districarmi tra la giungla intricata dei tanti "Premi di poesia". Ma è giusto che io ricordi alcuni dei vari riconoscimenti ottenuti ai concorsi. Già al primo, fatto nel 2009 ho vinto una pubblicazione con la Aletti Editore (ho ancora il contratto nel cassetto) ma era un contatto non gratuito, e io alle prime armi anche nel campo dell'editoria, ho preferito rinunciare. Altri riconoscimenti da citare sono: nel 2010 il Premio speciale alla cultura alla XV edizione del Concorso Internazionale di Poesia Il Saggio-Città di Eboli e il diploma di Poeti in Spagna V Edizione a cura del centro Culturale Studi Storici e il Gruppo Culturale De Espana di Madrid. Nel 2011 il premio speciale alla cultura per la poesia "Buona giornata..mondo"XV Edizione Concorso Internazionale di Poesia "Il Saggio - Città di Eboli". Nel 2012 e 2014 l'inserimento, per meriti letterari, a far parte della II e IV edizione dei Poeti inseriti honoris causa nella collezione privata di testimonianze contemporanee del museo Epicentro, di Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Nel 2012 con la poesia "La panchina" nono posto alla Finale del Primo Concorso Internazionale di Poesia "Quelli che a Monteverde"
nel 2013 ad Assisi per il Premio di poesia "La luce e il dialogo della pace" diploma di merito per la poesia "Dell'Anima il battito". Finalista nel 2014 al concorso 50°Marcelli a Senigallia con silloge di poesia. E sempre nel 2014, diploma di selezione con la poesia "In fondo alla via" Premio Nazionale Letterario "TraccePerLaMeta" con commento critico della giuria. Nelle edizioni del 2010, 2011 e 2014 dei Premio Alda Merini e Premio Vivarium dell'Accademia dei Bronzi Ursini Edizioni attestati di merito e targhe. Concluderei con l'ultimo riconoscimento del marzo 2016: premio speciale "musicalità del verso" Premio Letterario Nazionale Una Perla per l'Oceano.


A.M.: Per la prossima estate ci sono in programma presentazioni del tuo “Riflessi in volo”?

Tania Scavolini: Per l'estate non ci sono presentazioni in programma, ma sicuramente a settembre sono in previsione. Ho diverse associazioni culturali di Ostia e Roma con cui ho preso accordi, ma non ho ancora fissate le date. Quindi invito i lettori a seguirmi sulla mia pagina dedicata alle mie poesie "Squarci di cielo - poesie di Tania Scavolini". Per chi si chiedesse come mai la mia pagina si chiama Squarci di cielo, rispondo che è un omaggio al mio primo libro che prende il nome dalla poesia omonima, a cui sono molto affezionata e che mi rappresenta molto.



A.M.: Qual è l'ultimo libro che hai letto? Ti dedichi anche alla lettura di autori esordienti?

Tania Scavolini: Premettendo che sono una grande appassionata di libri, questo periodo non ho letto molto, presa come sono dal lavoro e dagli impegni extra lavorativi. L'ultimo libro che ho letto è di Haruki Murakami ed è “1Q84” che è un libro molto particolare, genere surreale, un po' noioso forse in qualche tratto, ma se si supera, la lettura procede abbastanza spedita. Mi dicono ce ne siano di migliori di Murakami e infatti da poco ho iniziato “Kafka sulla spiaggia”. Mi chiedi se leggo autori esordienti, ti rispondo che non mi è capitato. Io sono una che compra spesso nei mercatini, o si affida alle librerie vere e proprie o on line. Di solito cerco autori che conosco, ma per esempio la scorsa estate ho letto finalmente il libro di Silvia Avallone "Acciaio" sua opera prima, che purtroppo avevo perso quando era uscito, che proprio esordiente ora ormai non è più. Non conoscevo il suo stile per niente, mi sono fidata del giudizio della critica e del pubblico. Devo dire che mi è piaciuto molto. Se dovesse capitare, potrei anche leggere esordienti... perché no?


A.M.: Nel futuro vedi anche un romanzo, o senti di essere fortemente legata al verso tanto da non concepire più di un tot di parole?

Tania Scavolini: Questa è una domanda che mi hanno fatto spesso, a cui ho risposto sempre che per scrivere romanzi devi avere notevoli qualità, qualità di contenuto, originalità, studio perché se devi ambientare il romanzo tanto per dire negli anni '60, ti devi studiare i tempi storici, quello che era di moda in quegli anni, le canzoni, la politica, ecc. insomma devi avere tanto di quel tempo e testa libera da dedicare che io attualmente ancora non ho. Forse quando andrò in pensione, quindi mai... scherzo!!!


A.M.: Salutaci con una citazione…

Tania Scavolini: La citazione con cui voglio salutare te e i lettori, in virtù della mia convinzione che la poesia non va mai del tutto spiegata: "Le poesie non si spiegano, se raggiungono il posto giusto le senti, ti grattano dentro". - Margareth Mazzantini nel libro “Venuto al mondo”.


A.M.: Grazie Tania, una citazione perfetta! Chiudo anche io con una citazione: “Tono pacato e determinato/ di chi mai si arrende,/ ricordo ancora recente/ della tua voce / dall’accento del sole,/ della terra da cui provengo/ anch’io per origini remote,/ terra di mare,/ terra d’amore./ [...]” - “A Liliana”

P.s. Per i lettori interessati all'acquisto della silloge “Riflessi in volo” consiglio di scrivere direttamente all'autrice così da aver la copia autografata e con dedica!


Written by Alessia Mocci


Info
Facebook Squarci di cielo – Tania Scavolini


Fonte
http://oubliettemagazine.com/2016/06/10/intervista-di-alessia-mocci-a-tania-scavolini-la-donna-la-poesia-e-riflessi-in-volo/