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Intervista di Alessia Mocci a Gianluca Ascione: vi presentiamo Rapsodia in Rosso - Delitti nella Marca trevigiana



“Stay hungry, stay foolish.”

Gianluca Ascione, in questa intervista, cita il celebre discorso pronunciato all'Università di Stanford il 12 giugno 2005 da Steve Jobs e non potrei che essere in totale armonia con il concetto dello stare affamato di sapere e dello stare in uno stato di permanente follia.
Perché è questa la realtà dei creativi: l’alienazione dalla società e dalle sue regole, lo “studio matto e disperatissimo” che compie un estenuante lavoro di import and export di pensieri, storie, personaggi.
E Gianluca, giunto alla terza pubblicazione, dimostra di aver intrapreso questo compito senza tregua, con l’imago che tende al giallo, al poliziesco ed alla sua città, Treviso.
Rapsodia in Rosso - Delitti nella Marca trevigiana”, edito nel giugno del 2016 dalla casa editrice Panda Edizioni, inizia con l’omicidio di una prostituta da cui prenderà avvio il nuovo caso dell’Ispettore di Polizia Rita Giannetti, donna capace e determinata, e dell’investigatore privato Emidio Galasso, uomo maldestro ma con un gran cuore. Entrambi i personaggi provengono dal suo precedente romanzo “Polvere & Ombra”.
Eccovi, dunque, alcune curiosità e delucidazioni su “Rapsodia in Rosso”. Buona lettura!

A.M.: Ciao Gianluca, benvenuto e ti ringrazio in anticipo per questa intervista. Siamo qui oggi per parlare della tua terza pubblicazione “Rapsodia in rosso” ma vorrei iniziare chiedendoti di raccontarci qualcosa dei tuoi precedenti lavori.
Gianluca Ascione: Ciao Alessia, grazie per l’ospitalità! Allora, partiamo dal romanzo d’esordio “Gocce di silenzio” che trattava la storia di un trentenne agorafobico che osserva lo scorrere della vita dalla finestra del suo appartamento nel quale vive confinato, finché la voglia di scoprire quel mondo esterno lo porta ad escogitare lo stratagemma di utilizzare un’enorme bolla di sapone come ‘armatura’ per affrontare le sue paure. Un’opera a metà tra l’intimista e il surreale, insomma. “Gocce di silenzio” è stato pubblicato nel 2013, ma era un’opera scritta molti anni prima e rimasta chiusa nel cassetto perché non riuscivo a trovare un editore disposto a pubblicarla. Poi, in seguito alla partecipazione ad un concorso, ho ricevuto una proposta che ho deciso di accettare e che mi è servita come esperienza diretta nel campo dell’editoria. Contemporaneamente, ho continuato a scrivere racconti gialli e dopo la stesura di “Gocce di silenzio” e la vittoria nel prestigioso concorso “Gran Giallo - Città di Cattolica”, ho deciso di cimentarmi con un romanzo di genere ed è arrivato “Polvere & ombra”, una storia ambientata a Treviso, la mia città, in cui l’Ispettore di Polizia Rita Giannetti e l’investigatore privato Emidio Galasso indagano sul caso di un professore universitario trovato morto nel proprio appartamento in circostanze poco edificanti per un uomo della sua rispettabilità: ammanettato al letto e vestito con indumenti intimi femminili. E ora è arrivato “Rapsodia in rosso”, un nuovo caso che vede sempre come protagonisti l’Ispettore Giannetti e l’investigatore Galasso.

A.M.: Scrivere un romanzo richiede sempre una quantità di tempo considerevole, ed è proprio questa la mia curiosità: qual è stata la tempistica di realizzazione di “Rapsodia in rosso” dalla genesi dell’idea al prodotto ben confezionato?
Gianluca Ascione: La tempistica è sempre soggettiva e difficile da valutare a priori: ci dev’essere innanzitutto uno spunto che mette in moto l’immaginazione e che permette di inventare la storia; poi si deve concedere alla propria creatività di dare un’impronta personale e, nel caso di un giallo, anche la capacità di non perdere il filo della storia e dei particolari che servono a mettere a posto tutte le tessere del mosaico. Un lavoro complesso, insomma. Nel caso di “Rapsodia in rosso”, che ho iniziato a scrivere pochi mesi dopo la pubblicazione di “Polvere & ombra”, l’idea di fondo su cui è impiantata la trama è nata dall’associazione di due fatti di cronaca che avevo recepito in tempi diversi e che poi ho deciso di associare. Diciamo che completare una prima stesura soddisfacente ha richiesto circa sei mesi. Il titolo “Rapsodia in rosso” è stato estrapolato da un passo del libro. Si trattava di una rapsodia, un canto popolare della sua terra che narrava le gesta di un fuorilegge e della sua vita avventurosa. Il canto che intonava ogni volta che portava a termine un’esecuzione. Una rapsodia che si macchiava del sangue della vittima. Rapsodia in rosso. Così l’aveva ribattezzata. Un gioioso canto di vita che lui aveva trasformato in un funereo canto di morte. Di più non posso proprio rivelare, altrimenti toglierei qualunque gusto al lettore.


A.M.: Mi piace quando un libro presenta una dedica, lo ammetto, e quella che hai inserito mi ha colpito notevolmente perché mi ha solleticato diverse riflessioni: “A tutti gli insani di mente che perseverano nei propri sogni”. Vorrei, dunque, chiederti di esplicare maggiormente il tuo pensiero sulla congiunzione che intercorre tra la follia e il sogno.
Gianluca Ascione: Devo dire che è stata una dedica nata in maniera assolutamente spontanea e immediata, forse perché mi coinvolgeva in prima persona. Conosco molte persone che coltivano la propria passione nel campo dell’Arte, dalla letteratura alla musica, dalla pittura alla recitazione, e un comun denominatore che ho riscontrato in tutte queste personalità profondamente differenti tra loro, è sempre quel briciolo di “insana pazzia” che li accompagna. L’espressione di qualunque forma artistica presuppone la volontà di inseguire un proprio sogno e fare questo richiede, oltre alla tenacia e alla convinzione nei propri mezzi, una buona dose di follia che continui ad alimentare quel sogno e non faccia cessare la fame. “Stay hungry, stay foolish.”


A.M.: Il sottotitolo del thriller è “Delitti nella Marca Trevigiana” ed anticipa l’ambientazione del tuo thriller. Siamo a Treviso, la tua città. Quanto è importante per uno scrittore conoscere la città di cui parla?

Gianluca Ascione: Se non è fondamentale, certamente è molto importante. Ricordo che un mio professore di lettere delle superiori sosteneva con forza che nei temi “dovevamo parlare dei fatti, delle persone e degli ambienti che ci circondavano, perché uno stile rappresentava la condizione di uno stato d’animo e uno stato d’animo era l’espressione delle emozioni che provavamo in prima persona.”
Anche se l’ho compreso dopo tanto tempo, devo convenire con quell’affermazione. La conoscenza dei luoghi facilita la creazione dell’ambientazione: il fatto di potersi recare fisicamente in un luogo permette di descrivere con più precisione e verosimiglianza, non solo a livello di immagini ma anche come profumi o sensazioni tattili ed emotive che quel posto evoca. Senza dimenticare i personaggi che animano una città e che, a loro modo, fanno parte del folclore locale con i loro comportamenti, i modi di fare, le espressioni verbali. Ed è per questo motivo che decido talvolta di fare dei sopralluoghi e di avere occhi e orecchi ricettivi quando mi capita di passeggiare per la città. La forza di un giallo di provincia può essere anche questa: la capacità di tracciare uno spaccato della società contemporanea, con i suoi vizi, le sue virtù, i malcostumi e le frivolezze.


A.M.: È l’estate del 2015. Rita Giannetti, ispettore della Squadra Mobile, ed Emidio Galasso, investigatore privato, sono alle prese con una serie di delittiapparentementesenza movente. Il nuovo caso dei due protagonisti si apre con il ritrovamento di una prostituta. Rita ed Emidio sono cambiati rispetto al precedente capitolo della saga?

Gianluca Ascione: Diciamo che, fondamentalmente, i due personaggi restano abbastanza fedeli ai propri ruoli come nel capitolo precedente, quello di “Polvere & Ombra”. Rita continua a impegnare tutte le proprie energie nel lavoro per tenere lontane le sue inquietudini emotive (la ferita procurata da un matrimonio che non si è celebrato all’ultimo minuto è ancora aperta e dolorosa) mentre Emidio, che rappresenta ancora una volta la componente comica del romanzo, si ritroverà suo malgrado coinvolto nell’indagine. Indagine che li porterà ad avvicinarsi, a superare quella patina di diffidenza che li divide e a valutare silenziosamente aspetti interiori l’uno dell’altro fino a che… e qui mi devo fermare!


A.M.: I tuoi romanzi finiscono sempre con la soluzione del caso, ma lasciano anche una sorta di retrogusto dolceamaro.

Gianluca Ascione: La sensazione di una “Giustizia non del tutto giusta” è oggi molto diffusa nell’opinione pubblica. Spesso sentiamo parlare a più riprese dalla classe politica di una “Riforma della Giustizia” necessaria, indice sintomatico che l’attuale Ordinamento presenta delle crepe e un’incapacità,quasi atavica, a eseguire nei tempi e nei modi sostenibili quello che viene definito “il giusto processo.” Molti fatti di cronaca, specialmente quelli che riguardano eventi delittuosi, ci pongono davanti a sentenze spesso criticate per la sensazione di iniquità che ingenerano nel cittadino comune, che percepisce un estremo garantismo nei confronti del reo e che spesso si concretizza nella mancata certezza della pena. Ecco il motivo dei miei finali dolceamari: l’equità salomonica non appartiene ai nostri giorni e nel grande calderone delle nefandezze, talora, qualcuno riesce a scapparne fuori.


A.M.: Nei tuoi romanzi c’è un’attenzione particolare ai dettagli, tanto da far pensare a un’intensa fase di ricerca propedeutica alla stesura della storia.

Gianluca Ascione: Per me è molto importante dare un taglio realistico alle mie storie, anche se si tratta pur sempre di vicende frutto dell’immaginazione, perché è un modo per avvicinare il lettore ai fatti narrati e permettergli di entrare in prima persona dentro la storia. E per fare questo, oltre a ricerche personali, mi sono avvalso della consulenza di alcuni addetti ai lavori, sia operatori della Polizia di Stato sia, nel caso di “Rapsodia in rosso”, di un anatomo patologo forense che mi ha aiutato a stilare un referto autoptico quanto più possibile corretto e verosimile.


A.M.: Ogni scrittore di thriller ha i suoi miti. Quali sono gli autori che, sin da ragazzo, ti han fatto amare questo genere o quali hai sentito cambiare durante il tempo?

Gianluca Ascione: La lettura è certamente una palestra fondamentale per chi vuole cimentarsi con la scrittura. Ho letto, e continuo tutt’ora, a leggere generi e autori diversi. Per quanto attiene agli autori di genere, certamente tra i miei preferiti ci sono Agatha Christie, Simenon, Ellery Queen, Scerbanenco, Machiavelli, solo per citarne alcuni. Tuttavia, devo dire che negli ultimi anni leggo raramente thriller o simili perché c’è sempre il timore latente di lasciarsi plagiare dalle storie degli altri (soprattutto da miti assoluti come questi), mentre il mio obiettivo non è diventare la brutta copia di qualcuno ma acquisire uno stile estremamente personale.



A.M.: Ed in chiusura, come da tradizione, vorrei che ci salutassimo con una citazione…

Gianluca Ascione: Gli uomini sono così necessariamente pazzi che il non essere pazzo equivarrebbe a essere soggetto ad un altro genere di pazzia.” - Blaise Pascal


A.M.: Gianluca, ti ringrazio per questa splendida conversazione sul mondo di "Rapsodia in Rosso" e la tua citazione finale è perfettamente in tema con tutto ciò che rappresenta il "creare". Ai lettori consiglio di dare uno sguardo al BookTrailer del tuo romanzo!


Written by Alessia Mocci
(Addetta Stampa)




Info



Fonte


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Nuove detrazioni fiscali per la sostituzione dei serramenti


La legge di stabilità 2016, mantiene valide le detrazioni in materia di sostituzione infissi dell'anno precedente, aggiungendo novità e portando un grande risparmio a chi sostituisce gli infissi.

Approfondiamo gli aspetti più interessanti.

Le detrazioni fiscali, già in essere per la sostituzione dei vecchi ed antiecologici infissi con nuovi, si estendono anche al risparmio energetico estivo, ovvero rientra ora nei termini delle detrazioni anche l’installazione di tende oscuranti e/o tapparelle allo scopo di ottenere un risparmio energetico, dato dal fatto che evitando un eccessivo riscaldamento degli ambienti, l'uso dei condizionatori d’aria sarà limitato. Moltissimi utenti, purtroppo, non sono informati su questi utili vantaggi in termini di risparmio economico e tutela dell'ambiente.

Un'ulteriore, interessante, novità è costituita dl fatto che l’UNI 10818 stabilisce che per la scelta, l’installazione e la posa in opera del nuovo serramento, in assenza di un progettista, il ruolo può essere ricoperto da altro soggetto, quale, nella fattispecie, il serramentista: unico attore in grado di indirizzare l'utente verso una scelta corretta che gli consenta di rispondere nei requisiti necessari per la detrazione d’imposta. Gli esperti di serramenti o zanzariere Genova, sono disponibili per consulenze e per guidare il cliente nel mondo degli infissi, e condurlo ad una scelta personalizzata e corretta al fine di rientrare nei criteri richiesti dalla legge di stabilità ed accedere così ai benefici che essa riserva a chi rinnova gli infissi.

Dunque, sebbene lUNI 11173 sia stata semplificata al fine di agevolare la scelta del serramento corretto, è comunque bene rivolgersi a chi ha la giusta competenza e professionalità per valutare attentamente le condizioni climatiche dell'abitazione e della zona in cui si andrà ad effettuare l’installazione del serramento.
Sarà dunque di un ‘autunno caldo’ per il settore serramenti, è pertanto opportuno mantenersi informati ed aggiornati per non perdere eventuali nuove opportunità di risparmio economico.
Se il trend di crescita sarà confermato per i mesi a venire, significherà una maggiore sensibilità degli utenti a tematiche inerenti il risparmio economico, ma, soprattutto verso tematiche ambientali.

Intervista di Alessia Mocci a Stefania Meneghella: vi presentiamo il romanzo Silenzi Messaggeri

Nessuna parola, nessuno sguardo, nessun cenno. Solo silenzio. […] Silenzio che va al di là del tutto, al di là del niente, al di là di due occhi che guardano e sorridono. Nessuna parola. Solo foglie che carezzano volti, vento che scuote pensieri, luce che illumina occhi. […] Nessuna parola. Solo misteri. Misteri che albergano nei cieli, che toccano terre, che sfiorano amori. E venti che suonano musiche silenziose, musiche che attorniano corpi armonici e regalano immensità.” - Prologo - “Silenzi Messaggeri”

Ascoltarsi, insidiare il silenzio per esserne travolti. Svuotare la mente mettendo a fuoco l’intimo, una fotografia che attraversa i mondi lasciando scie, tracce del passaggio, fili che gli animi nobili percorrono per sentirsi a casa.

Silenzi Messaggeri” edito da Il Filo Gruppo Albatros è la seconda pubblicazione della giovanissima Stefania Meneghella, nata a Bari nel 1994.

L’autrice sin dai sette anni si lascia inebriare dalla scrittura e, precocemente, produce i primi racconti. La prima pubblicazione è del 2012, una raccolta di aforismi per la casa editrice Pensieri e Parole, “Dieci anni di Pensieri e Parole”.

Il romanzo “Silenzi Messaggeri” è un insieme di prosa ed utilizzo di figure retoriche della poesia nel quale, con criterio armonico, si diluiscono insieme silenzi e musica in un procedere di mondi paralleli, di parole che si ripetono, di immagini che ritornano alla mente e che riecheggiano stati d’animo.

Non c’è spazio, non c’è tempo: i due protagonisti, Jamie e Schlomo, si rincorrono attraverso l’assenza di tatto, di vista. È uno scriversi, è un pensarsi costante che lega i due corpi in una sola anima.

Stefania Meneghella nei suoi silenzi ha intercettato quest’anima - questa forte emozione - impedendo che la storia dei due si perdesse nella dimenticanza. “Silenzi Messaggeri” scaturisce dal bisogno di dar memoria a Jamie e Schlomo, e ci offre la possibilità di vivere per un istante l’essenza dell’amore per la vita.

Ed eccovi Stefania che si racconta a noi lettori con una significativa sincerità.

A.M.: Ciao Stefania, è sempre un immenso piacere poter parlare direttamente l’autrice del proprio libro perché mi permette di scoprire curiosità ed aneddoti sulla sua creazione. Mi incuriosisce, infatti, la genesi del titolo del tuo libro “Silenzi Messaggeri”.
Stefania Meneghella: Il piacere è tutto mio. Il titolo del mio romanzo è nato in maniera del tutto spontanea; dopo aver scritto l’ultima parola dell’ultima pagina, ho ripensato a come avrei potuto intitolare il tutto. Ma il nome era già lì, nella testa e nel cuore: “Silenzi Messaggeri”. Il significato risiede nel mio desiderio di comunicare l’importanza del silenzio, un non-luogo che non deve restare in unico posto, ma che deve viaggiare, deve essere appunto “messaggero”, come accade nella storia di Jamie e Schlomo, uniti da fili invisibili che si tramutano in silenzi e che viaggiano attraverso la natura. I silenzi sono così, li troviamo così: in tutto ciò che si muove e che ha la capacità di trasportarsi da un luogo all’altro, da un corpo all’altro, da un’anima all’altra.

A.M.: Il tuo romanzo presenta una dedica importante. Recita: “Alla mia famiglia/ che mi ha insegnato a credere nel silenzio”. Importante sia per l’affetto che mostri ai tuoi familiari sia per il “silenzio” ed il credere in esso, una dote a mio parere che, in questi tempi moderni, dimenticata. Dunque, Stefania, cos’è per te il silenzio e quanto ti ha aiutato nella stesura del romanzo?
Stefania Meneghella: Ho avvertito la necessità di dedicare l’intero libro alla mia famiglia, perché è vero: grazie a loro, ho capito, ho apprezzato il silenzio, che è stato per me fonte d’ispirazione per tutta la mia vita. Ricordo che, durante la mia infanzia, adoravo restare in disparte a pensare e a scrivere. Mia madre mi diceva e mi dice sempre che il modo migliore per migliorarsi nella vita è conoscersi. Dunque, all’epoca gli altri bambini giocavano tra loro, ma io a volte entravo in un mondo tutto mio, ed era grandioso. Non ero asociale, non lo sono mai stata; ma credo che ognuno di noi abbia bisogno di un momento della giornata per ritrovare sé stesso e per capirsi, apprezzarsi, conoscersi. Schlomo, in una delle sue lettere rivolte a Jamie, le dice: “solo in silenzio possiamo fare grandi cose”. È ciò che li accomuna: il silenzio. E, nella storia, loro due sembrano essere gli unici ad aver compreso l’importanza del silenzio, al contrario del resto del mondo che invece sembra averne paura. 

A.M.: Presenti la tua protagonista, Jamie, ad incipit di “Silenzi Messaggeri”. Jamie cammina in un paesaggio che si disperde nella neve, immersa nei sui pensieri, nel silenzio del candore che i suoi occhi percepiscono e pensa al significato della vita: “vivere significava qualcosa di molto più grande rispetto al semplice fatto di essere vivi”. Puoi esplicitarci questa differenza fra “vivere” ed “essere vivi”?
Stefania Meneghella: Jamie sembra averla capita prima degli altri questa frase ma, per quanto si sforzi, non riesce a vivere davvero, attanagliata da un passato che le provoca sofferenza. Il paesaggio che la attornia è infatti lo specchio del suo stato d’animo: freddo, ghiacciato. Lei è viva, ma non vive. “Essere vivi” significa per me avere gli occhi aperti, camminare, mangiare, dormire, essere una persona. Ma “vivere” è un’altra cosa: vivere vuol dire esserci pienamente nella vita, camminare con gli occhi rivolti al cielo, fantasticando su quante forme possano assumere le nuvole e cercando il proprio volto; oppure, aspettare la notte solo per addormentarsi e sognare cose che nella realtà non potremmo mai incontrare. Insomma, vivere significa per me riflettere su ogni cosa che la natura ci offre, rifletterci e cambiarci per poter cambiare ciò che ci circonda.

A.M.: Nel terzo capitolo appare Schlomo. Lo scenario è completamente diverso, dalla neve siamo stati catapultati in territori caldi e colorati. La Luna ed il mistero però restano una costante.  Schlomo vive nel mondo dei pensieri, è affascinato dalla possibile creazione di questi nella realtà. Che cosa significa esattamente estrapolare il pensiero per farlo divenire Luna?
Stefania Meneghella: Schlomo vive in un mondo costruito da sé stesso, un mondo completamente distante da ciò che lo circonda: è il mondo dei suoi pensieri. Nessuno lo capisce, nessuno lo conosce davvero. Tranne Jamie e la Luna. Quest’ultima è un elemento molto presente nel romanzo, che ci ricorda che siamo un tutt’uno con il cielo e con ciò che conta davvero. Schlomo la guarda in ogni momento, soprattutto quando si sente solo; per lui non è solo un satellite che compare nel cielo ogni notte; è molto di più. A volte, la Luna prende l’aspetto del volto di Jamie, a volte del volto del padre. Due persone, loro, che non sono fisicamente vicino a Schlomo e di cui lui sente una mancanza costante. La Luna rappresenta per lui quindi l’emblema di quel mondo che si è costruito solo attraverso i suoi pensieri, un punto di riferimento, quasi un amico che lo sostiene negli attimi di difficoltà, una guida che lo accompagna nel suo percorso un po’ tortuoso.

A.M.: Schlomo e Jamie si incontrano per la prima volta nel 1996. È un incontro “magico”, ci puoi raccontare perché avviene e quali particolarità ha?
Stefania Meneghella: Una particolarità è che – lo rivelo per la prima volta -  Jamie e Schlomo esistono davvero; dunque, la descrizione di quell’attimo non è stata pienamente dettata dalla fantasia, ma da un pizzico di realtà che spesso diventa molto più “magica” di ciò che crediamo. Ho voluto lasciare una sfumatura di mistero sul loro incontro, proprio perché il loro è stato un legame misterioso sin dall’inizio. I due vivono in due città diverse e completamente distanti ma, nonostante questo, i loro destini si uniscono una sera d’estate. Era una festa a cui Jamie non doveva andarci, non voleva. Nel libro, non descrivo dettagliatamente perché si trovasse lì quella sera, e come quelle due città così distanti si siano unite in un unico luogo. È stato un incontro di due anime separate, con vite separate, con passati separati, che per un secondo si sono incontrate e hanno deciso di sfiorarsi. Forse risiede proprio qui la magia di quel momento: nell’imprevedibilità del loro sguardo.  

A.M.:Fili invisibili nascere,/ silenzi crescere,/ anime incontrarsi.” È con questi tre versi che concludi diversi capitoli del tuo romanzo. Come nascono e che cosa rappresentano? Ed un’altra domanda mi sorge spontanea: ti diletti anche nella scrittura di poesie?
Stefania Meneghella: Sì, scrivo anche poesie, anche se non in modo continuativo come la stesura di storie in prosa. Ho sempre amato la poesia: per questo ho voluto creare uno stile che io chiamo “prosa in poesia”. Per me la poesia è ovunque, e non può, non deve essere isolata da altri generi letterari. Con i tre versi che utilizzo per concludere vari capitoli del libro, ho voluto dividere l’intera storia di Jamie e Schlomo in tre fasi che, per essere pienamente comprese, occorre chiudere gli occhi e catapultarsi pienamente nelle mie pagine. Ci sono due anime diverse che vivono storie che, apparentemente, non si incontreranno mai. Due luoghi, due corpi, due sogni, due vite. Tutto in due. Lentamente, pian piano, da uno sguardo, iniziano a nascere dei fili. Invisibili. Nessuno li vede, nessuno li conosce. Due fili che fanno crescere i silenzi che sono, appunto, “messaggeri”. E, proprio il loro vagare da un luogo all’altro, rende possibile l’incontro di quelle due anime, che non è un incontro di corpi, ma di spiriti, di sogni, di ciò che si ha dentro. Ha vita così un legame.

A.M.: La peculiarità più evidente che posso scorgere dalla lettura di “Silenzi Messaggeri” è l’uso costante della ripetizione, quasi come se questo tuo narrare fosse canto o una melodia che proviene dal passato, quasi come se fosse una storia che da millenni si sia tramandata di bocca in bocca, di pensiero e pensiero cercando uno scioglimento dall’oscurità della dimenticanza.
Stefania Meneghella: L’utilizzo di questo stile ripetitivo è in realtà ad interpretazione libera, ma tra i tanti significati che vorrei esprimere c’è anche questo. Il rendere tutta la storia una leggenda, una filastrocca, un inno alla vita e alla speranza. Inoltre, importante per me è il senso che ho voluto dare alle emozioni dell’anima, siano esse positive o negative. Tutto va per poi ritornare, come un circolo di sentimenti. Il dolore che prova Jamie non la abbandona mai; dunque ritorna sempre nel suo inconscio in modo non indifferente. Lo stesso accade per i pensieri, o per l’amore, qualcosa di non statico, ma che si muove in continuazione. Penso che noi possiamo imparare tanto dalle parole, e che nella nostra mente ci sia sempre questo fluire di pensieri che non ci abbandona mai.

A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E quale leggerai stanotte? Oppure sei nuovamente in fase creativa per la prossima pubblicazione? Ci puoi anticipare qualcosa?
Stefania Meneghella: Al momento sto leggendo “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa, un romanzo che tratta il continuo conflitto tra Israele e Palestina, e con esso le lotte e i sacrifici di chi ha perso e sta perdendo tutto ciò che aveva di più caro. Ho in mente tante storie da raccontare, tante idee che vorrei potessero concretizzarsi presto. Ma, per ora, non posso rivelare ancora nulla.

A.M.: Hai in programma qualche presentazione o fiera letteraria nella quale sarà possibile incontrarti e magari acquistare una copia autografata del tuo “Silenzi Messaggeri”?
Stefania Meneghella: Il mio libro sarà certamente presente, dal 7 all’11 dicembre, alla Fiera del libro di Roma. Dal 18 al 22 maggio 2017, sarò invece alla Fiera Internazionale del libro di Torino. Sono in cantiere una serie di presentazioni quindi seguitemi sul mio sito web per restare aggiornati!

A.M.: Di norma, mi piace terminare le mie interviste con una semplice richiesta: una citazione a te cara.
Stefania Meneghella: Mi piacerebbe concludere l’intervista con una poesia scritta da Virginia Woolf, mia musa letteraria e punto di riferimento in tutto ciò che faccio e che scrivo. È una poesia che, apparentemente, potrebbe incutere malinconia ma che, personalmente, mi induce a credere nell’eternità dei sentimenti.
Guardare la vita/ In faccia,/ sempre,/ guardare la vita,/ in faccia,/ e conoscerla,/ per quello che è;/ al fine,/ conoscerla,/ amarla,/ per quello che è,/ e poi,/ metterla da parte./ Per sempre, gli anni che abbiamo trascorso./ Per sempre, gli anni./ Per sempre, l’amore./ Per sempre, le ore”.  “Le ore” - Virginia Woolf

A.M.: Stefania ti ringrazio per la splendida poesia che mi hai fatto rammentare e per esserti aperta a me ed ai nostri lettori. E credo che la miglior “fine” di questo nostro dialogare sia un estratto di “Silenzi Messaggeri” che da qualche giorno mi riecheggia nella mente: “La fine del silenzio avviene nell’esatto momento in cui il mondo diviene caos, diviene lotta continua, battaglia tra chi si è e chi si deve essere; avviene quando pugni sostituiscono carezze, quando sguardi divengono armi per combattere, e tutto assume l’aspetto di un’illusione. Un’illusione che porta a non credere, non sognare, non sperare. Un’illusione che porta via quel silenzio insito nell’anima, la fine dell’eternità. Il per sempre esiste solo con il silenzio; il silenzio esiste solo con la natura. E chiudere occhi, attorniati dal vento che scuote capelli, dalla luce che illumina occhi, dalle foglie che carezzano volti; e sognare, sognare amori che non hanno ancora la forza di morire, sognare qualcuno che ci prenda per mano e ci porti in una vita di silenzi, in una vita di prati verdi e fiori che, nonostante tutto, sbocciano in primavera, come albe al mattino, come Soli che tramontano e risorgono ogni giorno. Nessuna parola, nessuno sguardo, nessun cenno. Solo silenzio.

Written by Alessia Mocci

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Presentazione In esilio da me di Giovanna Fracassi presso Padova Expo Libri, dall’11 al 14 novembre 2016, Padova

Da tempo/ ti cerco/ nei lembi stracciati/ e indifferenti/ dell’Universo/ fra gli atomi freddi/ nelle algide e sterili pieghe/ della notte più lontana.// Ma non sento./ Ma non vedo./ Ma non tocco.// Nulla ho da offrirti/ seppure/ tu lo volessi.// Resto sorda./ Resto cieca./ Resto immobile.// Qui al centro del vuoto.// [...]” – “Relativo” da “In esilio da me

Dall’11 al 14 novembre 2016 a Padova si avrà la terza edizione della fiera interamente dedicata ai libri ed all’editoria della città: Padova Expo Libri. Iniziativa nata nel 2013 in concomitanza con ArtePadova e che vuole promuovere l’offerta editoriale del Nord Est dell’Italia.

Giunti alla 26esima edizione della manifestazione dell’arte moderna e contemporanea ArtePadova, l’affascinante città sarà dunque sede di arte e letteratura coniugate assieme per offrire alle case editrici non solo una vetrina espositiva delle novità editoriali ma soprattutto un’occasione di intrattenimento, conoscenza e cultura.

Un pubblico consolidato, colto, curioso ed aperto alle nuove proposte culturali che troverà un terreno fertile nel quale confrontarsi con lettori provenienti dal Triveneto e da tutta Italia grazie all’organizzazione di conferenze sua con editori che con gli autori invitati alla manifestazione.

Infatti, all’interno di Padova Expo Libri, sarà allestito uno spazio simile ad un vero salottino letterario, che darà la possibilità per gli editori di promuovere gli autori già presenti in catalogo, nuove uscite e scrittori emergenti, oltre all’opportunità di organizzare incontri su tematiche proposte dalle stesse case editrici.

Ed è proprio in questo salottino che si avrà il piacere di incontrare la poetessa Giovanna Fracassi con la sua ultima novità “In esilio da me” pubblicato nell’aprile 2016 dalla casa editrice Kimerik.

La quinta pubblicazione dell’autrice “In esilio da me” vede lo scorrere in oltre duecento pagine di battiti, zampilli, orme, ombre ed onde sino ai confini della malinconia più estrema per poi risalire ed addentrarsi nei territori del sogno estatico della coscienza.

I mutamenti del tempo, i traguardi della vita, ed il mondo fuori dal verso sono ricercati come necessità di equilibrio tra l’essere poeta e l’essere persona. Un’ambiguità che non ineluttabilmente deve ricercare il malessere, infatti, nelle liriche della raccolta si nota la discussione continua fra questi due modi di rappresentarsi all’esterno come se l’autrice fosse in continua ricerca di bilanciamento e collaborazione fra la normalità e la pazzia.

In una recente intervista Giovanna Fracassi sostiene:Molti anni fa ebbi modo di entrare, per ragioni di studio, in un reparto psichiatrico. Rimasi molto colpita dall’assoluta naturalezza con cui si comportavano i cosiddetti “pazzi”. Molti non avevano nessun freno inibitorio: restavano nudi, esposti, o ti si avvicinavano osservandoti senza alcun timore ma con genuina curiosità, attratti magari da una spilla, o volevano toccare i capelli, o all’improvviso si mettevano a cantare, a ballare. In quell’occasione ricordo che mi ritrovai a pensare che la pazzia era tale forse solo per noi, i cosiddetti sani e “normali”; che per loro, forse eravamo noi ad essere pazzi con i nostri vestiti, i nostri modi compassati ecc. Pensai che la pazzia poteva essere solo un altro modo, diverso di vedere la realtà. Ecco in questo senso, posso legare la pazzia alla poesia. Il poeta sceglie un altro punto di vista, un altro punto di osservazione e si lascia guidare da un suo pensiero “diverso” e lo esprime in un modo inusuale, magari anche trasgressivo, violento o viceversa delicato, in punta di piedi, ricorrendo alle espressioni più semplici o alle immagini che più sono in sintonia con ciò che vuole esprimere.

Precedenti pubblicazioni di Giovanna Fracassi: “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), e tantissime antologie enciclopedie e riviste nelle quali sono state presentate altre sue liriche.

Padova Expo Libri è una nuova iniziativa che punta ad affermarsi come appuntamento irrinunciabile tra le fiere del settore oltre ad essere un evento imperdibile per tutti gli amanti dei libri e della letteratura partendo dalla convinzione che Letteratura e Arte debbano mantenere un forte legame perché un libro è una piccola opera d’arte ed i libri hanno sin dagli albori delle diverse culture solleticato le fantasie di tutti gli artisti.

Dunque l’invito è dall’11 al 14 novembre 2016 a Padova. Non mancate. Sarà possibile non solo assistere ai tanti eventi in programma ma conversare ed approfondire il rapporto tra scrittore e lettore che in quest’opera digitale è divenuto fin troppo disumanizzato e computerizzato.

Si consiglia di contattare l’autrice Giovanna Fracassi per ricevere una copia della silloge con autografo e dedica personalizzata.

“[…] Solo l’anima/ si lascia trapassare/ da questo desiderio/ mai sopito/ seppur taciuto/ seppur negato.// E le mie mani aperte/ sono ormai piagate/ e i miei piedi/ sono chiodi arrugginiti/ conficcati in questa realtà/ dove tutto è inutilmente relativo.” – “Relativo” da “In esilio da me

Written by Alessia Mocci

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giovanna.fracassi@libero.it

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Presentazione In esilio da me di Giovanna Fracassi presso Padova Expo Libri, dall’11 al 14 novembre 2016, Padova

Da tempo/ ti cerco/ nei lembi stracciati/ e indifferenti/ dell’Universo/ fra gli atomi freddi/ nelle algide e sterili pieghe/ della notte più lontana.// Ma non sento./ Ma non vedo./ Ma non tocco.// Nulla ho da offrirti/ seppure/ tu lo volessi.// Resto sorda./ Resto cieca./ Resto immobile.// Qui al centro del vuoto.// [...]” – “Relativo” da “In esilio da me

Dall’11 al 14 novembre 2016 a Padova si avrà la terza edizione della fiera interamente dedicata ai libri ed all’editoria della città: Padova Expo Libri. Iniziativa nata nel 2013 in concomitanza con ArtePadova e che vuole promuovere l’offerta editoriale del Nord Est dell’Italia.

Giunti alla 26esima edizione della manifestazione dell’arte moderna e contemporanea ArtePadova, l’affascinante città sarà dunque sede di arte e letteratura coniugate assieme per offrire alle case editrici non solo una vetrina espositiva delle novità editoriali ma soprattutto un’occasione di intrattenimento, conoscenza e cultura.

Un pubblico consolidato, colto, curioso ed aperto alle nuove proposte culturali che troverà un terreno fertile nel quale confrontarsi con lettori provenienti dal Triveneto e da tutta Italia grazie all’organizzazione di conferenze sua con editori che con gli autori invitati alla manifestazione.

Infatti, all’interno di Padova Expo Libri, sarà allestito uno spazio simile ad un vero salottino letterario, che darà la possibilità per gli editori di promuovere gli autori già presenti in catalogo, nuove uscite e scrittori emergenti, oltre all’opportunità di organizzare incontri su tematiche proposte dalle stesse case editrici.

Ed è proprio in questo salottino che si avrà il piacere di incontrare la poetessa Giovanna Fracassi con la sua ultima novità “In esilio da me” pubblicato nell’aprile 2016 dalla casa editrice Kimerik.

La quinta pubblicazione dell’autrice “In esilio da me” vede lo scorrere in oltre duecento pagine di battiti, zampilli, orme, ombre ed onde sino ai confini della malinconia più estrema per poi risalire ed addentrarsi nei territori del sogno estatico della coscienza.

I mutamenti del tempo, i traguardi della vita, ed il mondo fuori dal verso sono ricercati come necessità di equilibrio tra l’essere poeta e l’essere persona. Un’ambiguità che non ineluttabilmente deve ricercare il malessere, infatti, nelle liriche della raccolta si nota la discussione continua fra questi due modi di rappresentarsi all’esterno come se l’autrice fosse in continua ricerca di bilanciamento e collaborazione fra la normalità e la pazzia.

In una recente intervista Giovanna Fracassi sostiene:Molti anni fa ebbi modo di entrare, per ragioni di studio, in un reparto psichiatrico. Rimasi molto colpita dall’assoluta naturalezza con cui si comportavano i cosiddetti “pazzi”. Molti non avevano nessun freno inibitorio: restavano nudi, esposti, o ti si avvicinavano osservandoti senza alcun timore ma con genuina curiosità, attratti magari da una spilla, o volevano toccare i capelli, o all’improvviso si mettevano a cantare, a ballare. In quell’occasione ricordo che mi ritrovai a pensare che la pazzia era tale forse solo per noi, i cosiddetti sani e “normali”; che per loro, forse eravamo noi ad essere pazzi con i nostri vestiti, i nostri modi compassati ecc. Pensai che la pazzia poteva essere solo un altro modo, diverso di vedere la realtà. Ecco in questo senso, posso legare la pazzia alla poesia. Il poeta sceglie un altro punto di vista, un altro punto di osservazione e si lascia guidare da un suo pensiero “diverso” e lo esprime in un modo inusuale, magari anche trasgressivo, violento o viceversa delicato, in punta di piedi, ricorrendo alle espressioni più semplici o alle immagini che più sono in sintonia con ciò che vuole esprimere.

Precedenti pubblicazioni di Giovanna Fracassi: “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), e tantissime antologie enciclopedie e riviste nelle quali sono state presentate altre sue liriche.

Padova Expo Libri è una nuova iniziativa che punta ad affermarsi come appuntamento irrinunciabile tra le fiere del settore oltre ad essere un evento imperdibile per tutti gli amanti dei libri e della letteratura partendo dalla convinzione che Letteratura e Arte debbano mantenere un forte legame perché un libro è una piccola opera d’arte ed i libri hanno sin dagli albori delle diverse culture solleticato le fantasie di tutti gli artisti.

Dunque l’invito è dall’11 al 14 novembre 2016 a Padova. Non mancate. Sarà possibile non solo assistere ai tanti eventi in programma ma conversare ed approfondire il rapporto tra scrittore e lettore che in quest’opera digitale è divenuto fin troppo disumanizzato e computerizzato.

Si consiglia di contattare l’autrice Giovanna Fracassi per ricevere una copia della silloge con autografo e dedica personalizzata.

“[…] Solo l’anima/ si lascia trapassare/ da questo desiderio/ mai sopito/ seppur taciuto/ seppur negato.// E le mie mani aperte/ sono ormai piagate/ e i miei piedi/ sono chiodi arrugginiti/ conficcati in questa realtà/ dove tutto è inutilmente relativo.” – “Relativo” da “In esilio da me

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Su questo sito è possibile visionare ed acquistare degli esemplari di protea online, pianta esotica proveniente dall'Africa. Il sito contiene anche una guida alla cura di questo particolare fiore.

Faster than you! opera di Fabio Costantino Macis: vincitrice del Premio Internazionale d’Arte Contemporanea Lynx

Il 25 settembre 2016 presso il Teatro Piccola Fenice di Trieste si è svolta la premiazione della Seconda edizione del Premio Internazionale d’Arte Contemporanea Lynx, promosso dall’Associazione culturale Il Sestante.

Un concorso per artisti avente lo scopo di promuovere e valorizzare l’arte contemporanea, nonché di imporsi all’attenzione del pubblico per il livello qualitativo e le esperienze internazionali degli artisti partecipanti.

Fra i numerosi partecipanti sono stati selezionate ottanta opere suddivise in quattro sezioni: 30 opere per Pittura, 30 opere per Fotografia, 10 per Digital Art e 10 per Grafica, con uno special Premio Under 21, il Premio Giovani offerto direttamente dal Consiglio Regioni del Friuli Venezia Giulia, il Premio Fiera d’Arte Contemporanea ed i Premi Speciali “Be Art Builder”.

La Sezione Pittura ha visto un ex-aequo con le opere di Sara Arianpour (Iran) e Thomas Scalco (Italy). La sezione fotografia vede vincitrice l’opera di Gaetano de Faveri (Italy); mentre è la Serbia per Digital Art con Nina Sumarac. Per la sezione Grafica vince Sabrina Vivian Bello (Germany).

Ad aggiudicarsi il Premio Giovani è l’artista sardo Fabio Costantino Macis con l’opera “Faster than you!” (trad. “Più veloce di te!”) appartenente al progetto in sviluppo “Who cares?!” (trad. “Chi se ne frega?!”).

Who cares?!” nasce dall’esigenza di “trasformare quei limiti pesanti come il piombo in trampolini d’oro” in altre parole è un progetto fotografico nel quale il difetto fisico dell’essere umano è esaltato in modo ironico e con nessun velo di pietismo tanto da mettere in luce la bellezza della diversità anche se essa è “comunemente” vista come menomazione o mancanza.

In questo contesto la deformità di un arto, nel caso di “Faster than you!” l’estremità del piede sinistro, diventa la forza di propulsione del soggetto. Quest’ultimo è spoglio di ogni vestito o nascondimento, nudo con il suo essere uomo “imperfetto”, sdraiato su una strada che diventa il manto stellato dell’universo. Il suo piede sinistro è rappresentato come il razzo propulsore di un immaginifico astronauta che percorre il cosmo con piena consapevolezza di sé e del suo cammino.
La scintilla che ha portato l’artista a concepire questo incredibile progetto potrebbe riassumersi in una sola domanda: essere diversi è una debolezza od una forza?

Fabio Secci è il soggetto di “Faster than you!”, attualmente è promotore di un progetto denominato “F - You are your unique limit” in corso a Londra sugli sport estremi d'acqua per persone con disabilità.
“Who cares?!” è stato esposto e sviluppato durante la Residenza Artistica Internazionale BoCS Art, selezionato fra le scelte editoriali del prestigioso Celeste Prize, ed inserito fra le scelte editoriali del magazine olandese di fotografia Lens Culture. Inoltre, “Lighter than you!“, un’altra fotografia del medesimo progetto, è stata selezionata dalla galleria svizzera “The Artbox.Gallery” aggiudicandosi l’esposizione dell’opera durante l’Art Basel Weeks a Miami Beach.
Il Premio Internazionale d’Arte Contemporanea Lynx prevede quattro tappe principali in partnership con quattro gallerie, la Lux Art Gallery di Trieste, la Fortezza Nuova di Livorno, la Lokarjeva Galleria di Ajdovscina (Slovenia) e la Galerija Zvonimir in Zagabria (Croazia).
Inoltre è prevista per Fabio Costantino Macis un’esclusiva quinta tappa nella sede del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia con una Personale organizzata direttamente dai curatori del Premio, Enea Chersicola e Riccardo Tripodi, che vedrà la sua inaugurazione il 15 dicembre 2016.

Fabio Costantino Macis (Cagliari, 1986), residente a Villacidro, ha esposto in più di venti città differenti tra l’Italia e l’estero con performance, installazioni, fotografie e video. Negli anni non ha mai circoscritto al solo mezzo della fotografia il suo “creare” portando avanti la meta dell’idea in sé, sulla quale poter successivamente decidere il mezzo artistico con cui attuarla. Inizia il suo percorso espositivo a 23 anni con una collettiva a New York, segue a Las Vegas, Grecia e Londra. Nel 2009 si classifica come finalista al “Premio Fotografico 2009” indetto dalla TAU Visual (Associazione Nazionale Fotografi Professionisti). Nello stesso anno vince “Primavera in arte” indetto dall’ERSU, accedendo alla collettiva nazionale creata per il Primo Forum Europeo per il diritto allo studio tramite l’installazione “Matrimonio: Rito o Pagliacciata?”. Nel 2015 viene selezionato per la finale dello Skepto International Film Festival a Cagliari, unico italiano accettato nella sezione Music Video, a Londra al Crouch End Festival, negli U.S.A. in Texas, dal “San Antonio Laughs Comedy Film Slam” ed a Nairobi, Kenya, dal “Rock ‘n’ Roll Film Festival (ROFFEKE)”, ed in Portogallo per la realizzazione e direzione del video “The Slow One” dei Pussy Stomp. Ha collaborato in progetti nazionali ed internazionali di sensibilizzazione, in progetti di inclusione sociale, sia in campo organizzativo che progettuale ed ideativo, ad esempio per Emergency, per Stop OPG e per la ASL8 di Cagliari. I campi in cui continua a muoversi passano dall’arte al commercio. Vanno dalle arti performative al teatro, dalla fotografia al video-making, dalla grafica alla progettazione, dall’organizzazione di eventi sino alla pubblicità ed alla comunicazione visiva in generale.

Written by Alessia Mocci

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Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi: vi presentiamo la nuova silloge In esilio da me

Ore ingiallite dalla nebbia/ quando la faccia lucida/ della luna è ormai sfumata/ e le stelle sono fiori bianchi// mulinelli di polvere di diamanti/ rotolano sui fianchi delle colline/ nel silenzio profondo/ prima del risveglio// quando gocce scintillanti/ disegnano nuovi impalpabili/ sogni sul vetro da scostare// […]” – “Frecce argentate

Edita nell’aprile 2016 per la casa editrice Kimerik, “In esilio da me” è la nuova silloge poetica di Giovanna Fracassi, conosciuta per pubblicazioni come “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), e tantissime antologie enciclopedie e riviste nelle quali sono state presentate altre sue liriche.

La poetica di Giovanna Fracassi, sin dalle prime raccolte, si contraddistingue per l’uso raffinato della musicalità accordato agli immaginifici versi che dipingono luoghi tra sogno e realtà nei quali la solitudine regna sovrana.

Le liriche si mostrano come estremo bisogno di scrittura che proviene dalla psiche della donna poetessa che guarda il mondo con gli occhi rivolti al passato. Ed in questo modo le stagioni si tingono di straniamento, si incontrano forzieri nei quali le parole si trasmutano in gioielli, la mente è come assorta in un limbo dal quale attinge emozioni, espressioni e desideri.

Ed è in queste fantasie che ci si perde sereni perché l’esilio è circoscritto all’intento poetico e l’intelletto conosce la via verso casa, e seguendo questa stessa strada inquieta e solida che vi auguro di ritrovar nelle parole dell’autrice quella coscienza che, personalmente, ho sempre cercato nella poesia.

A.M.: Giovanna, ormai per noi è una costante incontrarci per ogni tua nuova pubblicazione. Ti seguo da anni, non solo con le interviste ma in passato anche come tua curatrice nella collana Trasfigurazioni, dunque posso affermare di conoscere bene ogni tuo passo nel mondo della poesia. Questa tua nuova silloge "In esilio da me" vede l'allontanamento dell'Io dal tuo corpo per una sorta di esplorazione dell'abituale e consueto della vita, per poi farvi ritorno ed affascinare grazie ai versi. Per iniziare ti vorrei chiedere: quali sono state le domande esistenziali a cui hai provato a dare risposta?

Giovanna Fracassi: Vero Alessia, mi stai seguendo da parecchi anni e credo tu possa interpretare e fare un’analisi critica delle mie varie sillogi. La prima, Arabesques, è stata il primo passo fuori dal “guscio” con il desiderio e il coraggio di rendere pubblico ciò che scrivevo. Poi è stato un crescendo, nell’ambito di un percorso intenzionale di esplorazione, sia dal punto di vista espressivo –stilistico che contenutistico. In questo senso le domande esistenziali che stanno alla base del mio poetare si sono ampliate e hanno trovato un altro fulcro. Non sono più o solamente le classiche questioni, sempre aperte, sul senso della vita, del dolore, della morte, dell’esistenza dell’Universo, ma vanno a specificarsi meglio all’interno della mia esperienza vissuta. Dove trovano posto i cambiamenti del mio esserci nel mondo, il sentirmi ancora in evoluzione ed il chiedermi: verso dove? Con quali nuovi obiettivi? Per fronteggiare quali altre incognite che il passare degli anni mi prospettano? Come collocarmi e collocare il mondo fuori di me, o meglio altro da me, in nuove dimensioni spazio –temporali, mutate e mutevoli anch’esse? Come adeguarmi o adeguare “il mondo là fuori” ai miei cambiamenti? Per me la vita è un continuo ricercare l’equilibrio interiore, pur, o forse grazie, alle continue e inesorabili variazioni del proprio essere, del proprio ambiente, della stessa comunità e società in cui si è inseriti. Vi sono sempre nuove sfide da accettare, nuove sicurezze che vengono rimesse in discussione e quindi nuovi punti fermi da trovare, ma ogni istante, ogni “traguardo” è estremamente “liquido” e come tale sempre “adattabile”, necessariamente adattabile.

A.M.: In incipit di "In esilio da me" proponi una citazione del grande Federico Garcìa Lorca: "La poesia serve per nutrire/ quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro,/ e senza il quale è imprudente vivere.". La mia curiosità è obbligo in questo caso: che cos'è per te la "pazzia"?

Giovanna Fracassi: Molti anni fa ebbi modo di entrare, per ragioni di studio, in un reparto psichiatrico. Rimasi molto colpita dall’assoluta naturalezza con cui si comportavano i cosiddetti “pazzi”. Molti non avevano nessun freno inibitorio: restavano nudi, esposti, o ti si avvicinavano osservandoti senza alcun timore ma con genuina curiosità, attratti magari da una spilla, o volevano toccare i capelli, o all’improvviso si mettevano a cantare, a ballare. In quell’occasione ricordo che mi ritrovai a pensare che la pazzia era tale forse solo per noi, i cosiddetti sani e “normali”; che per loro, forse eravamo noi ad essere pazzi con i nostri vestiti, i nostri modi compassati ecc. Pensai che la pazzia poteva essere solo un altro modo, diverso di vedere la realtà. Ecco in questo senso, posso legare la pazzia alla poesia. Il poeta sceglie un altro punto di vista, un altro punto di osservazione e si lascia guidare da un suo pensiero “diverso” e lo esprime in un modo inusuale, magari anche trasgressivo, violento o viceversa delicato, in punta di piedi, ricorrendo alle espressioni più semplici o alle immagini che più sono in sintonia con ciò che vuole esprimere.


A.M.: Nella lirica "Melodia" scrivi: "Nelle scintille del passato/ nei frammenti del futuro/ è interminabile la vita/ è infinito il morire/ ad ogni istante/ ad ogni parola// quando la melodia riecheggia/ nelle cavità del cuore/ ondeggia sulle note/ come stelle sparse alla rinfusa/ come gocce di rugiada/ sull’aureo ordito/ del tempo mio migliore/ [...]". Qual è il tuo rapporto con la musicalità del verso e con la musica in generale?

Giovanna Fracassi: Scrivo sempre ascoltando la musica. Spesso mi lascio guidare dalla melodia che sento più in accordo con il mio stato d’animo: pare quasi che sia proprio essa a saper aprire certi pertugi, quelli più nascosti e profondi dentro il mio pensare e sentire. Mi consente di entrare in comunicazione con me stessa, forse anche con il mio stesso inconscio, cattura ricordi che credo sopiti o emozioni e sentimenti che si riaffacciano prepotenti per ottenere la parola. La musica mi suggerisce immagini e metafore e similitudini, ma soprattutto mi fa “viaggiare” assai lontano. Perché la forza e la potenza della musica sono in grado di “sconfiggere” la morte, allo stesso modo la poesia. Come tutte le arti, hanno in sé stesse il germe dell’immortalità, si rivolgono all’infinito, all’eterno e per questo sono così care e indispensabili all’uomo.

A.M.: Una viaggiatrice dell'anima ha anche bisogno di trasportare il proprio corpo in luoghi fisici. Qual è stato il tuo ultimo viaggio? E hai trovato ispirazione in quel nuovo "regno"?
Giovanna Fracassi: Amo molto viaggiare, non solo con la fantasia, ma anche nella realtà. Lo faccio restando “aperta” ad ogni sollecitazione. I miei sensi si acuiscono, pronti a cogliere profumi, colori, immagini, atmosfere o a percepire emozioni e entusiasmi delle persone che incontro e delle quali poi mi piace immaginare la storia. Molte mie poesie sono nate proprio così: quasi che mi trasponessi nell’esistenza di un altro e ne esprimessi poi nella poesia la condizione, la felicità o il dolore. La scorsa estate ho visitato la costa settentrionale della Germania, soffermandomi in alcune città affacciate sul Mar del Nord. Molte mie poesie della silloge In esilio da me, sono state scritte pensando proprio a quell’ambiente di mare, così diverso da quello a cui sono abituata, e così ricco di suggestione. Sono salita su un veliero per compiere un giro fuori dal porto, al tramonto. Il silenzio, il vento leggero ma già frizzante, lo sciabordio quieto dell’acqua lungo i fianchi dell’imbarcazione che scivolava fra le onde appena leggermente increspate, il volto abbronzato e gli occhi azzurri del capitano e la sua sicurezza al timone, tutto questo ha senz’altro arricchito la mia poesia.


A.M.: La poesia è l'amante più caparbia della Luna. Sono certa di non averti mai chiesto quale rapporto hai con gli astri e con la meravigliosa sfera luminosa che sovrasta la notte.

Giovanna Fracassi: Come non restare affascinati di fronte allo spettacolo di un cielo stellato e di una luna rossa d’estate? Ogni stagione ci offre un diverso “quadro” notturno. Anch’io ho scritto ispirandomi agli astri. Vi scorgo un viatico verso l’immenso, verso il mistero dell’Universo, dell’Uomo e della vita stessa. A volte ne sento tutta la fredda indifferenza alle vicende della Terra e dei suoi abitanti, altre invece vi attribuisco una sorta di pietà e di benevolenza con la loro capacità di suscitare emozioni, di consolare con la loro eterna e immutabile bellissima presenza.


A.M.: In una tua intervista rilasciata a maggio per il sito Parlamidite.com racconti di vedere te stessa seduta davanti ad un forziere che detiene al suo interno monete e pietre preziose, vedi inoltre dietro di altre pietre che giacciono per terra ed altre ancora le stringi fra le dita. L'immagine è meravigliosa, e ti vedo anche io estasiata davanti a tanto splendore. Credi che terminerai il tuo percorso da scrittrice quando avrai riempito quello scrigno? Oppure altri forzieri si paleseranno al tuo cospetto?
Giovanna Fracassi: Da quel forziere non ho ancora tratto tutte le pietre preziose e spero e credo che in realtà sia un recipiente magico e quindi inesauribile. Mi piace immaginare che riuscirò ancora a lungo a meravigliarmi di tutto ciò che mi circonda e della vita stessa, quella della natura, degli altri esseri umani e quella mia.


A.M.: Nei prossimi mesi hai intenzione di partecipare a qualche fiera del libro?

Giovanna Fracassi: In esilio da me è stata presentata a numerose fiere del libro, prossimamente parteciperà anche a quelle di Francoforte (19 – 23 ottobre 2016) Milano (la data è ancora da comunicare) e Padova (11 -14 novembre 2016).
Do pertanto appuntamento qui a tutti coloro che vorranno cimentarsi nella lettura delle mie poesie.


A.M.: E l'ultima domanda, come ormai saprai, è una chiusura con citazione, dunque a te la parola.

Giovanna Fracassi: Mi piace chiudere questa piacevole intervista con la seguente citazione: “L’orizzonte non ti ha mai turbato? - E il mare - non ti si è mai avvicinato tanto da costringerti a danzare?” - Emily Dickinson “Un vulcano silenzioso, la vita”

Un grazie di cuore a te Alessia per questa ennesima intervista e per tutta la pazienza e la grandissima competenza con cui mi ha sempre seguita, fin dal mio esordio nel mondo della carta stampata.


A.M.: Giovanna cara, ti ringrazio anche io di cuore per questa nostra nuova chiacchierata sulle emozioni e sulla sana follia madre dei versi. Ai nostri lettori lascio le restanti strofe della poesia “Frecce argentate” con la quale abbiam aperto l’intervista, e consiglio vivamente di contattarti per poter aver una copia autografa e con dedica di “In esilio da me”.

“[…] mentre il gorgoglio si raccoglie/ attorno ai rintocchi fiochi/ goffi richiami al presente//
frecce argentate/ è la pioggia nell’abbraccio/ di una nuova illusione// mentre il fumo è un velo/ steso sui tetti del paese/ nuove forme d’ombra// scivolano e poi svaniscono/ sui marciapiedi traslucidi/ gonfi di foglie spigolose// nelle increspature del mattino/ piccole onde scure/ pozze di luce fresca/ sono strisce di sereno// a passi lenti/ con gli occhi bramosi/ le narici erranti/ riprendo la mia strada.” – “Frecce argentate”


Written by Alessia Mocci


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https://www.facebook.com/giovanna.fracassi
http://giovannafracassi.altervista.org/
http://autori.poetipoesia.com/giovanna-fracassi/

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Online il nuovo sito della scuola Barman Flair Academy!



Flair Academy, ente formativo specializzato in corsi di formazione per barman e caffetteria, rinnova completamente il suo stile lanciando la sua nuova piattaforma web!


I corsi barman organizzati da Flair Academy sono tenuti da esperti del settore con anni di esperienza alle spalle. Grazie al riconoscimento dell’ente da parte dalla Regione Lombardia, la frequenza del corso dà diritto al rilascio di attestato di competenza riconosciuto a livello internazionale.
Flair Academy rilancia la sua presenza online rinnovando completamente il suo sito web!
La nuova piattaforma si semplifica rendendo più semplice la navigazione. Viene dato maggior risalto ai corsi di formazione della scuola offerti dall’ente che spaziano dal corso bartender basic fino ad arrivare ad altri più dinamici e di tendenza come flairbartender e Latte Art.

Con la sua ampia gamma di servizi correlati, tra i quali consulenza e bar catering, Flair Academy è in grado di rispondere anche ad esigenze diverse da quelle della pura formazione.

Grazie agli anni di presenza sul territorio, i certificati ottenuti ed il successo dei corsi per barman e bartender, Flair Academy si conferma un punto di riferimento per tutti coloro che volessero intraprendere, per lavoro o per interesse, un corso barman, uno dei mestieri che non conosce crisi.

Flair Academy s.r.l.
via Melchiorre Gioia, 63 - 20124 Milano (MI)
Tel. 02.67382649

Visitare la Liguria

Stretta tra il mare e i monti, la Liguria, sottile e lunga lingua di terra svelerà al visitatore paziente anche il suo volto segreto, nascosto.  Per chi ama il mare e ad esso non può rinunciare, le spiagge del ponente con il loro mare cristallino, premiata dalle Bandiere Blu di Legambiente, sono l'ideale per godersi una vacanza in famiglia. In particolare la spiaggia della Baia dei Saraceni, a Varigotti, di ghiaietta e sabbia fine, sarà l'ideale per concedersi una passeggiata al mattino presto o la sera, quando si può ammirare uno splendido tramonto sul mare. Per un'escursione a piedi o in barca, un luogo da non perdere è sicuramente San Fruttuoso di Camogli dove, affacciata su una splendida spiaggia di sassi, potrete ammirare l'antica Abbazia, risalente al VIII secolo. San Fruttuoso è una meta decisamente particolare perché la si può raggiungere soltanto a piedi, percorrendo il sentiero da Portofino Vetta o da Portofino Mare (90 minuti in tutto) oppure via mare grazie ad un'ampia scelta di battelli che partono da Recco, Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Sestri Levante, Lavagna, Chiavari e Genova porto Antico. Se invece oltre al mare volete apprezzare le bellezze dell'interno della regione, sarà sufficiente lasciare la costa ed addentrarsi per qualche decina di chilometri, per ritrovarsi improvvisamente immersi in un paesaggio fortemente montano. Alle spalle di Arenzano, ad esempio, con un trekking della durata di circa 4 ore, si potrà raggiungere la cima del Monte Argentea, che, con i suoi 1083 metri proporrà agli occhi dei 'suoi ospiti', un panorama mozzafiato che spazia dal mare alle montagne circostanti.
Sul versante di levante, per unire la bellezza del mare e quella delle aspre montagne liguri, è possibile alloggiare in un vero agriturismo Cinque Terre, situato sulle immediate alture alle spalle di Monterosso, l'Agriturismo deli Olivi, dove assaporare un soggiorno genuino che sa di natura e tradizione.


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Intervista di Alessia Mocci a Giovanni Nebuloni per l’uscita di “Inferno a Milano – La nota nella nota”

Lo scrittore milanese Giovanni Nebuloni è proofreader di traduzioni da russo, tedesco ed inglese nella sua società. Nel 2010 fonda la Fact-Finding Writing (scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere), una sorta di conoscenza pari o forse superiore rispetto ai paradigmi del saggismo filosofico, storiografico o scientifico.
La sua prima pubblicazione risale al 2007 con “La polvere eterna” (Edizioni di LucidaMente), segue nel 2008 “Il disco di Nebra” (inEdition Editrice) e “Fiume di luce” (Il Filo), nel 2011 pubblica “Dio a perdere” (Prospettiva Editrice), e nel 2012 pubblica il suo quinto romanzo “Il Signore della pioggia” (I libri di Emil). Del 2013 “Viaggi inattesi” edito da Amande, segue nel 2014 “L’umile forma dell’immortalità” edito da I libri di Emil, del 2015 “Nel nome dell’Universo” per 13Lab, e per la stessa casa editrice troviamo nel maggio 2016 il suo nono ed ultimo romanzo “Inferno a Milano. La nota nella nota” di cui oggi parleremo in modo approfondito con lo stesso autore.
Un gruppo di sicari appartenenti ad una congrega russa, la protagonista femminile ormai costante nei romanzi dell’autore, la musica che interagisce con i metalli alterandoli, la velata citazione ad Isaac Asimov, l’uso caparbio del Fact-Finding Writing, ed altro ancora nell’action-thriller “Inferno a Milano. La nota nella nota”.
Ma sarà Giovanni Nebuloni a raccontarci qualcosa di più, e spero che le sue parole possano incuriosirvi abbastanza portandovi non solo a leggere il suo nono romanzo ma anche i precedenti che consiglio vivamente.

A.M.: Ciao Giovanni, è un piacere rincontrarti dopo quattro anni dall’uscita de “Il Signore della Pioggia”, ed in tutto questo tempo sei stato uno scrittore prolifico ed attento. Oggi parleremo della tua ultima fatica “Inferno a Milano – La nota nella nota” edito da 13Lab Editore Milano, con il quale hai pubblicato anche “Nel nome dell’Universo” nel 2015. Questa tua conferma editoriale mi fa dedurre che tu ti sia trovato molto bene con la casa editrice e questo non può che farmi piacere. Ma iniziamo pure “l’interrogatorio”… Possiamo definire “Inferno a Milano – La nota nella nota” un action-thriller con una trama ad incastro che ricorda le matrioske. Il sottotitolo è esplicativo “La nota nella nota”. Ci puoi narrare la logica che ti ha portato alla stesura del romanzo e la scelta didascalica?
Giovanni Nebuloni: Ciao a te e a tutti i miei lettori e… grazie. Per rispondere a questa tua prima domanda, seguo i dettami della corrente letteraria da me fondata nel 2010, della quale si parla anche qui, in questa stessa intervista successivamente. Pertanto, le mie storie devono essere innanzitutto nuove, originali. Ho sempre molto da raccontare. Da parecchi anni, annoto in file qualsiasi idea di narrazione che ritengo possa essere degna di nota e in ogni momento posso andare a ripescarne una o più e svilupparle. Nella stesura di questo romanzo – il nono – ho voluto evidenziare come un corpo estraneo, un’entità straniera possa mettere a rischio, far traballare le fondamenta, seppur solide, d’una metropoli, e minare quindi il mondo. Di conseguenza il messaggio è: “Non abbassiamo mai la guardia, perché il male è una bestia insonne”.

A.M.: Massimo Ferlinghetti, nell’introduzione di “Inferno a Milano – La nota nella nota”, trattando la questione pubblicità e fortuna paragona l’artista ad un atleta che salta in alto, ma sono i giudici di gara a stabilire l’altezza del salto. Trovo molto seducente questo parallelismo e ritengo sia davvero appropriato. Che cosa hai provato leggendo le parole di Massimo?
Giovanni Nebuloni: Massimo Ferlinghetti è colui che ha eseguito anche l’editing del romanzo di cui stiamo parlando. È un giornalista free-lance e conosce l’ambiente.

A.M.: Una peculiarità che vorrei mettere in luce è che il romanzo presenta 290 pagine ma, la sottile e raffinata trama si svolge in sole 80 ore. Restando sulla numerologia: in quanto tempo hai scritto “Inferno a Milano – La nota nella nota” e quanto è durata la revisione prima della stampa definitiva?
Giovanni Nebuloni: Il tempo circoscritto in pochi giorni è una caratteristica di tutti i miei romanzi, affinché la narrazione sia incalzante e perché il lettore, una volta che mi abbia preso con sé, non mi abbandoni tanto presto, non prima dell’ultima pagina. La realizzazione di questo romanzo ha richiesto due anni circa e non prevedo mai una fase specifica, a sé stante di revisione, ma un’attività continua di limatura e avanti e indietro, che avviene contemporaneamente alla scrittura. Per esempio, arrivato a pagina duecento, è facile che mi senta di riprendere i due capitoli da pagina dieci, rivederli e passare alla pagina cento prima di tornare alla pagina duecento. Il mio è un lavoro che implica un andirivieni ininterrotto, fino alla stesura definitiva.

A.M.: Un particolare inquietante di “Inferno a Milano – La nota nella nota” è la scena del night nel centro di Milano, nel quale l’assolo di un sassofono attiva la sconvolgente auto-chiamata dello smartphone di uno dei personaggi. Quale rapporto hai con la musica e quanto il sassofono, oltre ad esser incastonato nella copertina, è per te simbolico?
Giovanni Nebuloni: Mio padre suonava sax contralto (marca Grassi), sax tenore (Selmer) e clarino in si bemolle (Buffet Crampon). Non ho dedicato questo romanzo in sua memoria perché l’ho già fatto con il mio settimo romanzo, “L’umile forma dell’immortalità” (anche in questo la musica è fondamentale). Faceva anche jazz, non con la tecnica di Parker o Coltrane, ma con lo stesso trasporto, con lo stesso cuore dei più grandi jazzisti e io conosco il sax, si può asserire, da prima di nascere, quando ancora nel grembo di mia madre e la musica jazz, classica e rock è parte imprescindibile della mia vita. Ora, in realtà, il sax del romanzo fa sì che uno smartphone chiami se stesso con “la nota nella nota” del sottotitolo del romanzo, cioè un particolare modo di suonare assolo jazz del quale, per ovvie ragioni, non posso dire altro e lo scoprirà il lettore. Qui posso dire invece che un tale evento non è scientificamente e tecnicamente impossibile. Infatti, un suono – un fenomeno fisico paragonabile al moto ondoso dell’acqua – con determinate altezza, intensità e timbro può far vibrare per risonanza certi materiali, anche i micro componenti dei circuiti hardware, cioè del microprocessore, di un cellulare, e far sì che i componenti cambino di stato. I computer ragionano in binario: 0 e 1 e se le note del sassofono fanno cambiare di stato a più componenti – da 0 a 1 o viceversa – è possibile che le note del sax causino la formazione della sequenza di 0 e 1 che costituisce la chiamata del cellulare a se stesso. En passant, qualcosa di simile accade nel film Eagle Eye del 2008, con i noti attori hollywoodiani Shia LaBeouf e Michelle Monaghan, ispirato al racconto di Isaac Asimov “Tutti i guai del mondo” e dove le note di una tromba innescano un ordigno esplosivo.

A.M.: Ed ora la domanda nasce spontanea: gli eventi narrati sono in toto partoriti dalla tua immaginazione oppure attingono dalla realtà milanese?
Giovanni Nebuloni: C’è una parte di realtà: quante società russe (e orientali) hanno acquistato e stanno trattando l’acquisto di immobili e altre società milanesi? Si pensi alla partecipazione russa alla Pirelli, anche ai proprietari russi delle squadre di calcio del Chelsea, del Monaco, del Bari, e ai cinesi di Milan e Inter. Questo mio ultimo romanzo si potrebbe condensare come: “In bilico tra realtà e fantasia, l’acquisizione economica di Milano da parte di un’organizzazione russa è il preludio alla conquista del mondo” e più nello specifico, la narrazione di “Inferno a Milano – La nota nella nota” s’avvia in una prima serata di settembre. Siamo a Milano, in viale Regina Margherita. Una zona residenziale, in un palazzo d’epoca dove i due figli del più grande possidente italiano stabiliscono il parricidio, poco dopo vengono invece assassinati, assieme al padre e a cinque guardie del corpo. I sicari del commando appartengono a una confraternita russa e dileguandosi dal luogo dell’efferata strage – l’edificio a cui hanno appiccato un devastante incendio per distruggere qualsiasi traccia del loro intervento –, s’imbattono in una volante della polizia, sopraggiunta per constatare gli effetti del rogo. Ne colpiscono a morte l’agente alla guida e per circostanze a lei favorevoli, risparmiano la vita a Livia Ferrari, la collega sul sedile a fianco. Un ispettore non ancora trentenne che sta svolgendo indagini inerenti a misteriose e molto consistenti compravendite immobiliari e di società, in Lombardia e a Milano in particolare e la protagonista del romanzo. Segue immediatamente quella che sarà una chiave della trama (si veda il sottotitolo “La nota nella nota”). Cioè la strana, inquietante e, almeno per la confraternita, intrigante funzione dello smartphone d’un monsignore cattolico – un membro della confraternita – che, in un night in centro a Milano, senza intervento alcuno da parte dell’utente, ma alle note di un assolo di sassofono, chiama se stesso (“la nota nella nota”). Il monsignore abbandona precipitosamente il night. Si reca da una suora ortodossa amica, nella vicina chiesa ortodossa di San Vito in Pasquirolo, a pochi metri da San Babila, dove, per un litigio con uno dei sicari di cui sopra, il monsignore viene ucciso. La confraternita inquina la scena del delitto e l’ambientazione si sposta a Tula, una città a cento chilometri da Mosca. Nell’enorme caverna sotterranea ricavata alla sua periferia, e abitata da un migliaio di devoti fedeli, il capo della potentissima confraternita conferma subito che un cellulare che chiama se stesso può essere di fondamentale importanza per la confraternita. In quanto per la stessa – o per l’associazione religiosa anche criminale derivata da antiche sette russe –, per i lori riti, una certa musica è imprescindibile. Con il compito di stabilire l’esatta situazione attuale milanese, e di fare piena luce sulle caratteristiche della “nota nella nota”, il capo delle sette risorte destina a Milano, in incognito, uno degli adepti, il ministro per l’economia della Federazione Russa. Siamo tornati dunque a Milano, da qui non ci si sposterà più fino alla scena finale e… ma stiamo parlando di un thriller e andare oltre non sarebbe opportuno…

A.M.: “Inferno a Milano – La nota nella nota” e Fëdor Michajlovič Dostoevskij: che cosa accomuna il tuo romanzo al grandissimo scrittore e pensatore russo?
Giovanni Nebuloni: Il caro Dostoevskij scrive delle sette russe di cui parlo in questo mio ultimo romanzo nei suoi romanzi “I demoni” e “L’idiota”.

A.M.: Ripercorrendo il tuo passato penso sia doveroso citare la corrente letteraria che hai fondato nel 2010, la Fact-Finding Writing, che si occupa di scrittura conoscitiva o per dirla in altre parole “scrivere per conoscere”. Anche quest’ultimo tuo romanzo è un esempio concreto di commistione tra linguaggio cinematografico e linguaggio letterario in una sorta di visione continua dei personaggi che vengono esposti al lettore come se fossero ripresi da una telecamera nascosta. Quanto è grande la tua passione per il cinema?
Giovanni Nebuloni: Devo prima dire in breve cos’è la Fact-Finding Writing, o FFW, e cioè, con l’umile spirito dell’artista artigiano – d’una persona che ama il proprio lavoro e che opera per realizzare se stesso e offrire qualcosa agli altri –, l’obiettivo della FFW – scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere, mediante la narrazione – è di conoscere e non smettere di conoscere. Non conosco altre correnti letterarie attualmente vive non solo in Italia e scopo della FFW è, fondamentalmente, la trasposizione e la trasformazione dell’impulso naturale, congenito nell’uomo, che tende alla conoscenza, mediante la parola scritta, di solito più ponderata dell’espressione soltanto. Ciò che ci differenzia da qualsiasi altra forma di vita su questa terra è la parola scritta. Siamo diventati ciò che siamo, ci siamo evoluti grazie alla scrittura e non vedo perché grazie alla scrittura non si debba conoscere ulteriormente. La letteratura può comprendere qualsiasi altra attività mentale, dalla scienza alle religioni. Il contrario non è vero e perché, tramite la letteratura, non cercare di avvicinarsi al segreto dell’universo? C’è forse qualche disciplina o credo che possa asserire, che sia in grado di provare la determinata verità di una teoria scientifica o l’esistenza, reale e razionalmente dimostrabile, di un Dio? A proposito del nome, mi domandai come chiamare questo indirizzo culturale e ricordai che “Fact-Finding Writing” è un’espressione utilizzata nel linguaggio forense americano, per indicare l’indagine sui fatti durante un procedimento giudiziario, mentre nella comunicazione è la scernita per importanza delle notizie. Decisi di prendere tale espressione e rivolgerla all’indagine generale e universale che solo la letteratura può svolgere. E poi l’inglese sta diventando sempre più la lingua universale e non c’è un italiano che non mastichi, almeno un poco, la lingua di Shakespeare. Il logo della FFW non poteva essere che la fotografia della Via Lattea, la nostra galassia… perché una fotografia dell’intero universo non esiste ancora. Il cinema? Per un romanziere del XXI secolo tenerne conto è imprescindibile. Siamo nell’era delle immagini e il mio stile tiene d’occhio il terzo occhio, il cinema, più che il teatro. “Nell’ottica” stilistica, obiettivo della FFW è avvicinare il linguaggio cinematografico al linguaggio letterario. Vorrei che per il lettore la pagina diventasse “una videata da leggere” – non solo mediante dispositivi digitali –, uno “schermo di carta” che però si possa piegare fisicamente. I personaggi vengono “ripresi” come da una telecamera, con la quale ci si addentra però anche nell’interiorità, dentro la psiche. Nei miei personaggi, tendenzialmente m’immedesimo come può fare un attore alla Strasberg o Stanislavskij. Come in un film, i personaggi si descrivono anche attraverso le loro parole. I dialoghi, anche privi di didascalie, vorrebbero far sì che la pagina su carta o a video venga percepita come “una visione continua,” cioè sempre come in un film.

A.M.: Ci sono in programma presentazioni di “Inferno a Milano – La nota nella nota”? Puoi anticiparci qualcosa?
Giovanni Nebuloni: Sono previste alcune presentazioni a Milano, per esempio in una libreria prossima all’Università della Bicocca milanese, in uno o più circoli culturali, ma si devono stabilire ancora le date. Con la casa editrice, 23Lab Editore Milano, parteciperò alla manifestazione “BookCity” che si terrà a Milano a novembre, e alla prossima Fiera del Libro di Milano nell’aprile 2017.

A.M.: E come mio solito, a fine intervista, mi piace chiedere di salutare con una citazione…
Giovanni Nebuloni: Una citazione che rispecchia lo spirito di tutti i miei romanzi, che si concludono sempre con un moto deciso e inarrestabile verso la speranza, una citazione da Pene d’amor perdute del caro William Shakespeare: “Nei momenti estremi, il tempo conforma tutte le cose alla sua estrema urgenza e spesso, proprio al culmine della parabola, risolve in un punto quello che in lunghe stagioni non era riuscito a risolvere.”

Written by Alessia Mocci

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