Registrati subito:

Potrai inserire nella directory tutti i siti che vorrai! L'inserimento è: gratuito, semplice ed immediato
:
:

Garanzia di qualità: non riceverai mai SPAM e potrai cancellarti in qualsiasi momento con 1 semplice click!

*** ATTENZIONE: abbiamo qualche problema con blogger, quindi sino a quando non saranno risolti il servizio non sarà garantito per i nuovi iscritti *** Per questo riceverai in alternativa l'invito a Directory Italia 2

Alimentazione e MENOPAUSA: fai esplodere subito la Tua ENERGIA POTENZIALE

Alimentazione e #MENOPAUSA: ecco un'importante scoperta🎯!!!

In natura, la #germinazione è il risveglio biologico del seme...ecco come sfruttare a pieno questa 💣💥esplosione di vitalità per....

Fai esplodere subito la Tua ENERGIA POTENZIALE:


🌿🌿🌿👇👇👇👇👇👇👇👇👇👇🌿🌿🌿 
Clicca QUI

Nella clessidra del cuore di Giovanna Fracassi: uno scenario di candido equilibrio


Una villa antica nascosta nella vegetazione del giardino racconta del tempo passato. Rallento il passo fino a fermarmi e m’incanto ad osservare quel groviglio di vecchie piante, di alberi dai tronchi contorti di cespugli di specie ormai introvabili, di resti di aiuole dove i fiori, piantati chissà quanto tempo fa, fioriscono in una piacevole e totale anarchia. Vi sono piante di glicine, cariche di una moltitudine di fiori, che si abbarbicano ai terrazzini colonnati, all’interno di uno dei quali, vi è il portone d’ingresso.‒ “Vecchio giardino”

Il poeta, sensibile alla bellezza e destato in quel tumultuoso impulso chiamato curiosità, si addentra nel vecchio giardino per arricchire il suo sguardo di quei colori antichi sciolti dalle catene dell’ordine umano.

In opposizione alla strada, gravida di persone dal volto pallido, quel portone appare la salvezza, l’ingresso nella memoria custodita da alberi e fiori che, senza alcun bisogno di decretare con un numero il periodo dell’anno, seguitano un’interminabile vita.

Negli occhi del viandante si prospetta uno scenario di candido equilibrio di esigenze diverse ed una domanda rimbalza nella mente:
Chi più raccoglierà nel cestino i frutti dolci e sugosi, nello scorrere interminabile delle stagioni?

Il racconto breve “Vecchio giardino” apre l’ultima pubblicazione di Giovanna Fracassi intitolata “Nella clessidra del cuore” edito per Rupe Mutevole Edizioni. Si presenta chiara la tematica di questo nuovo scrigno dischiuso: il tempo ed il rapporto dell’uomo con l’inesorabile incedere.

Conosciuta per raccolte poetiche come “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), “In esilio da me” (2016), e la partecipazione in svariate antologie, enciclopedie e riviste nelle quali sono state inserite altre sue liriche, Giovanna Fracassi si cimenta nella prosa principiando “Nella clessidra del cuore” con 14 racconti brevi seguiti da 117 liriche che chiudono l’opera.

È singolare la scelta della prosa dopo sei anni di intimismo e di ricerca continua nell’Io profondo. L’autrice si è incamminata in un sentiero che ha mostrato la vita di altri personaggi che hanno esternato la loro esistenza in nomi come Alfred e sua sorella Ruth, Sara, Jim e Tom, Adam ed il suo allontanarsi da tutti a bordo di un veliero, Peter ed Alexandra/Alicia, ed in voci narranti che hanno celato il proprio appellativo.

 Il diavolo seduto sul letto/ il fuoco nello stomaco/ sulla mensola/ la Bibbia e l’enciclopedia// il mio silenzio ribelle/ la grata tra me e il mio cuore/ tra il mio broncio e il tuo sorriso/ la speranza intrecciata.// Vuoi venire a casa/ bimba mia?// […] “Sei anni”

La seconda parte de “Nella clessidra del cuore” si apre con la lirica “Sei anni”, una sorta di manifesto poetico che espone l’intento che dal seme spingeva per germogliare. È vero che talune volte ci si scopre intinti di versi in età adulta ma nella maggioranza dei casi sin da piccoli si ha la facoltà di udire storie e di iniziare a raccontarle con parole.

L’infante è immerso in un mondo di immagini che trasmuta in parole, ed è così che inizia una ricerca di descrizione perfetta, nel senso di “finito/concluso”, una rappresentazione che a livello soggettivo non lascia margini.

Concetto e musicalità tendono all’armonia ed è una sorta di rifugio dal mondo fisico che si manifesta in terrore ed in costrizione per regole imposte e talvolta vetuste.

[…] il pennino stretto/ fra le dita incerte/ come i primi passi nel mondo/ un velo nero/ fra me e la felicità.// […] Chi non mi ascolta/ chi non ascolta/ la piccola anima mia ribelle?// […]” “Sei anni”
Domande a cui seguono insistenti risposte che mirano al punto in cui si afferma ciò che si è capito dell’Io profondo, di quella voce che simultaneamente tace e pulsa modellando un territorio magmatico nel quale perdersi è la prassi, non riconoscersi è necessario. L’approdo è l’affermazione, il divenire uno dell’Io del mondo fisico con l’Io inconscio.

Lo pretendo/ quello squarcio nello spazio/ quel posto vuoto/ è mio.// La esigo/ quella pagina bianca/ da scrivere/ con la penna nera.// C’è il mio pensiero/ appeso/ a quell’attaccapanni/ nell’ingresso della mia vita.//” “Affermo”

Giovanna Fracassi, in questo suo nuovo capitolo poetico, dialoga con il ricordo come se fosse davanti ad uno specchio, si osserva da bambina, si osserva da ragazza con il rossetto acceso ed il rimmel nero, si osserva da donna che freme davanti allo spettacolo della Natura.

È conscia che la mutevolezza che ha riscontrato in sé è la stessa di un fiore che da bocciolo mostra i suoi petali colorati per espandere un profumo inebriante. È conscia che la ricerca è la conoscenza intima di ciò che si è nel presente, di ciò che si vuole e di ciò che si ha facoltà di fare.

Il rossetto acceso/ denso e lucido/ sulle labbra morbide// il velo impalpabile/ della cipria/ sul viso// il rimmel nero/ ripassato sulle ciglia/ sguardo scuro// il profumo dolce/ spruzzato/ sulla pelle accaldata// il trucco/ per essere/ me stessa// e giocare/ con gli specchi/ tirati a lucido […] Ammicco ora scherzosa/ dal bordo/ del mio tempo andato// tante me/ nello stesso specchio/ si sfogliano// come pagine di vita/ senza cronologia/ ma con un briciolo di follia.” “Me”

Written by Alessia Mocci

Info
Facebook Giovanna Fracassi
https://www.facebook.com/giovanna.fracassi
Acquista “Nella clessidra del cuore”
https://www.ibs.it/nella-clessidra-del-cuore-libro-giovanna-fracassi/e/9788865915851?inventoryId=94824590

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/07/12/nella-clessidra-del-cuore-di-giovanna-fracassi-uno-scenario-di-candido-equilibrio/


Kang Marina 2018



Con questo video,amici
vi faccio entrare nella mia vita privata,nella mia abitazione,che e' il luogo
dove svolgo il mio lavoro di cartomanzia,per conto della piattaforma 
www.kang.it

Amici ed amiche vi aspetto,con affetto,un
abbraccio con il cuore,Marina

Kang Marina 2018



Con questo video,amici
vi faccio entrare nella mia vita privata,nella mia abitazione,che e' il luogo
dove svolgo il mio lavoro di cartomanzia,per conto della piattaforma 
www.kang.it

Amici ed amiche vi aspetto,con affetto,un
abbraccio con il cuore,Marina

Intervista di Alessia Mocci a Lidia Beduschi: vi presentiamo il progetto 11 Odori Suoni Colori


Io sono Nero. Come il mio fratello gemello Bianco, sono spesso chiamato un “non colore”, perché né io né lui siamo visibili nell’arcobaleno. Bianco prende molto male questa faccenda. Io no! Dicono che mi mangio tutti i colori, che sono ingordo, che metto paura come il Babau. Che dicano! Hanno ragione; se vogliono spaventarsi davanti a me, li accontento volentieri.” “11 Odori Suoni Colori – la storia di Nero”

“11 Odori Suoni Colori” è un kit cartonato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore. L’ideatrice è la docente universitaria Lidia Beduschi che, partendo da una felice intuizione supportata dal filosofo John Locke, ha realizzato con il supporto di un gruppo di non vedenti un vero e proprio kit contenente undici fogli uno per ogni colore, più altri undici fogli contenenti gli stessi colori ma pretagliati in tessere rettangolari che al tatto rilasciano una fragranza realizzata ad hoc grazie alla mescolanza di svariati profumi.

“11 Odori Suoni Colori” è stato concepito in modo tale da esser supportato da un sito web che oltre alla spiegazione del progetto mantiene un rapporto privilegiato con coloro che possiedono fisicamente il kit a casa. All’interno del sito, infatti, è possibile “giocare” con i colori ed i suoni supportati da pagine interattive che aiutano a fissare il ricordo dell’odore percepito con le note ascoltate e con le “favole” create per ogni colore.

Gli undici colori sono stati scelti seguendo gli studi di due antropologi americani Brent Berlin e Paul Kay che nel saggio “Basic Color Terms” mentre la scelta della miscela delle fragranze è opera di Lida Beduschi. Dunque abbiamo il colore nero (liquirizia, carbone, incenso), il bianco (giglio bianco, latte, polpa di cocco), il rosso (ciliegia, anguria, olio solare), il giallo (limone, zafferano, ananas), il verde (erba tagliata, the verde, kiwi), il blu (brezza marina, lavanda, tiglio), il marrone (cioccolato, legno, tabacco), il grigio (fumo, chanel n°5, timo), il rosa (rosa, orchidea, pesca), il viola (violetta, lavanda, sandalo), e l’arancione (arancio, albicocca, patchouly).

Lidia Beduschi si è mostrata molto disponibile nell’accettare questa intervista per spiegarci meglio il progetto “11 Odori Suoni Colori”.

A.M.: Ciao Lidia, sono lieta di poter dialogare del progetto Odori Suoni Colori, un kit con un titolo parlante che richiama esplicitamente il suo contenuto: odore, suono e colore. Vorrei iniziare chiedendoti della sua genesi e delle tempistiche di realizzazione dalla primogenita idea.

Lidia Beduschi: L’idea di “avvicinare” i ciechi ai colori, mi accompagna sin dall’infanzia. Perché? Non lo so. Il casus invece si manifestò quando intorno al 2002, 2003 parlando di una mostra di modellini per i ciechi, che di lì a poco il Museo Egizio avrebbe portato a Reggio Emilia, la dottoressa D’Amicone, allora Direttrice del Museo, al telefono mi disse: “peccato che non si possano far vedere in qualche modo i colori”. Mi misi al lavoro subito, e subito per me l’approccio corretto non poteva essere che quello semiotico: costruire cioè un codice, che non poteva essere che multisensoriale. Il tatto, tradizionalmente per primo, ma poi il suono, e terzo l’odore. Ne parlai con la dottoressa Consuelo Battistelli, allora neolaureata, cieca secondaria: insieme cominciammo a costruire con materiali poverissimi (cartoncino, carta, colla, pennarelli) un primo casalingo e importantissimo prototipo, per discutere e mettere a punto l’idea. In un secondo momento conobbi il dottor Claudio Signorini, cieco primario e tiflologo. Si aggiunse a progetto già avanzato, e fu importantissimo, il contributo di Daniela Floriduz, cieca dalla nascita, che con il colore ha un rapporto personale vivissimo (attraverso la fotografia). Lavorammo insieme per più di un anno, in incontri serrati e decisivi. Nel 2004 il kit 11 era pronto: fu anzi il tema del mio corso di Etnoscienza dell’anno accademico 2004/05 alla specialistica ACEL (Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica) della Laurea magistrale interateneo di “Ca’ Foscari”, Venezia, dove insegnavo appunto Etnoscienza. Quanto agli 11 colori sono stati sempre per me una scelta obbligata: lo studio della percezione culturale del colore è un tema centrale dell’Etnoscienza, e 11 sono i colori individuati dalla ricerca di Brent Berlin e Paul Kay del 1969, come appartenenti al maggior numero di culture del mondo.

A.M.: Il kit nasce come progetto per i non vedenti ma può essere usato anche per cure di riabilitazione per il recupero di soggetti con altre forme di disabilità od affetti da tossicodipendenza?

Lidia Beduschi: Il kit multisensoriale, in particolare la sua versione cartonata pubblicata dall’Editore Negretto nel 2008, che offre la possibilità di manipolazione materiale delle tessere colorate e profumate, può prestarsi a una grande varietà di usi in ambito sia educativo sia riabilitativo, questo per l’impatto emozionale, oltre che cognitivo, che la multisensorialità può offrire. Comunque il kit è destinato prevalentemente a ciechi primari, secondari, ipovedenti e acromati.

A.M.: I colori sono identificati con una puntinatura di tipo Braille, per ogni colore dunque corrisponde un insieme di puntini. Hai voluto utilizzare il linguaggio in uso del Braille oppure la puntinatura è stata creata ex novo per il kit?

Lidia Beduschi: Il Braille era il punto di partenza e di arrivo per la percezione tattile dei ciechi: ad oggi niente lo ha di fatto superato. La costruzione del codice tattile non poteva quindi che prendere l’avvio da lì. Il “disegno” dei simboli invece è stato il frutto di una mediazione tra me e i non vedenti insieme ai quali sono stati costruiti. Chiaramente dovevamo “trovare” dei simboli, poiché la semplice trascrizione alfabetica in Braille del “nome” del colore avrebbe fatto “saltare” la possibilità di costruzione di un codice multisensoriale, per farci ricadere nel verbalismo asemiotico: non mi e ci interessava “denominare” i colori, ma far sì che attraverso un codice condiviso (come è ad esempio quello delle notazioni musicali), i ciechi ed i vedenti fossero certi di riferirsi allo stesso referente (colore, in questo caso), quando dicono, parlano, usano, leggono, nominano, il bianco, o il rosso, o il viola, ecc.

A.M.: Oltre a te come ideatrice del progetto, ci sono stati altri collaboratori che ti hanno sostenuto e supportata?

Lidia Beduschi: Come ho detto in apertura, l’ideazione del codice è stata mia: d’altra parte ero io che avevo ed ho la preparazione scientifica di carattere semiotico, semantico, linguistico ed etnolinguistico per “costruire mentalmente” il progetto. Certo senza i collaboratori da sola non ce l’avrei fatta a renderlo “oggetto”. I primi, che sono “comprimari” più che collaboratori, sono stati Consuelo Battistelli e, decisivo, Claudio Signorini.  Gli altri che hai nominato, tutti preziosi e indispensabili per la realizzazione del codice: Isabella Tondi e Luca Modena hanno di fatto costruito il simbolo sonoro di ciascun colore, quello che cantavano i ciechi dell’UICI di Torino, dove andai a tenere una lezione sul kit, poco dopo la sua pubblicazione. Senza la professionalità della Druckfarben s.r.l di Albino (Bergamo), non avremmo potuto costruire il “sinbolo” dell’odore di ciascun colore. Chiara Prezzavento ha fatto sì che odorisuonicolori.it varcasse i confini italiani, predisponendo la versione inglese della piattaforma. Mario Varini ha realizzato il sito, che è qualcosa di più, perché volevo, e ci siamo in gran parte riusciti, che funzionasse cole uno strumento online, un tool: quello che di fatto ancora rimane.

A.M.: 11 colori: qual è il tuo preferito?

Lidia Beduschi: Il mio preferito… Io “vivo” nei colori, i colori entrano di forza in ogni momento della mia giornata, ne fanno il tono, modellano il mio umore, i sentimenti il mood… Non c’è un colore preferito, per me.

A.M.: 11 suoni: perché la scelta del pianoforte e non un altro strumento?

Lidia Beduschi: Kandinskij diceva che “il rosso è uno squillo di tromba” (non abbiamo parlato della sinestesia, ho preferito riferirmi alla multisensorialità, che non è la stessa cosa, ma il discorso ci avrebbe portato troppo lontano e in “territori” di confine iperspecialisici). Qualcuno dei miei collaboratori non era del tutto d’accordo, ad esempio qualcuno mi disse che preferiva associare il rosso con l’oboe: il pianoforte è stato scelto perché è lo strumento di base, quello in grado di raccogliere e realizzare tutti i simboli sonori che ci occorrevano.

A.M.: 11 odori: com’è stata selezionata la campionatura dei profumi?

Lidia Beduschi: I profumi, meglio gli odori sono stati costruiti combinando quattro “profumazioni” che nella nostra cultura in qualche modo possono essere associate al colore che designano. Per comprendere come sono stati costruiti (materialmente, come ho detto dalla Druckfarben) è fondamentale partire da “Storia di 11”.

A.M.: Quale può essere l’uso del kit per i docenti di sostegno nelle scuole “normali”?  Ritieni che i giochi da te ideati ed elaborati siano sufficienti, e siano anche da seguire con una certa rigidità? Pensi che, in ogni caso, sia compito del docente scegliere quelli più adeguati al contesto ed ai tempi propri della scuola?

Lidia Beduschi: L’uso del kit nella scuola può davvero giocare un ruolo di grande rilievo: può consentire ai docenti e agli allievi, ciechi, “normali”, stranieri, di rapportarsi tra loro attraverso la mediazione del colore. Ecco hai toccato un argomento molto importante: l’utilizzo corretto del kit può essere fatto autonomamente seguendo il percorso indicato. Certo sono possibili e auspicabili vie e “giochi” anche diversi, ma questo richiederebbe una preparazione specifica e contestualizzata dei docenti.

A.M.: “11 OdoriSuoniColori” ha ricevuto la Menzione Speciale Alberto Manzi per la comunicazione educativa nell’anno di uscita del kit. Ti aspettavi questo riconoscimento?

Lidia Beduschi: Ah no! È stata una bellissima sorpresa quella Menzione Speciale. E proprio perché legata al nome del maestro Alberto Manzi: il maestro di tutti della favolosa “Non è mai troppo tardi”, andata in onda alla RAI dal 1960 al 1968, rifatta all’estero da 72 Paesi. Riuscì a portare un milione e mezzo di italiani alla licenza elementare. Pensate qual era allora la qualità del servizio televisivo!

A.M.: A distanza di 9 anni dalla pubblicazione vorresti cambiare qualcosa del kit? Innovare con qualche gioco in più? Oppure modificare la sequenza dei colori? Gli odori?

Lidia Beduschi: La sequenza dei colori non è modificabile. Il kit 11 va bene ancora oggi così com’è. Certo sto lavorando ad un ampliamento della gamma dei colori, ma sempre sullo stesso percorso, che, come ho detto, non è frutto di improvvisazione, di mode, di circostanze legate al momento, ma di una ricerca scientifica tuttora fondamentalmente valida.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Lidia Beduschi: Ho lavorato e lavoro con molte case editrici. Negretto Editore ha avuto il coraggio di credere nell’idea del Kit 11. Da un punto di vista di mercato, credo che il prodotto non abbia ancora espresso tutte le sue potenzialità. Dobbiamo forse ancora attendere il momentum. La casa editrice è cresciuta in questi anni, e credo si sia a ragione conquistata un suo posto nella piccola editoria italiana.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Lidia Beduschi: Dolce color d’oriental zaffìro/che s’accoglieva nel sereno aspetto/del mezzo, puro infino al primo giro,/ a li occhi miei ricominciò il diletto,/tosto ch’io uscì’ fuor de l’aura morta/ che m’avea contristati li occhi e’ l petto. Dante, Purgatorio, Canto I
Quanto colore nella Commedia!

A.M.: Lidia ti ringrazio per la tua disponibilità e per il tuo impegno in questo progetto. Ti saluto con le parole di Johann Wolfgang von Goethe: “Da tutto ciò sembra risultare che in natura giallo e azzurro sono divisi da una certa frattura, che mediante incrocio e mescolanza può essere atomisticamente colmata e superata nel verde, ma risulta anche che, propriamente, l’autentica mediazione tra il giallo e l’azzurro è svolta solo dal rosso.

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa Negretto Editore


Info
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/
Facebook 11 odori Suoni Colori
https://www.facebook.com/odorisuonicolori/
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Facebook Lidia Beduschi
https://www.facebook.com/lidia.beduschi.58

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/06/22/intervista-di-alessia-mocci-a-lidia-beduschi-vi-presentiamo-il-progetto-11-odori-suoni-colori/



Kang Marina 2018



Con questo video,amici
vi faccio entrare nella mia vita privata,nella mia abitazione,che e' il luogo
dove svolgo il mio lavoro di cartomanzia,per conto della piattaforma 
www.kang.it

Amici ed amiche vi aspetto,con affetto,un
abbraccio con il cuore,Marina

Novità per i pavimenti sopraelevati: scopri l’innovazione dei pavimenti magnetici autoposanti in parquet e gres porcellantato.

Tecnologia ed estetica un binomio che trova oggi la sua dimensione nei pavimenti galleggianti magnetici in parquet e gres porcellanato.


Il pavimento galleggianteo sopraelevato è solitamente sinonimo di pavimentazioni tecniche caratterizzate da elementi e finiture a dimensione fissa particolarmente adatti ad ambienti di lavoro quali uffici, grandi centri commerciali, palestre, locali tecnici ecc...

Il pavimento sopraelevato magnetico rappresenta invece una soluzione innovativa e dinamica in grado di soddisfare al meglio le esigenze estetiche, funzionali ed ambientali del cliente finale. Esso infatti consente di realizzare coperture senza vincoli di modulo e quindi molto pregevoli dal punto di vista estetico. Il sistema magnetico abbinato alla struttura sopraelevata combina l'eleganza dei materiali classici all’evoluzione tecnologica e la forza magnetica si sostituisce ai tradizionali metodi di posa: il risultato è un pavimento di qualità eccellente veloce da installare, come da rimuovere che consente di cambiare stile ogni volta che si desidera senza affrontare interventi distruttivi.



Parquet magnetico sopraelevato

Tra i pavimenti magnetici sopraelevati in commercio spicca il sistema magnetico PETRAL, azienda leader in Italia e nel mondo nella produzione di pavimenti galleggianti che si distinguono per l'elevato livello tecnologico e la qualità dei materiali.

Questa nuova tipologia di pannelli magnetici prevede come base della pavimentazione la posa di pannelli sopraelevati 60x60cm del tipo incapsulato (base in truciolato o solfato di calcio rivestita da una lamiera di 0,5mm),sui quali poi vengono applicati con adesione magnetica gli elementi di pavimentazione removibile. Scegliendo questo tipo di rivestimento è possibile realizzare pavimentazioni versatili e senza vincoli di modulo, nelle più svariate tipologie di formato, in doghe per il parquet e in grandi lastre per il gres porcellanato.

In commercio esistono due tipologie di pavimentazione magnetica, una in parquet e gres porcellanato.

Il parquet magnetico in legno naturale è composto dallo strato nobile del legno, dal supporto in compensato fenolico multistrato in betulla e dal sottofondo in mescola di resina termoplastica e ferrite magneticamente caricata. Il tutto viene lavorato in doghe o placche di limitato spessore, opportunamente trattate e protette con olio o vernici ad alta resistenza al calpestio, perfettamente squadrate per una rigorosa tolleranza, con bordi protetti contro l’assorbimento di umidità, leggermente inclinati per facilitarne l’installazione.

Il gres porcellanato magnetico è realizzato in diversi formati con bordo antishock in abs inserito su tutti e quattro i lati e dal sottofondo in mescola di resina termoplastica addizionata di ferrite caricata magneticamente. Il tutto viene lavorato con perfetta rettifica sotto squadratura secondo rigorose tolleranze, con bisellatura e bordatura dei lati leggermente inclinati per facilitarne l’installazione.

Il pavimento autoposante oltre al pregio estetico offre il vantaggio di essere veloce e facile da installare. Il pavimento viene posato a secco e consente di rimuovere gli elementi in ogni momento. Il livello di personalizzazione è molto elevato e il prodotto ben si adatta ad essere installato in ambienti direzionali, sale meeting e per conferenze così come in uffici e abitazioni.


Strada del Molino Nuovo 9, 12035 Racconigi (CN)
Tel.+39017285329 - +39.0172.85416
http://www.petral.it/
info@petral.it

Kang Marina 2018



Con questo video,amici
vi faccio entrare nella mia vita privata,nella mia abitazione,che e' il luogo
dove svolgo il mio lavoro di cartomanzia,per conto della piattaforma 
www.kang.it

Amici ed amiche vi aspetto,con affetto,un
abbraccio con il cuore,Marina

Ripetizioni e servizio psico-pedagogico

Studifuoriclasse.it è il nuovo servizio che permette di scegliere numerosi professionisti nel settore delle ripetizioni e servizio psico-pedagogico, servizi attivabili sia a casa che online tramite skype.

Studifuoriclasse propone alle famiglie i servizi per trovare il migliore metodo di studio anche per ragazzi DSA.

Cosa aspetti! Visita subito studifuoriclasse.it e trova subito l'insegnante perfetto per le tue esigenze