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TOUR DELL’ETNA CON HOST&GUEST


HOST&GUEST, giovane  gruppo emergente composto da proprietari di immobili in affitto breve e case vacanza Sicilia che hanno deciso di riunirsi per offrire ai propri ospiti un circuito di alloggi di qualità, offre l’occasione di fare un Tour dell’Etna soggiornando di volta in volta in accoglienti appartamenti o in splendide ville immerse in lussureggianti campagne o sulle rive del  mare Jonio.

Iniziamo il nostro giro cominciando da:

CATANIA, la città barocca, in cui convivono, accanto alle vestigia della Magna Grecia e dell’antica Roma, come il Teatro e Odeon Greco-Romano ed il Teatro Romano, antichi castelli medievali come il Castello Federico di Svevia che ospita, oltre al museo permanente, anche mostre di notissimi artisti internazionali. Imperdibile, la sera e la notte,  la “movida” catanese in cui prendono vita innumerevoli locali, ristoranti  e pub complice il nostro clima spesso tiepido anche in pieno inverno. A Catania nel circuito HOST&GUEST potrete trovare comodi ed accoglienti appartamentini dislocati in zone strategiche della città a seconda delle vostre esigenze, turistiche, di studio o di lavoro.

Ci avviciniamo all’Etna ed andiamo a:

ZAFFERANA ETNEA, la città del miele, tranquillo e ridente paesino che d’estate si anima per le molteplici iniziative culturali e di svago che culminano nel mese di ottobre con L’OTTOBRATA trionfo della gastronomia e dell’artigianato siciliano. Da qui è facilissimo raggiungere il Rifugio Sapienza da dove parte la Funivia dell’Etna per l’emozionante visita al vulcano attivo più alto d’Europa. D’inverno a Zafferana la neve è alle porte e le piste da sci Etna Sud sono raggiungibili in pochi minuti. Sia in centro paese che nelle vicine colline potrete trovare appartamentini e ville per trascorrere le vostre vacanze.

Una puntatina al mare prima di riprendere il nostro giro montano? Spostiamoci allora a:

ACIREALE, balcone sul mare, con il suo bellissimo Duomo. A carnevale ospita una delle manifestazioni  più belle e famose della Sicilia;
LETOJANNI, con le sue spiagge dorate ed il mare cristallino. Vicinissima a Taormina.

Riprendiamo il nostro Tour dell’Etna e ci spostiamo a:

BRONTE, la patria del pistacchio che è alla base di golosissime specialità culinarie che lo hanno reso famoso nel mondo. I dintorni di Bronte regalano panorami meravigliosi dell’Etna e custodiscono tesori come lo splendido Castello di Maniace acquistato da Orazio Nelson. A Bronte potrete soggiornare da:

Il nostro anello attorno all’Etna si chiude a:
SAN PIETRO CLARENZA: paesino alle porte di Catania, vicino all’aeroporto internazionale di Fontanarossa dove Etnasea vi potrà ospitare in una splendida villa immersa in un lussureggiante giardino di ulivi aranci e limoni.

Il nostro Tour attorno all’Etna insieme ad HOST&GUEST si conclude qui, sono convinta che da questa esperienza conserverete nel cuore il calore del nostro vulcano, lo splendore del nostro sole, il profumo della nostra zagara e che il soggiorno nei nostri appartamenti vacanze Sicilia ci abbia fatti conoscere.

Intervista di Alessia Mocci a Massimo Pinto: vi presentiamo Il trono del padre – (L’innocenza)

“Il mistero si infittiva, ma una cosa era certissima: in entrambi i due primi ritratti la somiglianza fisica tra Fausto e il ragazzino imperiale era impressionante, nel terzo, almeno fino a quel novembre del 1957, Fausto non poteva riscontrare somiglianze perché lui ventuno anni non li aveva ancora. Però un’altra cosa lo incuriosì non poco: se era vero che Napoleone II era morto a ventuno anni, come mai quell’ultimo ritratto, dipinto proprio nello stesso anno del decesso, lo mostrava tutt’altro che macilento e moribondo, bensì in tutto il fulgore della sua bellezza di giovane uomo?” – “Il trono del padre – (L’innocenza)

Il trono del padre – (L’innocenza)”, edito nel 2016 dalla casa editrice Bastogi Libri, è un romanzo psicologico-evolutivo e storico di Massimo Pinto.
Il libro vede due personaggi principali, due figli, Fausto un giovane romano nato nel 1944 e Napoleone II, figlio del celebre Napoleone Bonaparte, nato nel 1811. Due figli che sentono l’assenza dei rispettivi padri e che riescono a dialogare in dimensione diacronica e diatopica grazie all’ingegno dell’autore.
Massimo Pinto è nato e vive a Roma, laureato in Economia alla Sapienza ed in Teologia presso l’Ateneo Romano della Santa Croce. È Croce al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1998 ha pubblicato il saggio “Stato sociale e persona”. 
L’autore è stato molto disponibile nel concedere questa intervista e nel raccontare la genesi e qualche significato del suo romanzo. Buona lettura e buona conoscenza!


A.M.: Ciao Massimo, ti ringrazio per aver accettato l’intervista ed inizio subito con una curiosità che verte più sul tuo passato. Hai sentito il bisogno di esprimere con le parole le voci che ti sussurravano in testa sin da piccolo?
Massimo Pinto: Il romanzo appartiene al filone narrativo, non inventato, ma una volta per tutte codificato da Marcel Proust. A suo modo è una piccola recherche che si prefigge di dar voce, sì alla memoria volontaria, ma soprattutto a quella involontaria, addirittura la memoria invisibile. Dare voce cioè all’“ineffabile”, anche se sembra uno ossimoro. Tecnica in parte ripresa da Italo Svevo nella “Coscienza di Zeno” e da tanti altri. Se siete una persona con forte emotività, volete scrivere e leggete Dostoevskij, vi può piacere, anche molto, ma non imparate a romanzare, se invece leggete Proust, questa dote nascosta la tirate fuori automaticamente. Se uno scrive rivelando le emozioni della memoria involontaria è perché vive in questa maniera e, pertanto, quando scrive di sé, il proprio ineffabile viene fuori in molte pagine, quando scrive di altri, anche in questo caso, l’autore crea una memoria involontaria, un ineffabile, come se fossero veri. È verissimo che, sin da circa l’età di tre o quattro anni, io ho giocato mentalmente con una invenzione tutta mia: ero un monarca in erba e in incognito, che aspettava l’investitura e, nel frattempo, doveva condurre una vita normale, sempre in incognito, o quasi. Infatti nella mia testa c’era un trasmettitore, ruotando le manopole del quale io mi mettevo in contatto con il popolo, che, solo in quel momento, veniva a sapere chi fosse quel bimbetto e me ne dava dimostrazioni. Quando chiudevo le manopole tornavo in incognito, ma anche tutte le persone dimenticavano la verità. Che posso dire? Che ne so perché? Però anche le reazioni della gente, quando aprivo le manopole, che mi sorrideva di più, mi dava magari una caramella, faceva posto a mamma e a me sul filobus, mi convincevano che fosse tutto vero, anzi era proprio una conferma. E sono andato avanti così. Quando, per la prima volta nella mia vita, a nove anni in quinta elementare perché ero un anno avanti, venni in contatto con la figura del figlio di Napoleone e lessi, più o meno: -Napoleone ebbe un figlio allevato alla corte di Vienna, che però morì giovane, dopo una vita di stravizi e mollezze – mi ribellai, perché non mi parve vero, perché quelle notizie sembravano troppo sbrigative, perché dovevo saperne di più. E così, alle medie, al ginnasio e al liceo: - il figlio di Napoleone morì tisico tra dissolutezze e vizi -. Non mi bastava: mi documentai meglio, feci ricerche, anche perché i libri, sia pure con maggiori dettagli, mi apparivano sempre reticenti e io sentivo ormai forte il richiamo di quel ragazzo che sembrava dirmi: - Non è vero quello che dicono di me. Io non sono stato quello che hanno scritto. Mi hanno imprigionato, mi hanno umiliato, mi hanno ucciso. Rendimi giustizia tu! – E allora gli ho reso giustizia, informandomi, leggendo, guardando. E man mano che mi informavo lo sentivo sempre di più come un fratello, con infinita tenerezza, pietà, condivisione e anche ribellione per quello che gli avevano fatto. Così è andata. L’unica cosa che mi ha meravigliato che, come scrivevo di Fausto quasi sotto dettatura, perché in fondo ero io, egualmente ho scritto di Napoléon II come se qualcuno me lo dettasse, non nelle rievocazioni storiche o ambientali che hanno richiesto faticose ricerche, ma nelle situazioni e nei dialoghi, come se, invece che dall’invenzione dello scrittore, questi scaturissero dalla mia memoria. Troverete un completamento della mia ispirazione nel volume di poesie di prossima pubblicazione “Cento farfalle e… più”, mentre sarete sorpresi dal verismo del romanzo che sto scrivendo “La normalità del ladro”. Non dico di più. Perché scrivo soltanto adesso (letteratura dico)? Perché adesso ho tempo.


A.M.: “Il trono del padre – (L’innocenza)” è la tua nuova pubblicazione, un romanzo tra lo storico e lo psicologico-evolutivo. Quanto tempo hai impiegato a stenderlo considerando le 500 pagine ed il notevole studio degli argomenti trattati in quanto una parte del romanzo è ambientata all’epoca di Napoleone Bonaparte?
Massimo Pinto: Intanto nella identificazione dei generi letterari dell’opera metterei al primo posto quello psicologico-evolutivo e poi quello storico: i due “eroi” sono in realtà la stessa persona. La forte connotazione storica delle due vicende, con tutti i suoi particolari dettagliati, risponde a due esigenze: quella di dimostrare come gli avvenimenti di contorno influiscano, e molto, sul percorso formativo, anche di due bambini apparentemente ignari, e come drammaticamente orientino la nostra vita. È difficile dire quanto tempo ho impiegato: il romanzo era nella mia testa da anni, anche inconsapevolmente e quindi a Parigi, a Roma a Vienna giù a documentarmi. Poi, circa un anno prima di iniziare la scrittura, ho redatto numerosi files, infine il romanzo l’ho scritto con quei files a disposizione e con cinque - sei volumi sempre aperti (più che altro per la storia di Napoléon II e meno per Fausto). A quel punto non è stata difficile né lunga la gestazione, precisamente sette mesi, dal 15 ottobre al 15 maggio successivo, per un totale preciso di 523 pagine. Per fare un esempio la lunga scena dello stupro subito da Fausto a sette anni l’ho scritta in mezz’ora e non è stata mai più corretta o modificata (potrai immaginare perché). Il titolo era in qualche modo obbligato perché i figli maschi hanno sempre il miraggio di conquistare il trono del padre, vero o metaforico che sia questo trono, anche e soprattutto se il padre è ben identificato ma assente.


A.M.: Il romanzo presenta due dediche. La prima a Ludovica e Lorenzo, che penso facciamo parte della tua famiglia, magari sono i tuoi figli oppure i tuoi genitori. La seconda dedica, invece, la si incontra nella prefazione che hai curato tu stesso e recita: “Dedicato a tutti i padri e figli, affinché i primi non rinuncino mai al loro ruolo, costi quel che costi, e i secondi siano indulgenti.” Volevo dunque sapere quanto è importante la famiglia nella tua vita e se ritieni di aver sbagliato qualcosa di molto importante.
Massimo Pinto: Sì ho sbagliato come tutti anche io, come Graziano, il padre di Fausto, e come Napoleone, il padre del “Re di Roma”. Però bisogna sbagliare “facendo” piuttosto che “non facendo”, questo è imperdonabile. L’indulgenza dei figli, poi, è la cosa più negletta, eppure più utile, per un buon rapporto, ce n’è tanto bisogno: un figlio indulgente con il proprio padre sarà senza dubbio un padre migliore a sua volta. Desidero porre, come spunto di riflessione, una serie di significati dell’opera. Ciò non toglie alla libertà del lettore di trovarne altri. Dunque il primo e più importante significato è il rispetto dei minori. E non intendo soltanto il rispetto fisico ma soprattutto il rispetto morale, il rispetto della loro libera evoluzione, l’assenza assoluta di tentativi di manipolazione, il non farne mai strumento dei propri fini. E per “minori” non intendo soltanto il bambino, il ragazzo, l’adolescente, ma tutti coloro che sono più deboli di noi. Altro significato evidente è la responsabilità genitoriale di un sano, e attivo, rapporto con i figli e, nel caso specifico, si analizzano molto le fasi di maturazione del maschio, molto utili per una lettrice. Di seguito enuncerei l’assoluta assenza di classi sociali nel comune sentire umano. Ulteriori significati non meno importanti sono: la predestinazione, il libero arbitrio (così caro alla tradizione cristiana ma che io ritengo inesistente quasi o fortemente attenuato, posizione che, un tempo, mi avrebbe attirati i roghi della Santa Inquisizione), i condizionamenti, la responsabilità nel peccato e nell’agire e, grande come una casa, l’innocenza ontologica dell’uomo (infatti il sottotitolo dell’opera, come avrai notato, è “l’innocenza”). Infine vi sono argomenti solo accennati quali, ad esempio, il significato dell’esistenza umana, quale “illusione” di un mondo immanente che forse, nel mistero della trascendenza, neppure in realtà esiste. Perché noi in realtà viviamo in un universo imperfetto, perché frutto di una parzialità e di una disarmonia di un tutto, o niente, per noi inimmaginabile. Da ultimo: la tolleranza. Il romanzo insegna proprio questo, la tolleranza, ma più che la tolleranza che sottintende sempre un atto di sopportazione, una condiscendenza, la assoluta normalità di rapporti nei riguardi di chi, per caso, fosse diverso da noi, anche per orientamenti sessuali. E, infine, c’è il dolore intrinseco della vita, che coinvolge tutti, ma proprio tutti. Tutti massimi sistemi che vengono enunciati non perché io mi senta un novello Galilei, ma semplicemente perché i massimi sistemi possono essere, anzi devono, alla portata di tutti. Sta al lettore trovare altri significati, perché, anche a me che l’ho scritta, quest’opera parla da sola ed è lei che, adesso, mi svela cose che non sospettavo neppure io, come se l’avesse scritta un altro.

A.M.: Dunque ci troviamo di fronte ad una voce narrante che ci trasporta in due storie parallele connesse da frequenti flashback e flashforward di ottimo gusto. Pensi sia complesso leggere questo libro?
Massimo Pinto: Questa è una narrativa all’interno di sé stessi, piuttosto che fuori da sé: Lo stile piano, chiaro e, mi dicono, elegante, facilita la comprensione. E da spiaggia? Perché no? Certo non racconta un fatterello e richiede, più che attenzione ferma, una dose di concentrazione per coglierne i significati, anche quelli non voluti da me. Ma è tutt’altro che faticoso, si presta a una lettura lenta, ferma e continua. Perché lo consiglio? Ebbene perché chi lo ha letto mi ha ringraziato. Alcuni si sono sentiti così coinvolti emotivamente da doversi assentare dal lavoro (non era mia intenzione!), altri asseriscono di avere appreso fatti e sensazioni che non conoscevano, altri ancora, infine, una volta terminata la lettura (alcuni l’hanno letto due volte di seguito), si sono sentiti orfani. Che dire di più?

A.M.: Domanda difficile. Nel romanzo si racconta della costruzione dello Stato di Israele. Che cosa pensi della politica dello Stato oggigiorno e di come vengono portate avanti alcune situazioni palestinesi?
Massimo Pinto: Non ho difficoltà: gli Stati non devono mai essere confessionali, e, purtroppo, lo Stato di Israele lo è, contribuendo alla formazione di un abbozzo di un altro Stato confessionale, ancora non perfettamente formato e riconosciuto, che sarebbe l’Autorità Nazionale Palestinese. Dal punto di vista del Diritto Internazionale, queste due entità hanno non poche situazioni di illegalità (Cisgiordania e la stessa Gerusalemme) e di impossibilità di convivenza (colonie ebraiche nei territori palestinesi e indeterminazione e frammentazione del territorio arabo). Sin dall’inizio, con l’imposizione dell’ONU, si doveva obbligare le Parti a costituire un solo Stato, multiculturale, multietnico e plurireligioso col nome di Palestina, con rappresentanze parlamentari proporzionali. Un disegno di grande spessore etico non adatto soprattutto agli Ebrei ma neppure agli Arabi, eppure quanto mai necessario.

A.M.: C’è una poesia molto bella che citi nel romanzo: “Al chiaro della luna,/ Amico mio Pierrot,/ Prestami la tua penna/ Per scrivere una parola./ La mia candela è morta,/ Non ho più fuoco./ Aprimi la tua porta/ Per l’amor di Dio!/ Al chiaro della luna,/ Pierrot ha risposto:/ Non ho una penna,/ Sono nel mio letto.” Che cosa simboleggiano per te questi versi della celebre canzone popolare francese del XVIII secolo?
Massimo Pinto: Semplice: che non tutti sanno cogliere l’amore e rimangono soli. Ma quando due si innamorano, e si riconoscono, il loro universo è completo, non hanno bisogno di niente altro né di altre persone e, soprattutto, non ci sono per nessuno.

A.M.: Quali sono gli scrittori che da sempre ti hanno affascinato? Quali libri hai sul comodino?
Massimo Pinto: Che dire? Pavese, Svevo, Calvino, Ginzburg, Maraini, Morante, Donna Tartt, Carofiglio, ne dico un po’ a casaccio e ne tralascio tanti. Sono molti quelli che mi piacciono ed emozionano, ma sono molti di più coloro che non mi piacciono, tra i quali il grande (non per me) Moravia. Sul comodino? Nessuno perché da presbite, con l’impaccio degli occhiali, non posso leggere a letto. Ho letto recentemente “La scuola cattolica” che non è un romanzo bensì un saggio e una interminabile noiosa masturbazione ripetitiva, senza mai raggiungere l’orgasmo. Tutti i “Premi Strega” degli ultimi anni sono uno scandalo per la cultura, per sciatteria e povertà. Adesso sto leggendo “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo” di Alessandro Barbero, che a suo tempo mi era sfuggito: carino, anche divertente se vogliamo, però, in certe pagine, noioso, non revisionato come sarebbe stato meglio per conferirgli ritmo. L’autore è un genio della storiografia, ma da questo ai Premi Strega del dopoguerra c’è un oceano. Naturalmente non pretendo di essere condiviso nei miei giudizi.

A.M.: Hai presentazioni del libro “Il trono del padre (L’innocenza)” in programma a breve? Puoi anticiparci qualcosa?
Massimo Pinto: C’è stata una presentazione mercoledì 18 gennaio 2017 alle 17:00 presso la prestigiosa sede dell’Accademia G. Belli a Roma. Il Prof. Carlo Volponi (critico letterario, giornalista e Vice Presidente dell’Accademia Belli) ha presentato la serata. Presenti anche come relatori il Dott. Massimiliano Grotti (consulente letterario ed editor); la Responsabile ed editrice di Bastogi Libri Roberta Manuli e il Direttore di Bastogi Libri, il Dott. Angelo Manuali. La prossima presentazione sarà a Firenze, ma non posso ancora rivelarvi la data perciò seguite l’aggiornamento delle news sul sito della Bastogi ed il romanzo dovrebbe essere in concorso per i premi letterari il Casentino ed il Giuseppe Dessì.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Bastogi Libri? La consiglieresti?
Massimo Pinto: Hanno una gloriosa tradizione alle spalle, molta buona volontà e onestà oltre a cultura, competenza e simpatia personale. Difettano nella promozione per mancanza di mezzi adeguati. Nell’attuale caos dell’editoria li consiglio senz’altro.

A.M.: Salutaci con una citazione…
Massimo Pinto: Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano”. - Italo Calvino dal romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno"

A.M.: Massimo, ti ringrazio per questa interessante intervista ed invito i lettori a concedersi la lettura del tuo romanzo perché potranno uscire arricchiti di un’esperienza che vale la pena vivere. Alla prossima!


Written by Alessia Mocci


Info


Fonte

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Presentazione Il lungo viaggio dell’anima di Cinzia Rinaldi, 8 marzo 2017, Accademia Gioachino Belli di Roma



Mi prese il panico per le sue ultime frasi perché mi dette l’impressione che l’avventura stava appena iniziando e io dovevo stargli dietro, seguirlo in tutto insomma. Solo alcuni anni più tardi capii il vero messaggio, che dovevo iniziare a percorrere la via della scrittura e dell’arte in tutte le sue forme e… mettere per iscritto tutte le esperienze che stavo per fare con il mondo celeste, con l’aldilà.”- “Il lungo viaggio dell’anima

Edito a fine gennaio 2017 dalla casa editrice Bastogi Libri, “Il lungo viaggio dell’anima” è un romanzo autobiografico di Cinzia Rinaldi (3 agosto 1970, Tivoli).

Mercoledì 8 marzo 2017, alle ore 17:00, presso la prestigiosa sede dell’Accademia Gioachino Belli (via Casilina 5L) di Roma avrà luogo la presentazione ufficiale de “Il lungo viaggio dell’anima” con il relatore Prof. Carlo Volponi, vice Presidente dell’Accademia.

Sarà presente l’autrice Cinzia Rinaldi, il Direttore della casa editrice Bastogi Libri, il Dott. Angelo Manuali, e la Responsabile Dott.ssa Roberta Manuali.

“Il lungo viaggio dell’anima” ripercorre la vita dell’autrice e le apparizioni/visioni che negli anni le si sono manifestate. Troviamo al suo interno due personaggi di fama internazionale: Freddie Mercury e Michael Jackson.

Due musicisti che hanno profondamente segnato la vita psichica della Rinaldi, non solo per la loro produzione artistica ma anche, come si legge nel romanzo, per le fervide apparizioni nelle quali si trasmettevano conoscenze all’autrice.

Le domande che potremo porci quali “Ma perché proprio questa giovane donna fu contattata dall’appena deceduto idolo?”, “Perché l’essenza si materializzò a Roma e non per esempio nella sua città a Londra?”, “Cos’aveva di speciale Cinzia?”, “Era forse più pura delle altre fans di Michael Jackson oppure intercorrevano altre affinità fra i due?” non potranno mai aver una risposta certa. Dobbiam accettare che i fatti siano questi e che alcune scelte della nostra autrice siano state suggerite da forze esterne.

Da un’intervista all’autrice Cinzia Rinaldi:

A.M.: Il 24 novembre 1991 ti è apparso il famoso cantante Freddie Mercury. Come racconti dal tuo libro, non sentivi la band Queen in tenera età. Cosa hai provato quando hai capito che l’essenza di Freddie Mercury si era manifestata a te?

Cinzia Rinaldi: Sorpresa e scetticismo! Io non lo seguivo come invece facevo con Michael, all’inizio lo consideravo solo un personaggio pubblico che aveva scelto me perché c’erano delle affinità spirituali, come disse infatti nella prima visione, “sei la mia pupilla”. La sua manifestazione nei miei confronti mi lusingava molto e col tempo iniziai ad apprezzare la sua arte, la sua musica. Alcuni mesi dopo la sua scomparsa, capii di essere fiera di aver conosciuto un personaggio celebre nel mondo della musica come Michael. Posso solo confessare una cosa: mi sentivo fiera di aver conosciuto nel mio cammino spirituale uno come Freddie ma consideravo Michael il mio compagno platonico di vita terrena, ero divisa tra due grandi celebrità: uno reale e l’altro in spirituale, ed era una sensazione che mi esaltava l’anima.


A.M.: Le visioni, però, non riguardano solo il celebre cantante ma anche altre entità che nel corso del tempo si sono manifestate a te. Ci sai dire brevemente quali e che rapporto hai con loro?

Cinzia Rinaldi: La mia vita non è stata solamente il ritratto di varie visioni, o flash, bensì ho avuto la fortuna di vivere l’esperienza dell’esistenza degli Angeli. Posso confermare un particolare: che gli Angeli di Luce non assomigliano a quei dipinti dai famosi pittori e scultori nel periodo tardo medioevo. Naturalmente quegli autori delle sette bellezze che a tutt’oggi possiamo vedere e ammirare alle mostre, nei musei e nelle chiese, non avevano la fortuna di descriverli per come sono realmente, non cogliendo appieno la Bellezza delle Creature Celesti.  Purtroppo non possiedo il talento della pittura, anche se lo avrei tanto desiderato… Grazie a loro ho potuto vivere intensamente il Luminoso Viaggio verso la Luce del Paradiso, essendo condotta per mano nello spazio Celeste, lontano dalla Vita Terrena e avvicinata alla Grande Luce di Dio. Tutto questo l’ho realmente vissuto, similmente a quelle persone che hanno avuto esperienze analoghe alla mia, mentre lottavano contro la morte.

Dunque, ricapitoliamo: mercoledì 8 marzo alle ore 17:00 siete tutti invitati alla prima presentazione del romanzo di Cinzia Rinaldi “Il lungo viaggio dell’anima” presso l’Accademia Gioachino Belli, in via Casilina 5L a Roma.
L’ingresso è libero e gratuito ed al termine della serata sarà offerto un rinfresco per tutti gli ospiti intervenuti.
Non mancate!

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Bastogi Libri
http://www.bastogilibri.it/
Facebook Cinzia Rinaldi

Fonte


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Intervista di Alessia Mocci a Cinzia Rinaldi: vi presentiamo Il lungo viaggio dell’anima




“Gli angeli sono creature celesti dello stesso Padre Dio che vivono esclusivamente in cielo, allo stesso modo è l’uomo, solo Dio lo ha destinato per il suo habitat la terra. L’uomo è solo un cittadino in questo pianeta, non il padrone. Noi siamo circondati da queste creature celesti, alcuni spesso hanno l’ordine di intervenire per qualche incidente mortale, per dare sollievo a persone che soffrono a causa della malvagità governata da Satana. Bisogna sapere riconoscere i veri figli celesti di Dio quelli che sono stati e rimangono fedeli a Lui, quelli che al contrario hanno disubbidito al Padre Eterno di proposito. Gli angeli puri non includono timore come fanno viceversa i demoni, gli angeli disobbedienti.”

Cinzia Rinaldi (3 agosto 1970, Tivoli) è una donna che, sin da giovanissima, ha avuto la possibilità di esplorare una sorta di mondo parallelo in cui vivono angeli ed anime di persone defunte.
La sua prima pubblicazione “Il lungo viaggio dell’anima” edito nel febbraio 2017 dalla casa editrice Bastogi Libri, ci racconta una realtà nella quale visioni e tribolazioni vivono all’unisono. Sono due i personaggi che troveremo in queste pagine pregne di magnetismo: Freddie Mercury e Michael Jackson che, come in sogni lucidi, intervengono nella vita dell’autrice.
Ricordo che sarà possibile acquistare “Il lungo viaggio dell’anima” sulle librerie fisiche convenzionate con la casa editrice e su tutti gli store online. Inoltre vi invito alla presentazione ufficiale del libro fissata per l’8 marzo 2017 presso la prestigiosa sede dell’Accademia d’arte e cultura Giuseppe Gioachino Belli a Roma, con il relatore Prof. Carlo Volponi, vice Presidente dell’Accademia.
Ed ora vi propongo di conoscere meglio il mondo emozionale di Cinzia Rinaldi. Buona lettura!


A.M.: Ciao Cinzia, ti ringrazio per la disponibilità per l’intervista ed inizio subito con una domanda di rito. Quando è nata in te la passione per la scrittura?

Cinzia Rinaldi: La passione per la scrittura l’ho scoperta a 19 anni quando mi dilettavo a scrivere pensieri sparsi, idee, dettati ed era soprattutto una voglia irrefrenabile di comunicare.


A.M.: La tua prima pubblicazione “Il lungo viaggio dell’anima”, già dal titolo, mette rilievo su due termini principali: il viaggio e l’anima. Qual è il tuo concetto di anima ed in che modo la tua anima ha percorso questo viaggio?

Cinzia Rinaldi: Il mio concetto di anima è tutto ciò che viene separato dal corpo e dalla mente.  Questo mi ha permesso di compiere questo viaggio attraverso lo spazio creato dal mio spirito, divenuto libero. Ed è in questo spazio che ho iniziato a trovare le tante risposte alle mille domande che quotidianamente mi ponevo e che penso, ognuno di noi si ponga almeno una volta nella vita.


A.M.: Il libro è da intendersi, dunque, come un lungo diario della tua vita nel quale racconti alcune vicende particolari che hai vissuto che potremo chiamare “visioni”. Qual è stata la prima volta che hai avuto una di queste visioni e che cosa hai provato?

Cinzia Rinaldi: La prima volta che ho avuto le prime avvisaglie delle percezioni extrasensoriali è stata all’età di 17 anni. Mi trovavo in casa di alcuni amici a Ronciglione vicino Roma. C’era con noi una sensitiva esperta nel campo della parapsicologia.  Ad un certo punto arrivò il mio turno, mi fissò e disse: “questa ragazza avrà un bel futuro, un matrimonio con un benestante e starà meglio economicamente” e   mentre la signora pronunciava quelle frasi, fulmineo vidi scorrere davanti ai miei occhi una figura di un uomo dalla chioma nera, era alto e bello. Quando vidi scorrere quella figura io non pensavo a niente. La profezia si manifestò 7 anni più tardi, quando i miei parenti mi fecero conoscere Stefano, l’uomo identico a quella della visione lampo, figlio di amici di famiglia. Io provai immediatamente il colpo di fulmine, fu lo stesso per lui. Cosa ho provato? Scettiscismo. Ero convinta ciò che mi stava accadendo, era frutto della mente, pura immaginazione. Con lui fu amore a prima vista e non l’ho mai dimenticato, l’ho amato in silenzio. Essendo una novellina nel campo amoroso, non ho saputo prendere la palla al balzo. La causa del nostro allontanamento è stata il mio atteggiamento di una giovane donna impreparata a riconoscere chi avevo di fronte e così, in buona fede, avevo perso l’occasione che la vita mi stava amorevolmente donando, quella che poteva essere per me la felicità di stare insieme lui, lasciando amarezza nei nostri animi.


A.M.: Il 24 novembre 1991 ti è apparso il famoso cantante Freddie Mercury. Come racconti dal tuo libro, non sentivi la band Queen in tenera età. Cosa hai provato quando hai capito che l’essenza di Freddie Mercury si era manifestata a te?

Cinzia Rinaldi: Sorpresa e scetticismo! Io non lo seguivo come invece facevo con Michael, all’inizio lo consideravo solo un personaggio pubblico che aveva scelto me perché c’erano delle affinità spirituali, come disse infatti nella prima visione, “sei la mia pupilla”. La sua manifestazione nei miei confronti mi lusingava molto e col tempo iniziai ad apprezzare la sua arte, la sua musica. Alcuni mesi dopo la sua scomparsa, capii di essere fiera di aver conosciuto un personaggio celebre nel mondo della musica come Michael. Posso solo confessare una cosa: mi sentivo fiera di aver conosciuto nel mio cammino spirituale uno come Freddie ma consideravo Michael il mio compagno platonico di vita terrena, ero divisa tra due grandi celebrità: uno reale e l’altro in spirituale, ed era una sensazione che mi esaltava l’anima.


A.M.: Per quanto tempo hai pensato di esser - concedimi il termine - “impazzita”? Ed ora che cosa pensi del tuo stato mentale?

Cinzia Rinaldi: Come in tutti i grandi classici che studiano i fenomeni a noi incomprensibili del Mondo del Paranormale e della Parapsicologia Analitica, ho sentito nitidamente dentro di me questa esaltante sensazione e nel contempo la scoperta di questo meraviglioso viaggio luminoso della mia anima e del mio spirito.  Possiamo considerare tutto questo una forma di pazzia? … Ai posteri l’Ardua Sentenza….


A.M.: Aver uno scopo nella vita è importante, ma se questo scopo è dettato da un’entità che non vive questo nostro mondo di sicuro non è facile portarlo avanti. Il tuo, quello che ti affidò Freddie Mercury, fu avvertire un altro celebre cantante dell’epoca Michael Jackson di un pericolo imminente. Dal tuo libro si evince la tua passione per il cantante, nata prima di ricevere questo arduo compito. Com’è hai vissuto l’impossibilità di poter parlare, e dunque avvertire, il tuo beniamino?

Cinzia Rinaldi: Lo scopo della visita di Freddie Mercury, dopo 3 mesi dalla sua scomparsa, fu quello di correre da Michael con una certa urgenza. Freddie sapeva che il mio amore per Michael Jackson era puro e disinteressato. Aveva scelto me perché aveva percepito in me un’anima candida e innocente, come disse lui nel sogno: “sei la mia pupilla!”.  La sua visita fu per me una grande sorpresa, allo stesso tempo incredulità nel sentire queste testuali parole: “Pericolo per Michale Jackson”. Ci troviamo agli inizi del 1992 quando appresi da Freddy che Michael fosse in pericolo, quindi circa un anno e mezzo prima, che Michael fosse accusato di pedofilia per la prima volta. Quelle più gravi, come è noto, gli furono mosse dieci anni dopo. La scritta “pericolo” insieme all’immagine di Michael con il suo solito look: chioma folta nera con i riccioli medio-lunghi, ondeggianti, a volte con il codino dietro il cappello nero, camicia e giacca rossa e occhiali scuri da sole, mi appariva costantemente davanti ai miei occhi quando iniziai a seguirlo nei tour e negli spostamenti privati. Dapprima questa missione non mi pesava perché ero determinata ad ubbidire al mio nuovo spirito guida e l’idea di parlarci, di abbracciarlo ecc., mi rendeva euforica e felice. Man mano questo compito di avvicinarlo e parlarci in santa pace, cominciava a pesarmi. L’origine del nostro impossibile, pacifico, incontro dove ero sola ad affrontare la gigantesca popolarità, era stata causata dell’enorme frastuono del pubblico di Michael, da quel momento cominciai ad avvertire che le mie energie si stavano lentamente esaurendo fino a spingermi a fare la scelta forzata di mollare tutto, seguendo il libero arbitrio.


A.M.: Le visioni, però, non riguardano solo il celebre cantante ma anche altre entità che nel corso del tempo si sono manifestate a te. Ci sai dire brevemente quali e che rapporto hai con loro?

Cinzia Rinaldi: La mia vita non è stata solamente il ritratto di varie visioni, o flash, bensì ho avuto la fortuna di vivere l’esperienza dell’esistenza degli Angeli. Posso confermare un particolare: che gli Angeli di Luce non assomigliano a quei dipinti dai famosi pittori e scultori nel periodo tardo medioevo. Naturalmente quegli autori delle sette bellezze che a tutt’oggi possiamo vedere e ammirare alle mostre, nei musei e nelle chiese, non avevano la fortuna di descriverli per come sono realmente, non cogliendo appieno la Bellezza delle Creature Celesti.  Purtroppo non possiedo il talento della pittura, anche se lo avrei tanto desiderato… Grazie a loro ho potuto vivere intensamente il Luminoso Viaggio verso la Luce del Paradiso, essendo condotta per mano nello spazio Celeste, lontano dalla Vita Terrena e avvicinata alla Grande Luce di Dio. Tutto questo l’ho realmente vissuto, similmente a quelle persone che hanno avuto esperienze analoghe alla mia, mentre lottavano contro la morte. Ho iniziato ad avere queste visioni nel 2003, rimanevo piacevolmente sorpresa dalle visite di quelle Meravigliose Creature, così candide, belle e piene di luce, solo adesso mi rendo conto che al tempo ero un essere umano molto fortunato, perché in questo modo potevo raccontare al mondo la vita al di là di noi, che non siamo soli in questo Universo poiché vi sono milioni di forme di vita. Gli angeli, come ripeto, non sono fatti come nei dipinti dei famosi pittori oppure come quelli fatti in ceramica. Starei ore a parlare di questo argomento perché il tema è molto vasto, infinito, dove non si finisce mai di scoprire nuovi elementi. Loro appaiono solamente a chi ha l’Animo Nobile e sincero nella manifestazione delle fede in Dio.  A chi ha un profondo senso di umiltà nell’anima ed è pronto ad aprire il proprio Spirito per ricevere tutto ciò che proviene dalle Energie del Cosmo, perché le Creature Celesti sono parte integranti dell’Universo e dello spirito dell’Animo Umano. Loro non scendono mai verso di noi, loro sono in ogni luogo, vagano da un posto all’altro alla velocità della luce. Sono esseri davvero speciali e diversi. Ho potuto anche vedere che esistono diversi gradi di angeli; c’è chi possedeva due ali, chi quattro. La prima volta in cui ho sentito realmente la presenza di un’Entità di Luce è stata una mattina presto del giugno del 2004, quando mi sono sentita presa in braccio da dietro sotto le ascelle e trascinata verso lo spazio, e l’ho descritto ampiamente nel libro.  Quando l’Angelo mi ha trascinato verso l’atmosfera della terra, ho avvertito che non si trattasse di una semplice visione, ma di un contatto vero e proprio con l’Entità di Luce, il quale mi indicò un'altra profezia: “Riesci a vedere?” mentre sentivo le sue mani che mi trattenevano nel vuoto, vidi che mi portò  sulla zona nord ovest dell’Europa dalla quale potevo scorgere le due grandi isole, l’Irlanda e la Gran Bretagna, e mi disse indicandomi con il dito: “Ricordati quello è il posto in cui tu dovrai andare a vivere con lui!.. (Stefano)”. Ricordo vagamente la Gran Bretagna e non Londra, ma il Nord. Questa la chiamo visione del Paranormale, cioè quella di uscire dal corpo, in questo caso un angelo di luce. Quel “Lui”, di cui l’angelo mi stava preannunciando, in verità non si riferiva a Michael, ma l’entità si riferiva ad un amore di tanti anni addietro, nei miei anni giovanili, vissuti con tanta tenerezza.  Gli Angeli sono esseri di Luce molto alti, molto di più di un essere umano e di una Bellezza Perfetta.  Come ripeto non si può descrivere in poche parole questa profonda sensazione nell’Anima. Ho avuto questa meravigliosa opportunità e ne sono felice!


A.M.: Quali sono i libri a cui sei maggiormente legata? Magari qualcosa che hai letto quando eri adolescente?

Cinzia Rinaldi: Io ho letto tanti libri nella mia vita, ma preferisco l’argomento Cosmo, Energie e tutto quello che riguarda il mondo parallelo, perché mi appassiona l’idea di viaggiare con il mio spirito nello spazio infinito. Mi piace studiare il mondo della nostra mente e del suo innato potere. Adoro anche l’astronomia, lo studio delle stelle, dei pianeti e così via, tutto ciò che va al di là della nostra reale vita terrena. Mi piace immaginare, ma anche raccogliermi in meditazione, per cui di libri non ho una preferenza in particolare. Posso però confidare che il primo in assoluto a cui mi sono affezionata è stato la Bibbia perché l’ho ritenuta fondamentale nelle mie esperienze con tutto quello che riguarda l’ultraterreno.


A.M.: Di sicuro ci saranno diverse presentazioni del libro. Puoi anticiparci qualcosa?

Cinzia Rinaldi: Non vedo l’ora che arrivi l’8 marzo, data della prima presentazione nella prestigiosa sede dell’Accademia Gioacchino Belli a Roma, perché sarà il momento iniziale e spero determinante per la mia carriera, un sogno che si avvera, anche se ho dovuto attendere ben 20 anni per realizzare la mia prima creazione come autrice di libri. Lo scopo di queste presentazioni sia in Italia che all’Estero è, come prima cosa, quella di commemorare il mio amore platonico Michael Jackson, che mi ha accompagnato in questa vita terrena e il mio compagno Spirituale Freddie Mercury, che mi ha accompagnato nel raggiungere Michael.  L’altro scopo di queste presentazioni è anche quello di divulgare e rafforzare il concetto dell’esistenza degli Esseri di Luce, Ufo e tutto ciò che proviene dal cosmo. Non ho bisogno di raccontare a voce tutte le mie vicende realmente vissute con il mondo parallelo, basta leggere l’intero diario per rendersi conto che non siamo soli in questo universo. Vorrei portare tutti questi messaggi in giro per il mondo se fosse possibile e radunare tutti gli amici fans sia di Michael che di Freddie per ricordarli. Inoltre desidero donare parte del ricavato delle copie vendute per ricostruire scuole, ospedali e case a favore dei terremotati. Il mio cuore è con loro che sono vittime di calamità naturale. E il mio pensiero va anche ai bambini che non hanno più futuro se non li aiutiamo noi adulti.  Vorrei sfruttare il mio nome attraverso quello di Michael Jackson con l’intento di fare del bene e lasciare il segno seguendo il suo esempio di uomo caritevole e non di un pedofilo, la macchia più pesante da digerire per uno che non ha fatto nulla di male, bensì solo del bene. Per questo aspiro che questa mia opera non sia sottovalutata visto che è dedicata a due grandi artisti, i quali hanno milioni di fans in tutto il mondo, specialmente Michael. Vorrei che mi aiutassero a realizzare questo mio desiderio. Lo so che ho tanti sogni, ma li vorrei realizzare tutti, perché il mio cuore questo mi dice, sento come mio, il compito di proseguire l’esempio che Michael ci ha lasciato e ne vado fiera. Non voglio essere famosa per apparire, il mio obbiettivo è vedere la gente soddisfatta di quello che faccio, o penso attraverso la mia forma d’arte, cioè la scrittura.


A.M.: Salutaci con una citazione…

Cinzia Rinaldi: Innanzitutto ringrazio tutto il pubblico per aver appoggiato il mio pensiero, per aver condiviso le mie esperienze e per avermi dimostrato sensibilità e affetto! E come disse Giulio Cesare “Alea tracta est”!

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Bastogi Libri
http://www.bastogilibri.it/
Facebook Cinzia Rinaldi
https://www.facebook.com/cinzia.rinaldi.946

Fonte



Nastri e rulliere trasportatici in ambito industriale

In ambito lavorativo sono particolarmente utili nastri e rulliere trasportatici.
Le rulliere trasportatici, com’è facile dedurre dal nome, sono particolarmente adoperate per il trasporto di numerosi tipi di colli, pallets, scatole, cassette ecc.
Esistono diversi tipi di rulliere trasportatici. Le più popolari, usate nelle industrie, possono essere lineari, a rulli, in plastica, in acciaio o estendibili.
Il nastro trasportatore ha un ruolo simile a quello della rulliera trasportatrice tuttavia è usato prevalentemente in ambiti più grandi, come nelle catene di montaggio.
Come nel caso delle rulliere trasportatici esistono diversi tipi di nastri trasportatori. In questo caso si differenziano principalmente per le misure.


I nastri trasportatori vantano doti di robustezza, modularità e flessibilità, requisiti necessari al fine di creare configurazioni nel pieno rispetto del prodotto trasportato e dell’affidabilità complessiva degli impianti nei quali vengono impiegati.
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